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Di Redazione IBTimes Italia | 05.08.2013 17:45 CEST

Il 5 agosto del 1989 l'agente del Sisde Antonino Agostino viene ucciso assieme alla moglie Ida Castelluccio (incinta), sposata poche settimane prima. Vengono assassinati da alcuni sicari in motocicletta, mai identificati, a Villagrazia di Carini in provincia di Palermo.

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L'omicidio dei coniugi Agostino potrebbe inserirsi in uno dei capitoli della trattativa stato-mafia, più in particolare nel caso del fallito attentato all'Addaura nei confronti di Giovanni Falcone, il 21 giugno 1989, un mese e mezzo prima del duplice omicidio di Villagrazia di Carini. Il 10 agosto Falcone e Paolo Borsellino parteciperanno ai funerali di Agostino. Il magistrato scampato dal 'botto' dell'Addaura dirà: "Io a quel ragazzo gli devo la vita".

Perchè una frase del genere? Per capirlo è necessario ritornare sugli scogli dell'Addaura quel 21 giugno, quando Falcone si trova in compagnia dei colleghi Carla Del Ponte e Claudio Lehmann, con cui collabora all'indagine sul riciclaggio di denaro mafioso denominata Pizza Connection. Quel giorno gli agenti della scorta ritrovano, sulla scogliera davanti alla villa affittata da Falcone per l'estate, 75 candelotti di tritolo.

"Menti raffinatissime tentano di orientare certe azioni della mafia. Esistono forse punti di collegamento tra i vertici di Cosa Nostra e centri occulti di potere che hanno altri interessi. Ho l'impressione che sia questo lo scenario più attendibile se si vogliono capire davvero le ragioni che hanno spinto qualcuno ad assassinarmi.... " dichiarerà Falcone. 

Nel maggio 2010 la Procura di Palermo acquisisce nuovi elementi sul fallito attentato all'Addaura: "La scena del crimine è da spostare di ventiquattro ore: la borsa è stata sistemata sugli scogli non il 21 giugno del 1989 ma la mattina prima, il 20 giugno. E, da quello che sta emergendo dalle investigazioni, sembra che fossero due i 'gruppi' presenti quel giorno davanti alla villa di Falcone. Uno era a terra, formato da mafiosi della famiglia dell'Acquasanta e da uomini dei servizi segreti. E l'altro era in mare, su un canotto giallo o color arancio con a bordo due sub. I due sommozzatori non erano di "appoggio" al primo gruppo: erano lì per evitare che la dinamite esplodesse. Non c'è certezza sull'identità dei due sommozzatori ma un ragionevole sospetto sì: uno sarebbe stato Antonino Agostino, l'altro Emanuele Piazza" scriveva Attilio Bolzoni su Repubblica del 7 maggio 2010

Agostino e Piazza erano due agenti del Sisde. Le prime indagini sull'agguato ad Agostino e alla moglie seguirono una improbabile "pista passionale". Lo stesso accadde per Emanuele Piazza, che scompare nel nulla il 15 marzo 1990. E' stato strangolato e il suo corpo sciolto nell'acido in uno scantinato di un casolare vicino Capaci. Lo racconterà il pentito, esecutore materiale del delitto, Francesco Onorato. A capo della Squadra Mobile di Palermo che segue le false piste dei delitti passionali c'è Arnaldo La Barbera, indicato da un fascicolo dei servizi segreti come la fonte "Catullo" del Sisde.

Poche ore dopo l'agguato del 5 agosto 1989, casa Agostino venne perquisita. Vincenzo Agostino, padre di Antonino, ricorda di aver trovato nel portafoglio del figlio un appunto in cui c'era scritto "se mi succede qualcosa andate a guardare nell'armadio della mia stanza da letto". Guido Paolilli, ex collega di Agostino e persona di fiducia di Bruno Contrada (numero 3 del Sisde, che verrà condannato a 10 anni per concorso esterno), viene iscritto nel registro degli indagati del 2008: l'accusa è di favoreggiamento aggravato. Viene intercettato mentre parla con il figlio. Quella sera va in onda sulla Rai la testimonianza del padre di Antonino, che ricorda l'appunto ritrovato nel portafoglio. Il figlio chiede: 'Cosa c'era in quell'armadio?'. Il padre gli risponde: 'Una freca di carte che ho distrutto".

falcone
(Foto: Wikipedia / )
Giovanni Falcone
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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