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Di Redazione IBTimes Italia | 12.08.2013 11:42 CEST

Notizie non proprio positive dal Giappone, in particolare per il premier Shinzo Abe: la stima preliminare del prodotto interno lordo per il trimestre terminato a giugno mostra una crescita congiunturale di appena lo 0,6 per cento, molto inferiore alle attese poste allo 0,9 per cento. I consumi sono stati migliori delle attese, segno che i giapponesi probabilmente si aspettano qualche tipo di inflazione in futuro, ma gli investimenti sono invece calati, sia pure di poco, il che potrebbe significare che le imprese avvertono qualche pericolo nell'aria. E forse hanno qualche ragione.

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Una inattesa lentezza dell'attività economica rende necessario studiare approfonditamente le conseguenze di quell'elefante nella stanza che è l'aumento dell'imposta sulle vendite: attualmente è previsto un aumento delle imposte dal 5 all'8 per cento dall'aprile 2014 per arrivare al raddoppio al 10 per cento nell'ottobre 2015, con l'obiettivo di trovare nuove risorse per mettere sotto controllo il deficit e quindi il debito pubblico, più grande dell'economia cinese.

Il governo ha però il potere di sterilizzare questi aumenti nel caso in cui l'attività economica dovesse risultarne eccessivamente danneggiata: i dati rilasciati lunedì non lasciano intendere granché di positivo, nonostante il tasso di crescita risulti essere molto più alto della media dell'ultimo decennio. Il governo potrebbe dunque decidere di sterilizzare gli aumenti fiscali programmati, ma ciò rischia di creare problemi diversi al governo di Shinzo Abe: uno dei motivi per i quali la cosiddetta Abenomics ha funzionato, almeno in una prima fase, è proprio perchè i mercati hanno ritenuto che il premier liberaldemocratico avrebbe perseguito con decisione i suoi obiettivi e le prime mosse puntavano esattamente nella direzione segnata.

Già il tentennamento delle ultime settimane ha creato non pochi problemi nei mercati finanziari: sia lo yen che la borsa giapponese sono passati dall'euforia alla depressione in poco tempo, e il cambio di rotta sull'imposta sui consumi significherebbe picconare la credibilità del governo. D'altro canto i debiti non si pagano soltanto con le tasse, ma anche attraverso la crescita, pertanto il governo dovrà trovare un giusto mix per risolvere il dilemma.

Il governo ha già tagliato le stime di crescita per l'anno fiscale che inizia nel aprile 2014 di ben oltre la metà, da +2,5 per cento ad un molto più modesto più 1 per cento: bisognerà attendere settembre, quando verrà resa nota la stima definitiva delle Pil, per conoscere la decisione di Abe. Non è chiaro quali saranno gli schemi che il premier seguirà nella sua decisione: gli analisti suggeriscono che sia necessaria una crescita di almeno tre punti percentuali, tuttavia il dato annualizzato rilasciato lunedì ha registrato "appena" un +2,6 per cento.

Giappone
(Foto: Reuters / )
Il premier giapponese Shinzo Abe
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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