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Di Redazione IBTimes Italia | 15.08.2013 19:39 CEST

L'India sta cercando di sostenere disperatamente la sua valuta, la rupia, che negli ultimi giorni ha continuato a perdere valore contro il dollaro: dopo aver alzato di ben il 2 per cento i tassi di riferimento, la banca centrale indiana ha deciso di imporre controlli sui capitali in uscita.

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La Reserve Bank of India ha infatti deciso di tagliare a un quarto rispetto alla legislazione precedente gli investimenti diretti verso l'esterno che le aziende (escluse le compagnie petrolifere di Stato) e gli individui potranno effettuare in futuro: il governo spera in questo modo di mettere un cerotto alla sempre più disperata fuga dalla rupia in quella che è definita come la crisi peggiore dal 1991.

La moneta si è infatti indebolita del 28 per cento negli ultimi due anni, la peggiore caduta da quando nel 1991 appunto il governo ha impegnato le sue riserve d'oro per ottenere finanziamenti dal Fondo monetario internazionale.

La rupia soffre in particolare di due condizioni economiche sfavorevoli: la prima è la debolezza della crescita economica della più grande democrazia del mondo. Il governo non sembra essere in grado di riuscire a imporre le riforme necessarie per sostenere la crescita, in particolare per quanto riguarda il regime fiscale e la burocrazia, che risultano essere gli ostacoli più alti per gli investitori esteri, cui si aggiunge un alto livello di corruzione. Addirittura, per gli stessi motivi, le grandi aziende indiane hanno cominciato a investire fuori dai confini nazionali.

La seconda ragione deriva dal fatto che i timori della fine dell'alleggerimento quantitativo che la Federal Reserve statunitense potrebbe decidere a breve stanno spingendo gli investitori ad uscire dai mercati emergenti: va infatti notato che l'ennesimo tracollo della moneta contro il dollaro è avvenuto del maggio del 2013, quando appunto il tapering è diventato un eventualità molto concreta.

Il governo spera di riuscire a tagliare il deficit di bilancio dal 4,8 per cento al 3,7 per cento del prodotto interno lordo nel corso nell'anno fiscale: il deficit persistente è uno dei motivi per cui l'economia indiana risulta essere particolarmente sensibile ai cambiamenti della politica monetaria degli Stati Uniti, poiché il suo finanziamento dipende dai capitali in entrata: come noto negli ultimi anni la caccia al rendimento ha beneficiato non solo i mercati emergenti, ma anche piazze molto più deboli, come quella del Ruanda.

I cambiamenti della politica monetaria statunitense faranno finire la pacchia per molte altre divise dei paesi emergenti, in particolare, oltre alla rupia indiana, il Real brasiliano, la Lira turca, il Rand sudafricano e la Rupia indonesiana. La speranza risiede nel ritorno ad una crescita economica sostenuta, attualmente al di sotto del 5 per cento annuo contro una media negli ultimi 10 anni del 7,9 per cento, come dichiarato del primo ministro Manmohan Singh nel corso delle celebrazioni del sessantaseiesimo anniversario dell'Indipendenza.

India
(Foto: Reuters / )
Bambini formano la bandiera dell'India durante le celebrazioni dell'Independence Day
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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