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Di Giovanni De Mizio | 20.08.2013 15:22 CEST

Gli osservatori stranieri dovrebbero essere abituati alle istituzioni tedesche che raccontano ai propri cittadini, se tutto va bene, soltanto la metà della verità per fini squisitamente elettorali: dopo la ben nota polemica relativa ai distorti dati sulla ricchezza delle famiglie europee rilasciati dalla Bundesbank nei mesi scorsi, tocca adesso al Ministro delle finanze Wolfgang Schäuble raccontare ai tedeschi ormai prossimi alle urne soltanto una parte della storia dell'euro crisi.

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Schäuble ha affermato che grazie alla crisi del debito europeo si è avuta una forte domanda di titoli di Stato della Germania, ritenuta com'è noto un "safe haven", ovvero un porto sicuro dove lasciare i propri quattrini: in questo modo la Germania ha potuto risparmiare (fra il 2010 e il 2014) 41 miliardi di euro in interessi rispetto a quanto era stato messo precedentemente a budget, vale a dire rispetto alle attese. Per questo motivo il ministro delle Finanze afferma che la Germania è riuscita a guadagnare nonostante la crisi.

Ciò che Schäuble, insieme al governo e alla maggioranza dei tedeschi, dimentica è che la Germania ha subito anche danni rilevanti dalla crisi, danni che quantomeno annullano questo guadagno da 41 miliardi.

Le stime di crescita per il 2013, ad esempio, prevedevano inizialmente un aumento del prodotto interno lordo dell'1,7 per cento, che però è stato gradualmente per limati fino all'attuale +0,3. Il motivo è sempre lo stesso: la Germania non è su Marte, bensì all'interno dell'area euro e dell'Unione europea in generale, dove esporta rispettivamente circa il 40 e 60 per cento dei propri prodotti.

Purtroppo però la crisi, aggravata dalle misure di austerità imposte dalla Germania stessa, hanno inevitabilmente compresso la domanda dei Paesi che importano beni tedeschi: questo rallentamento dell'export generato dalla crisi è stato uno dei motivi che ha causato la minore crescita economica rispetto alle attese. Si tratta di una perdita da circa 38 miliardi di euro, di cui una parte è sicuramente imputabile alla crisi europea. E parliamo solo del 2013: la perdita rispetto alle attese fra il 2010 e il 2012 è di almeno un altro punto percentuale, che sale a oltre il 4 per cento se cominciamo a contare dal 2008, secondo un rapporto di Deutsche Bank dell'ottobre 2012.

La Germania poi dimentica la sua consueta prudenza quando si tratta di considerare il vero valore dei titoli di Stato greci che detiene direttamente o attraverso la Banca centrale europea: attualmente questi titoli sono valutati a prezzo pieno, ma è ormai certo che nei prossimi mesi la Germania come tutti gli altri detentori pubblici di titoli di Stato di Atene dovranno accettare una bella perdita. Considerando i titoli greci detenuti dalle banche pubbliche, dagli istituti nazionalizzati in tutto o in parte (come Commerzbank), nonché dalla Bundesbank e, pro quota, dalla BCE, la perdita (sia già subita che potenziale, in vista del futuro taglio del debito a carico delle istituzioni pubbliche paventato dalla stessa BuBa) è di una ventina di miliardi a carico del contribuente tedesco, secondo una stime del quotidiano tedesco Die Welt risalente al 2012.

Sempre parlando della Grecia si può ricordare che l'Europa aveva messo a budget 110 miliardi per salvarla: un anno e mezzo dopo però i contribuenti (soprattutto quelli tedeschi) hanno dovuto sborsare altri 130 miliardi; nel 2014, sempre secondo la Bundesbank, il copione si ripeterà. Queste, per il superministro tedesco, non sono esborsi non previsti e probabilmente almeno in parte a fondo perduto, relativamente alle attese?

Ancora: la Federal Reserve ha portato i tassi al minimo storico dello 0,25% nel 2009; la Bank of England allo 0,50%, sempre nel 2009. La BCE nel 2009 scese all'1,00%, poi addirittura li alzò di mezzo punto (immaginiamo per volere tedesco) nel 2011, prima che Draghi li abbattesse allo 0,50% nel maggio 2013. Quanto è costato in termini di minore crescita economica tenere tassi molto più elevati rispetto alle maggiori banche mondiali? Quantificarlo è difficile, ma qualche miliardo di perdite si può tranquillamente aggiungere al conto.

La lista delle perdite dirette e indirette rispetto al budget, alle attese si può allungare di molto, anche nel tempo. L'austerità ha danneggiato strutturalmente il mercato del lavoro europeo e anche quello tedesco, dove c'è sì la piena occupazione o quasi, ma sempre più tedeschi sono costretti a svolgere due lavori, perché sono entrambi part time sottopagati. E nel resto dell'area, dove i tedeschi riversano ancora i propri prodotti, le cose sono destinate a peggiorare, approfondendo le perdite tedesche rispetto alle famose attese. E non si può fare affidamento sulle economie emergenti, che passeranno un brutto quarto d'ora per via del tapering. E ancora, quanto è costato (e costerà) far traballare il sistema bancario europeo, prima di muovere tardivi, timidi passi verso una legislazione che riconosca che le banche sono più grandi degli Stati e necessitano pertanto di una vigilanza che travalichi i confini nazionali? E quanto è costato (e costerà) non ripulirne i bilanci per tempo, come fatto negli USA?

La Germania è certamente uno dei Paesi che nella crisi dell'eurodebito si è comportato meglio, ma a conti fatti, considerando tutti i costi non previsti che la Germania ha dovuto sostenere dal 2010 ad oggi, il guadagno di 41 miliardi sugli interessi sui titoli di Stato appare ben poca cosa rispetto a quanto i contribuenti tedeschi hanno perso per colpa della pessima gestione della crisi da parte del proprio governo. Wolfgang Schäuble e Angela Merkel potranno nasconderlo quanto vogliono ai propri elettori, ma prima o poi la realtà busserà anche alle porte di Berlino.

Di nuovo.

Wolfgang Schaeuble
(Foto: Reuters / )
Il ministro delle finanze della Germania, Wolfgang Schaeuble
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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