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Di Dario Caputo | 23.08.2013 17:26 CEST

I precari in Italia, un mondo fatto non solo di numeri ma anche di storie umane e diritti violati. Nel nostro Paese ne contiamo ben oltre 3,3 milioni e la maggior parte di loro si trova nelle regioni del sud. Questi dati sono tratti dal 'Rapporto sui diritti globali 2013', fotografano un'intera fascia d'età falcidiata e svuotata dalle continue leggi sul mercato del lavoro, provvedimenti che vanno ad intaccare sempre le solite persone. Il Rapporto è stato promosso da Cgil, in collaborazione con ActionAid, Antigone, Arci, Cnca, Comisiones Obreras Catalogna, Fondazione Basso-Sezione Internazionale, Forum Ambientalista, Gruppo Abele, Legambiente e Sbilanciamoci! 

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L'ultima di una lunga serie è quella che riporta la firma dell'ex ministro Elsa Fornero, governo presieduto da Mario Monti. Ora, dopo un po' di silenzio, torna a parlare dei lavoratori precari. Lo fa in un periodo in cui l'attuale governo presieduto da Enrico Letta sta lavorando al provvedimento di stabilizzazione dei 50 mila precari della Pubblica Amministrazione. Per l'ex ministro "i concorsi riservati per i precari della pubblica amministrazione non vanno fatti perché non premiano il merito. Domandiamoci come mai, noi come Paese, il merito non lo incoraggiamo. Ecco, si parla adesso di concorsi riservati per i precari della pubblica amministrazione, non entro nel merito, ma noi non dobbiamo fare dei concorsi riservati. Perché noi non siamo sicuri che queste riserve alla fine premino il merito".  

Nel corso di un incontro pubblico in Vale D'Aosta sottolinea che "per troppo volte abbiamo usato delle corsie riservate per qualcuno. E così chi è mortificato e magari ha trovato il suo talento, dice: 'magari io sono indietro', e quindi se ne va. La domanda che dobbiamo fare è che la società deve essere inclusiva. Deve capire che lo spazio c'è per tutti. Deve favorire nelle singoli posizioni quelli che fanno meglio per quelle posizioni".

L'Osservatorio di Gi Group Academy rileva tutte le enormi criticità della riforma messa a punto a suo tempo proprio dalla Fornero. Dividiamo l'ultimo anno, per setacciare meglio i dati a disposizione, in due semestri. Nel primo periodo la riforma Fornero aveva dato i suoi frutti: erano calati i contratti ultra-flessibili come le collaborazioni a progetto (-20,2%), generando una crescita delle assunzioni a tempo indeterminato (+8% circa) o di quelle con l'apprendistato (+3,2%). Nel secondo semestre notiamo una completa e radicale inversione di macia.

Si poteva tranquillamente sottolineare, dati alla mano che il provvedimento voluto dall'ex ministro del Lavoro non ha raggiunto il suo scopo. Dando uno sguardo ai vecchi contratti precari esistenti fino allo scorso anno, si può annotare soltanto una diminuzione nell'utilizzo degli stage (-5,2%) e una marginale flessione delle collaborazioni a progetto (-3,7%); questi rappresentano ancora oltre il 38% dei contratti con cui vengono inseriti i giovani neo-assunti con meno di 29 anni. In questa graduatoria ci sono le assunzioni a termine (24,5%), i tirocini (13,2%), i contratti a tempo indeterminato (7,6%), i contratti di inserimento (6,1%), la somministrazione (3,1%) e le collaborazioni con la partita iva (0,6%).

 

 

 

 

Giovani e lavoro
(Foto: Reuters / )
Giovani in fila
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