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Di Luca Lampugnani | 25.08.2013 11:34 CEST

È durate cinque ore il vertice Pdl che sabato, nella villa di Arcore dell'ex Cav., ha messo intorno allo stesso tavolo 'falchi' e 'colombe'. L'ordine del giorno, inutile dirlo, è la conseguenza del 'processo Mediaset' più temuta da Silvio Berlusconi e dai suoi: la decadenza da senatore e la relativa incandidabilità, uno scenario che spaccherebbe non solo il fragile governo Letta, ma probabilmente anche lo stesso elettorato del Popolo della Libertà, che si troverebbe 'orfano' dell'anima stessa del centro-destra italiano degli ultimi vent'anni.

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È un Berlusconi teso, con i nervi a fior di pelle, quello che apre l'incontro a Villa San Martino:"Ormai è chiaro, e lo è fin dal primo momento - avrebbe detto l'ex premier in una ricostruzione del Corriere della Sera -: nessuno ha alcuna intenzione di venirmi incontro. Nessuno. Non Napolitano, che non ha mosso un dito per me dopo avermi promesso che non sarei finito in questa situazione. Non Enrico Letta, non il Pd, che non fa altro che attaccarmi". Ma più che i 'lamenti' del neo-condannato, il vertice è caratterizzato dal 'testa a testa' manifestato anche nei giorni scorsi tra chi, come i ministri dell'attuale esecutivo, tenta di raffreddare gli animi rispetto ad una rottura di maggioranza, e chi dall'altra parte soffia sul fuoco della crisi di governo. Una sfida in cui Berlusconi, probabilmente con grande difficoltà, ha cercato in queste ultime settimane di non entrare, ma sentendo ormai sempre più vicina la data del 9 settembre, quando la giunta per le immunità del Senato comincerà a studiare la decadenza da senatore, l'ex Cav. è stato chiaro e ha smesso i panni da 'colomba' perché, dice ai suoi:"con la moderazione non abbiamo ottenuto nulla", una presa di posizione che lascia la strada aperta ai 'falchi', gongolanti e pronti a tutto pur di far 'cadere' Letta al minimo passo falso. Nonostante il dualismo tra, per esempio, Daniela Santanchè e Gaetano Quagliariello, una nota del segretario del Pdl e vicepremier Angelino Alfano, diramata al termine dell'incontro di sabato, spazza via ogni dubbio sulla rotta che verrà presa nei prossimi giorni:"Il Popolo della Libertà è come sempre unito, compatto e deciso, a fianco del suo presidente Silvio Berlusconi, a cui è molto legato da indissolubili vincoli di affetto e di condivisione politica. Tutti insieme rivolgeremo alle massime istituzioni della Repubblica, al primo ministro Letta e ai partiti che compongono la maggioranza, parole chiare sia sulla questione democratica che deve essere affrontata per garantire il diritto alla piena rappresentanza politica e istituzionale dei milioni di elettori che hanno scelto Silvio Berlusconi (la cui decadenza dalla carica di senatore e' impensabile e costituzionalmente inaccettabile), sia sul necessario rispetto degli impegni programmatici assunti dal Governo a partire dall'abolizione dell'Imu su prima casa e agricoltura. Non c'e' più tempo per rinvii e dilazioni".

Dall'altra parte dell'esecutivo a larghe intese, in casa Democratica, Davide Zoggia è secco nel dire che "non è pensabile che si possano eludere le leggi e non rispettare le sentenze. Ci auguriamo che il Pdl trovi la forza di scindere le questioni giudiziarie dall'azione che il governo sta portando avanti per il bene del Paese e degli italiani". Ma nonostante le dichiarazioni non diverse da quelle fatte un minuto dopo la sentenza - "serve responsabilità" e "bisogna rispettare la sentenza" - , il Partito Democratico non ha mai preso una posizione dura, di vera e completa chiusura ad un 'favore dell'ultimo minuto' all'ex Cav., lasciando così molti spiragli aperti a quella che sarebbe una grave e clamorosa perdita di dignità politica.

Anche l'ex premier Mario Monti, in una nota del suo partito Scelta Civica, non si sbilancia scrivendo che la linea di SC "si ispirerà, in particolare, ai seguenti principi: l'inderogabile necessità di rispettare lo Stato di diritto e la parità dei cittadini dinanzi alla legge; l'opportunità di salvaguardare, favorendone una positiva evoluzione, la più aperta articolazione del sistema politico italiano resa possibile, a partire dal 1994, dall'impegno politico di Silvio Berlusconi; la nostra volontà che il Governo Letta prosegua la sua opera, soprattutto se il Presidente del Consiglio e l'intero Governo sapranno determinare, e tenere in pugno, l'agenda di governo nell'esclusivo interesse del Paese, senza sottostare ai diktat di questo o quel partito della coalizione".

Intanto, già nei prossimi giorni, Angelino Alfano incontrerà di nuovo il premier Enrico Letta e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, fino ad arrivare all'impegno più delicato di mercoledì prossimo, quando l'esecutivo rischia di implodere durante il Cdm che avrà come ordine del giorno l'Imu, tassa introdotta da Monti e vero tallone d'Achille del governo.

 

Silvio Berlusconi
(Foto: Reuters / )
Silvio Berlusconi al Senato
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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