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Di Redazione IBTimes Italia | 25.08.2013 12:25 CEST

Il regime del presidente Bashar al Assad ha deciso di permettere agli ispettori dell'ONU di verificare se, come accusa l'opposizione, il governo ha utilizzato armi chimiche nel corso della guerra civile. Gli ispettori, guidati dal professor Aeke Sellstrom, indagheranno nella provincia di Damasco, dove, anche secondo organizzazioni non governative, molte persone hanno accusato sintomi di intossicazione da agenti chimici. Per l'intelligence americana i dubbi che il regime siriano abbia usato armi chimiche sono pochi, ma mancano verifiche indipendenti. L'uso di gas letali e armi simili rappresenta, per gli USA, la linea rossa che separa le semplici (e sinora inefficaci) pressioni diplomatiche dall'intervento armato degli Stati Uniti.

Reuters
Profughi siriani ricoverati nel Kurdistan iraqeno

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Proprio per questo motivo il presidente americano Barack Obama sta considerando l'opzione militare, e già quattro navi da guerra statunitensi armate di missili sono state schierate nel Mediterraneo orientale, anche se rivelano ufficiali della Difesa statunitense non sono stati emanati ordini per un attacco a breve.

Secondo il Segretario alla Difesa Chuck Hagel, parlando dalla Malaysia, il presidente avrebbe chiesto ai suoi consiglieri di preparare un piano per ogni evenienza, e la Difesa è pronta ad adottare qualunque delle opzioni sul tavolo nel momento in cui Obama dovesse deciderlo.

La guerra civile siriana intanto rischia di allargarsi anche ad est: più le navi da guerra degli Stati Uniti si avvicinano e più diventa probabile un intervento dell'Iran, che insieme alla Siria e ai libanesi Hezbollah formano un irriducibile asse anti-israeliano e anti-occidentale. Il vice capo di Stato Maggiore delle forze armate iraniane Massoud Jazayeri nella giornata di domenica ha avvertito gli statunitensi che varcare la linea rossa provocherà «dure conseguenze». Secondo Jazayeri la guerra terroristica in Siria è stata provocata dagli Stati Uniti e dai paesi reazionari contro il fronte della resistenza contro Israele.

La situazione in Siria, che finora ha visto fronteggiarsi il regime di Bashar al Assad appoggiato da Hezbollah con un variegato (e diviso) fronte dei ribelli, comprendente anche miliziani di Hamas e Al Qaida, nonché bande di criminali comuni, ha provocato oltre centomila morti e milioni di profughi, fra cui un milione di bambini. Le pressioni per un intervento militare internazionale sotto l'egida delle Nazioni Unite sono state sempre raffreddate da Russia e Cina, che temono che il rovesciamento di Assad possa minare gli equilibri nella regione a favore dell'Occidente. La Russia ha fornito aiuto militare al governo, mentre gli Stati Uniti addestrano i ribelli.

Nei mesi scorsi il presidente Obama aveva tracciato come linea rossa l'uso di armi chimiche: se fosse stato confermato che il governo siriano avesse fatto uso di tali armi, gli USA, con o senza le Nazioni Unite, sicuramente con l'appoggio di altri Paesi, sarebbero intervenuti militarmente.

L'uso di gas nervino in Siria è stato più volte segnalato, ma mai accertato in modo indipendente. Il governo siriano non ha ancora autorizzato ispettori dell'ONU per una verifica imparziale nelle aree in cui si sospetta l'uso dell'arma chimica: secondo Medici Senza Frontiere, in tre ospedali di Damasco mercoledì sono state ricoverate in neanche tre ore circa 3600 persone con "sintomi neurotossici", e che circa un decimo di esse erano morte.

Siria
(Foto: Reuters / )
Profughi siriani ricoverati nel Kurdistan iraqeno
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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