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Di Luca Lampugnani | 26.08.2013 09:41 CEST

Usa e Gran Bretagna sarebbero pronte ad un intervento militare in Siria già dalla prossima settimana, mentre la decisione ufficiale al riguardo dovrebbe essere presa 'entro 48 ore': è quanto riferisce il quotidiano inglese The Daily Telegraph, raccontando i fitti colloqui che il primo ministro David Cameron sta intrattenendo con le maggiori potenze occidentali, in special modo con Barack Obama.

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I due, infatti, avrebbero avuto un confronto telefonico durato all'incirca quaranta minuti, durante i quali sarebbero arrivati di comune accordo a prevedere, al massimo entro una decina di giorni, un effettivo attacco militare contro il regime di Bashar al-Assad. Da Washington è arrivata una secca smentita: "Il presidente Obama non ha deciso di impegnarsi in un'azione militare".

Una ricostruzione, quella del Telegraph, che potrebbe trovare supporto nello schieramento nei pressi delle acque siriane di mezzi militari 'marini', sia da parte degli Stati Uniti - quattro cacciatorpedinieri carichi di missili Tomahawk - che da parte della Royal Navy britannica. Inoltre, se solo qualche giorno fa Obama aveva chiesto al Pentagono di studiare un'incursione simile a quella voluta da Clinton in Kosovo nel 1999, oggi il modello che potrebbero seguire le due potenze sarebbe quello del raid aereo di due anni fa sulla Libia dell'allora 'rais' Muammar Gheddafi.

Intanto il presunto 'tandem' Usa-Inghilterra non lascia indifferenti le altre potenze internazionali: da una parte ad esempio la Francia, favorevole ad un intervento militare in Siria, dall'altra la Russia, sin dal giorno dell'attacco chimico, mercoledì 21 agosto, assolutamente volta a respingere qualunque ipotesi di attacco a Damasco. In questo senso proprio il ministro degli Esteri russo Sergej Viktorovič Lavrov ha detto che in caso di una qualsiasi azione militare "ci sarebbero conseguenze gravissime", mentre dalla Siria il presidente Assad continua a difendersi dalle accuse mosse dai ribelli definendole "assurde".

Solo ieri, domenica, Damasco ha dato il 'via libera' agli ispettori che l'Onu aveva mandato sul posto ben 5 giorni prima per indagare sull'attacco chimico che ha ucciso, secondo gli oppositori all'attuale presidente, 1300 persone. Secondo Stati Uniti ed altri osservatori, però, il governo Siriano avrebbe fatto passare, colpevolmente, troppo tempo affinché qualsiasi rilevamento sia utile per scoprire il colpevole del disastro di mercoledì scorso, considerando che ogni traccia di gas 'sparisce' già dopo 72 ore.

Nel frattempo, le parole del ministro degli Esteri inglese William Hague confermano la propensione all'intervento militare della Gran Bretagna:"In Siria è stata oltrepassata una grave linea, e il mondo deve essere pronto a rispondere. Non possiamo consentire, nel 21 ° secolo, che le armi chimiche siano utilizzate con senza conseguenze, che le persone siano uccise in questo modo".

Anche il segretario generale delle Nazioni Unite Ban ki-Moon, al termine di una visita in Corea del Sud, ha detto:"Non possiamo lasciare impunito quello che appare essere un grave crimine contro l'umanità".  

Il presidente degli Stati Uniti Obama e il primo ministro inglese David Cameron
(Foto: White House / Pete Souza)
Il presidente degli Stati Uniti Obama e il primo ministro inglese David Cameron
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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