• Share
  • OkNotizie
  • 0
  • 0

Di Luca Lampugnani | 26.08.2013 13:01 CEST

Si complica e si fa più tesa la situazione internazionale rispetto all'attacco chimico avvenuto in Siria il 21 agosto, su cui stanno indagando gli ispettori Onu che nella mattinata di lunedì si sono diretti con 6 vetture sul luogo del disastro. In mattinata la notizia di un tandem tra Usa e Gran Bretagna, ventilata dal Daily Telegraph, aveva avvicinato la possibilità di un intervento militare da parte di quelle potenze che non hanno dubbi, che puntano il dito e indicano Bashar al-Assad come unico responsabile del massacro, secondo i ribelli, di 1300 persone. Poi è arrivata la smentita da Washington, che ha 'cestinato' la ricostruzione fatta dal quotidiano britannico affermando:"Il presidente Obama non ha deciso di impegnarsi in un'azione militare".

Reuters
Bandiera siriana.

Share This Story

Da non perdere

Argomenti correlati

Seguici su Facebook

Ma nonostante il caos che ancora regna attorno alla questione siriana, da Ankara arriva una netta posizione favorevole all'interventismo, come confermano le parole che il ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoglu, ha rilasciato al quotidiano Milliyet. "Noi diamo sempre la priorità alle azioni concertate con la comunità internazionale, e con le decisioni delle Nazioni Unite -dice il ministro -. Se però una decisione del genere dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu non sorgesse, allora sull'agenda finirebbero altre alternative. Al momento, di tali alternative stanno discutendo altri 36-37 Paesi e, se si creasse una coalizione contro la Siria, la Turchia vi prenderebbe il proprio posto". Inoltre, proseguendo con l'intervista, Davutoglu ammonisce, a suo dire, l'immobilismo dell'Onu:"la comunità internazionale non deve limitarsi a stare a guardare di fronte ai massacri perpetrati dal regime di Assad. Lasciare impuniti leader e regimi che ricorrono a simili pratiche indebolisce la capacità di deterrenza della comunità internazionale".

Intanto la Russia, paese che ha spinto su Assad affinché lasciasse entrare gli ispettori Onu, continua ad opporsi con fermezza, assieme alla Cina, ad un qualsiasi intervento armato in Siria, come confermano le parole del ministro degli Esteri Sergej Lavrov. Secondo quest'ultimo, infatti, un attacco senza il 'via libera' delle Nazioni Unite avrebbe conseguenze "estremamente gravi", mentre in una telefonata al suo 'pari grado' degli Stati Uniti John Kerry, il ministro russo ha detto:"le dichiarazioni ufficiali fatte negli ultimi giorni da Washington sul fatto che le truppe americane sono pronte ad intervenire nel conflitto siriano sono viste con profonda preoccupazione".

In ultimo, con una nota diramata dal ministero degli Esteri sesso, Lavrov ha scritto:"Si ha l'impressione che certi circoli, inclusi quelli sempre più attivi nei loro appelli per un intervento militare scavalcando l'Onu, stiano francamente tentando di spazzar via gli sforzi comuni russo-americani degli ultimi mesi per convocare una conferenza internazionale per una risoluzione pacifica della crisi".

Dalla Francia, nel frattempo, secondo il ministro degli Esteri Laurent Fabius la reazione occidentale all'attacco chimico del 21 agosto "sarà presa nei prossimi giorni", come ha affermato in un'intervista dell'emittente radiofonica Europe 1. "Il presidente Hollande - ha continuato il ministro - ha bollato quanto successo come un atto inqualificabile. Le opzioni per una reazione internazionale sono aperte, l'unica soluzione che non mi appartiene è quella di non fare nulla".

Decisamente più forte nel negare, per il momento, la volontà di un qualsiasi intervento militare è la Germania di Angela Merkel. Proprio quest'ultima, nelle più recenti interviste e nei suoi commenti, si è sempre detta contraria ad una soluzione armata, affermando lunedì - come riporta il portavoce governativo Steffen Seibert - che l'attacco chimico "deve essere indagato, non puo' essere lasciato senza conseguenze". Sulla stessa linea anche il ministro degli Esteri Guido Westerwelle, che ha confermato che nel caso vengano accertate le responsabilità del governo siriano rispetto all'attacco chimico, ci saranno "conseguenze" perché si tratterebbe di "un crimine contro la civiltà". Ma anche in questo caso la Germania sarebbe contraria all'uso delle forze armate, come conferma lo stesso ministro quando dice:"serve determinazione ma anche prudenza. L'obbiettivo resta una soluzione politica".

Siria
(Foto: Reuters / )
Bandiera siriana.
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
  • Valuta questo articolo
  • 0
  • 0

Partecipa alla discussione

IBTimes TV

Condividi

 Media Kit
Media Kit
Strumenti
Topics
Archivi
TV
Aggiornamenti
RSS
Twitter
Facebook
Edizione Italia
Team
Contattaci