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Di Gabriella Tesoro | 26.08.2013 17:50 CEST

Cresce la tensione in Siria in seguito all'ipotesi di un intervento internazionale contro il governo del dittatore Bashar al-Assad.

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La Gran Bretagna ritiene che non sia necessario l'appoggio unanime del Consiglio di sicurezza dell'Onu per un'azione militare e il premier inglese, che ha sospeso le sue vacanze per seguire la crisi e ha convocato d'urgenza il Consiglio di sicurezza nazionale, secondo quanto riporta il Times, farebbe pressione sul presidente Usa, Barack Obama, per avviare un'operazione contro Assad.

Dal canto suo, il leader siriano continua a mostrare i muscoli e a lanciare avvertimenti a Washington: "Possono avventurarsi in qualunque guerra ma non possono sapere quanto durerà e fin dove arriverà" ha affermato in un'intervista al quotidiano russo Izvestia, definendo "un insulto al buon senso" l'accusa di aver ordinato, lo scorso 21 agosto, un attacco con armi chimiche a Damasco che, secondo l'opposizione siriana, avrebbe provocato ben 1.300 morti. "Queste accuse hanno motivazioni politiche e sono suscitate dalla serie di vittorie che le forze del governo stanno ottenendo contro i terroristi" ha continuato Assad, specificando che se gli Usa decideranno di attaccare la Siria "falliranno come in tutte le guerre che hanno scatenato finora, dal Vietnam a oggi".

Insomma, dichiarazioni che non fanno stare tranquilli gli uomini di Obama, tant'è che il capo del Pentagono, Chuck Hagel, ha preferito abbassare i toni affermando che qualunque azione degli Stati Uniti sulla Siria avverrà solo ed esclusivamente di concerto con la comunità internazionale e dopo aver parlato con i colleghi di Francia e Gran Bretagna, anche se non ha specificato quando. La Casa Bianca, dunque, aspetta di analizzare attentamente le informazioni di intelligence sul presunto utilizzo di gas in Siria, "accerterà i fatti" prima di agire e valuterà "tutte le opzioni".

Tuttavia, l'ipotesi di un attacco in Siria spaventa la Russia, che ha parlato di conseguenze "estremamente gravi". Nel corso di una telefonata tra il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, con il suo collega Usa, John Kerry, Lavrov ha affermato che le "dichiarazioni ufficiali fatte negli ultimi giorni da Washington sul fatto che le truppe americane sono pronte ad intervenire nel conflitto siriano sono viste con profonda preoccupazione" e in una conferenza stampa convocata lunedì pomeriggio ha sottolineato che sarebbe "una grave violazione del diritto internazionale" attaccare la Siria senza l'approvazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Intanto, in oriente, l'Iraq si tira indietro e annuncia che non concederà a un'eventuale coalizione occidentale né il suo territorio, né il suo spazio aereo. "La nostra posizione a riguardo è immutabile" ha affermato Nouri al-Maliki, il portavoce del primo ministro iracheno.

Si dimostra invece cauta la Germania di Angela Merkel, la quale ha dichiarato che l'attacco del 21 agosto "deve essere indagato e non può essere lasciato senza conseguenze". Sull'ipotesi di un attacco militare però la cancelliera di ferro preferisce non proferir parola.

In tutto questo caos, giunge anche la voce dell'Italia. Emma Bonino, intervenuta a Radio Radicale, sembra scegliere "la via tedesca" all'intervento: "Prima di assumere qualunque tipo di iniziativa in Siria bisogna pensarci mille volte, perché le ripercussioni potrebbero essere drammatiche". Il capo della Farnesina ha poi sottolineato che l'utilizzo di armi chimiche "pare abbastanza assodato anche dai rapporti di Medici senza frontiere e non solo", ma è necessario capire in "quali modalità" sono state utilizzate "e soprattutto da chi".

Il nostro ministro degli Esteri ha inoltre specificato che per "evitare un intervento militare" e il conseguente spargimento di sangue, potrebbe essere utile una campagna internazionale per esiliare Assad o il suo deferimento alla Corte penale internazionale.

Nel frattempo, lunedì in Siria è iniziata la missione degli ispettori Onu sul presunto utilizzo di armi chimiche, il fattore che ha di fatto portato la comunità internazionale a puntare il dito contro Assad. Secondo Washington, Parigi e Londra, però, l'operazione è praticamente inutile in quanto le tracce di gas scompaiono dopo tre giorni e lunedì ne saranno trascorsi ben cinque. Gli uomini delle Nazioni Unite sono stati accolti a Damasco dal fuoco dei cecchini. "Il primo veicolo del team di indagini sulle armi chimiche è stato colpito deliberatamente varie volte da cecchini non identificati nell'area della zona cuscinetto" ha dichiarato un portavoce dell'Onu, aggiungendo che l'auto non è più utilizzabile. 

 

 

Il presidente siriano Bashar al-Assad parla durante un'intervista a un quotidiano russo
(Foto: Reuters / )
Il presidente siriano Bashar al-Assad parla durante un'intervista a un quotidiano russo
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