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Di Alessandro Proietti | 24.10.2013 09:29 CEST

Quella sorta di rivoluzione copernicana messa in moto dalla Banca centrale europea potrebbe fornire, quasi a sorpresa, un certo vantaggio competitivo all'Italia.

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La rivoluzione della Bce - Il piano studiato dalle alte sfere dell'Euro Tower, lo ricordiamo, è propedeutico al ruolo di supervisore bancario unico che la Bce assumerà dal novembre 2014. Un compito difficile che potrà esser ben svolto a patto di conoscere perfettamente lo stato di salute delle banche dell'Eurozona: ecco, così, che l'anno di tempo che ancora ci separa dal 'via' sarà sfruttato per un'indagine a tappeto su tutti gli istituti bancari. Analizzare, valutare e - qualora ne emergesse la necessità - ricapitalizzare le banche: questo è il fine ultimo di Mr. Draghi e colleghi.

L'Italia ed il recupero di competitività - Il piano si articolerà in una valutazione generale della salute della banca, in una precisa analisi della qualità dei suoi asset e in una serie di stress test volti a tastare 'concretamente' la resistenza agli eventuali scossoni economici dell'istituto. Proprio questi punti focali scelti dalla Bce potrebbero, a conti fatti, non solo non mettere in (grosse) difficoltà il sistema bancario italiano ma - addirittura - aiutarlo. L'aiuto, ovviamente, giungerebbe sotto forma di un recupero della competitività delle banche italiane nei confronti dei colleghi europei. Il tutto nasce, a sentire le banche italiane, dalle - troppo spesso - rigide condizioni imposte da Bankitalia: forti paletti imposti, in virtù della prudenza e della stabilità del sistema, che gli altri istituti europei non dovevano rispettare ('complici' le altre Banche centrali nazionali). Il nuovo approccio della Bce, in stile Bankitalia, avrebbe operato quel cosiddetto "level playing field" nell'Eurozona bancario: la 'lamentela' di molti bancari italiani, insomma, avrebbe ricevuto ora una positiva risposta.

L'ottimismo di Saccomanni e Visco - Dal nostro fronte interno, poi, trapela un certo 'ottimismo'. Il ministro dell'Economia e delle Finanze, Fabrizio Saccomanni, ha commentato come "la valutazione complessiva avviata dalla Bce in vista dell'assunzione delle funzioni di Vigilanza consente di muovere un ulteriore passo nella direzione dell'Unione bancaria, pietra importante nella costruzione di una effettiva Unione Economica e Monetaria. L'esercizio contribuirà a rendere il sistema più trasparente e sicuro e rafforzerà la fiducia del mercato e degli investitori (...) L'Italia non ha nulla da temere, il sistema bancario italiano si è dimostrato tra i più solidi di tutte le economie avanzate nonostante una crisi lunghissima che ha messo in ginocchio altri sistemi, e certamente uno tra quelli meglio vigilati e governati da norme severe". 

La Bce e le sofferenze bancarie - Vigilanza pressante e norme severe: questo, dunque, il giusto mix usato fino ad ora che potrebbe avvantaggiare l'Italia bancaria. A prescindere dalla fisiologica tensione dei bancari (e degli investitori) circa la nuova tornata di controlli ed ispezioni, dunque, l'Italia avrà meno da temere rispetto ai colleghi europei. A margine di un convegno dell'Abi, l'Associazione bancaria italiana, il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, ha speso alcune parole sulla questione. Il capitolo legato al deterioramento dei crediti, ad esempio, ci aiuta meglio a capire quanto suggerito da Visco e Saccomanni. La Bce ha deciso che un credito dovrà esser considerato deteriorato quando il ritardo nel pagamento supera i 90 giorni (o quando il rimborso è classificabile come 'improbabile'). Scattati questi 'requisiti', l'importo sarà quindi da coprire con un accantonamento del capitale. Se questo è quanto richiesto ora dalla Bce, in Italia - sotto la spinta di Bankitalia - lo standard è già 'operativo' da tempo. Importante, ovviamente, sarà non passare da un eccesso di pessimismo ad uno di ottimismo: sempre secondo l'Abi, le sofferenze nel mese di agosto (al netto delle rettifiche) sono arrivate a quota €73,4 miliardi (a €142 quelle lorde) con un rapporto sugli impieghi al 7,3% ('record' dal lontano 1999). Numeri decisamente da non sottovalutare.

"Mi pare che le sofferenze delle banche italiane siano viste come noi le valutiamo normalmente" ha specificato Visco. La ferrea classificazione delle sofferenze in Italia, quindi, diventa 'standard' europeo e questa, nuova, omogeneità non può che 'giovare' al sistema italiano. Anche l'inclusione dei prodotti strutturati nelle valutazioni degli attivi, poi, tornerà 'utile' alle preponderanti banche commerciali presenti sul suolo tricolore. Bankitalia, in un certo senso, ha anticipato il lavoro che ora la Bce condurrà a livello europeo: la lunga serie di ispezioni condotte da Palazzo Koch, volta alla stima dei crediti e della loro giusta copertura, ha portato in evidenza - con discreto anticipo - i nodi da sciogliere. "A fronte delle sofferenze - ha spiegato Visco - ci sono riserve e ci sono soprattutto azioni da prendere da parte delle banche per rendere il sistema più equilibrato e più in grado di rispondere".

L'Italia, dunque, potrebbe uscire da questa rivoluzione più forte di prima: per il Bel Paese, scandali nascosti ed omissioni plausibili a parte, la mossa della Bce potrebbe restituire al sistema bancario una competitività perduta, forse, ingiustamente.

Mario Draghi
(Foto: Reuters / )
Mario Draghi
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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