Assange: "Google coinvolta nella campagna di Hillary Clinton"

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Hillary Clinton, candidata democratica alle elezioni presidenziali 2016 negli Stati Uniti REUTERS/Lucy Nicholson

Utilizzare un motore di ricerca nel tentativo di favorire la campagna di un candidato alla poltrona di presidente degli Stati Uniti: no, non è la trama di alcune puntate della quarta stagione di House of Cards (se non l'avete ancora vista: scusate per lo spoiler) ma quella che, secondo Julian Assange, è la realtà della campagna presidenziale di quest'anno, con Google che sarebbe stata coinvolta nella campagna di Hillary Clinton, diventata ufficialmente da qualche ora la candidata democratica alla Casa Bianca.

Il fondatore di WikiLeaks ha espresso il proprio parere in merito nel corso di un forum internazionale sul giornalismo tenutosi in Russia, al quale ha partecipato in videoconferenza. "Google è pesantemente integrata con il potere di Washington, a livello personale e professionale", ha affermato Assange secondo quanto riportato da Russia Today, aggiungendo come  a suo parere Big G sia "direttamente coinvolto nella campagna di Hillary Clinton".

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"Google, che ha un crescente controllo sui canali di distribuzione, si sta intensamente alleando con l'eccezionalismo americano e mostra l'intenzione di usare la cosa a diversi livelli: questo influenzerà inevitabilmente il pubblico", ha proseguito il fondatore di Wikileaks, che dal 2012 vive nell'ambasciata dell'Ecuador a Londra per evitare l'estradizione in Svezia, dove lo aspetta un mandato d'arresto per due presunti reati sessuali risalenti al 2010.

Assange non ha certamente una grande stima per la Clinton: già negli anni scorsi aveva sostenuto che Google avrebbe rappresentato un fattore importante nella campagna presidenziale dell'ex-segretario di stato. Inoltre, in un'intervista rilasciata a fine 2014 al quotidiano argentino Perfil, Mister WikiLeaks ha spiegato come l'arrivo di Hillary nello Studio Ovale farebbe peggiorare la sua situazione.

assange wikileaks Il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange  REUTERS/Peter Nicholls

"Hillary Clinton è una minaccia per la risoluzione di questa situazione", aveva affermato Assange circa un anno e mezzo fa. "Se arriverà al potere, la pressione sul Regno Unito aumenterà". La Clinton è stata segretario di Stato USA dal 2009 al 2013, periodo nel quale WikiLeaks ha rilasciato documenti confidenziali che mostravano la sua approvazione allo spionaggio di diplomatici stranieri e funzionari delle Nazioni Unite. La candidata democratica ha quindi tutti i motivi per non avere particolarmente in simpatia Assange.

Ad ogni modo, il fondatore di WikiLeaks non è l'unico ad aver lanciato accuse di questo tipo verso la Clinton e Google. Lo psicologo comportamentale Robert Epstein ha rilasciato un'intervista a Russia Today nella quale sostiene come questa presunta partnership coinvolga direttamente Eric Schmidt, presidente di Alphabet (la società-madre di Google). 

L'anno scorso, Schmidt ha finanziato una misteriosa startup, The Groundwork, che potrebbe essere definita una società specializzata nel versante digitale delle campagne elettorali. Cercare informazioni più approfondite è complicato, specie considerando come l'unica cosa presente sul sito aziendale sia una pagina grigia con uno strano simbolo in mezzo.

"Non stiamo cercando di offuscare nulla, stiamo soltanto provando a tenere giù le teste ed a lavorare", ha spiegato a Quartz qualche mese fa Michael Slaby, CEO di The Groundwork. Quando si parla di rapporti fra nuovi media e politica, il nome di Slaby non è esattamente sconosciuto: è stato il responsabile tecnologico della campagna 2008 di Barack Obama e ha avuto un ruolo di primo piano anche in quella del 2012.

Eric Schmidt Eric Schmidt, executive chairman di Alphabet Inc, società madre di Google  Reuters

Secondo Epstein, l'unico scopo di Groundwork sarebbe quello di "far ottenere l'incarico alla Clinton". L'anno scorso, lo scienziato ha pubblicato uno studio su Proceedings of the National Academy of Sciences nel quale sostiene come una manipolazione dei risultati dei motori di ricerca possa spostare di molto le preferenze di voto.

"Quando un candidato appare più in alto nei risultati di ricerca, cioè appare migliore di un altro, questo sposta un mucchio di voti verso quel candidato", ha spiegato Epstein durante un'intervista con Redacted Tonight. "Non è un numero ridotto: è una quantità di voti molto, molto grande". Questo, secondo lo psicologo, avviene perché siamo portati a pensare che ciò che sta più in alto nella lista sia "migliore" e "più vero".

Epstein si è detto convinto che The Groundwork stia facendo esattamente questo per favorire la candidata democratica: "È un'organizzazione molto riservata, roba di altissima tecnologia, ed è molto probabile che stiano usando quelle stesse tecniche che abbiamo studiato nella nostra ricerca per garantire che i voti siano spostati verso la Clinton a novembre"; quando gli americani sceglieranno il nuovo presidente degli Stati Uniti.

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È giusto precisare come Epstein e Google abbiano dei trascorsi burrascosi: le strade dello psicologo e del colosso delle ricerche si erano già incrociate nel 2012, quando Big G piazzò un avviso di sicurezza sui link che conducevano al sito internet dello studioso. Secondo l'azienda di Mountain View, il sito era stato infettato da malware che avrebbero potuto danneggiare gli utenti.

Epstein non accettò certo la cosa di buon grado: iniziò infatti a contattare la dirigenza di Google, membri del Congresso ed alcuni dei principali quotidiani degli Stati Uniti, minacciando azioni legali se l'avviso di sicurezza non fosse stato rimosso. Giorni dopo, lo psicologo ammise che il suo sito era stato compromesso da alcuni hacker, ma si lamentò comunque del trattamento poco collaborativo riservatogli da Google.