Audizione Saccomanni: «La luce in fondo al tunnel non è un treno» Meno tasse e più trasperenza sui derivati in futuro

di 03.07.2013 16:00 CEST
Saccomanni
Fabrizio Saccomanni Reuters

Il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni, nel corso di un'audizione davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, sottolinea quanto sia necessario essere vigili sui conti pubblici, poiché il Tesoro deve collocare in media 40 miliardi di titoli pubblici ogni mese, ed è pertanto necessario non dare ai mercati ulteriori motivi di tensione, che si aggiungerebbero a quelli più generali di una situazione internazionale sempre più difficile, dal Portogallo alla Grecia e dalla Turchia all'Egitto.

Saccomanni ritiene di essere l'unico a vedere una luce in fondo al tunnel senzapensare che non sia un treno che ci sta venendo incontro, ribadendo di cominciare a intravedere i primi segnali di stabilizzazione dell'economia, in attesa di una ripresa che dovrebbe arrivare a partire da quarto trimestre di quest'anno.

Secondo il ministero dell'Economia i conti pubblici nel corso del primo semestre stanno rivelando che un rapporto deficit Pil al 2,9 per cento quest'anno, come da previsioni, è tuttora possibile. Eventuali nuovi interventi da parte del governo potranno avere luogo solo nel caso in cui si troveranno risorse che consentano di mantenere saldi invariati.

Fra le varie misure che il governo ha allo studio vi è l'aumento del plafond per il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione, che, precisa il ministro, avrebbe effetti anche sul gettito Iva. Il governo inoltre si prepara ad attuare politiche di valorizzazione e dismissione del patrimonio pubblico, che secondo il Documento di Economia e Finanza del 2013 dovrebbero pesare per circa un punto di Pil all'anno. Tuttavia, almeno per quest'anno, a causa della crisi che deprime i prezzi, l'importo delle dimissioni dovrebbe risultare modesto.

Per quanto riguarda il taglio delle tasse il ministro ha affermato di stare lavorando alla condizione essenziale per abbassare il carico fiscale, ovvero un'opera di razionalizzazione della spesa che, come noto risulta essere elevata, ma comunque di cattiva qualità, e pertanto vi sono margini di lavoro in teoria piuttosto ampi, a patto di superare gli inevitabili veti politici. Il governo, inoltre, prevede di stringere sulla evasione fiscale, sinergica alla corruzione e alla criminalità, spendendosi per far emergere l'imponibile tuttora fuori dal radar del fisco e provvedere a semplificazioni che aiutino a rispettare gli obblighi fiscali. Si parla, innanzitutto, di un rapporto annuale che verifichi il tax gap, la differenza fra quanto incassato e quando dovrebbe essere incassato dall'erario per tutti i tributi.

Dal lato degli investimenti il ministro spingerà per l'utilizzo delle risorse comunitarie non ancora spese: si parla di 30 miliardi di fondi UE da spendere entro il 31 dicembre 2015.

Non poteva mancare una risposta sulla questione derivati, esplosa nei giorni scorsi con un report che prevede una perdita di diversi miliardi a carico dell'erario. Saccomanni ha affermato che vi è stata una drammatizzazione eccessiva da parte della stampa, ma che in ogni caso si farà quanto possibile per aumentare la trasparenza circa l'utilizzo di strumenti finanziari di questo tipo, come indicato dalla Corte dei Conti. I derivati, sottolinea Saccomanni, hanno permesso di gestire con maggiore flessibilità il debito pubblico italiano, permettendo di evitare interruzioni nelle emissioni.