Azienda agricola sul lastrico si converte alla marijuana, tre arresti

di 15.06.2012 19:54 CEST
Cannabis
Una piantagione di cannabis. Reuters

Coltivavano patate, carote, pomodori e marijuana. La crisi che strozza le aziende italiane è tra le cause della scelta di un'azienda agricola di Vetralla, in provincia di Viterbo, che ha deciso di inserire tra la coltivazione dei prodotti ortofrutticoli anche una piantagione di cannabis. La famiglia, composta da padre, figlio e convivente di quest'ultimo, non riusciva proprio a coprire le spese con la sola coltivazione legale nei 13 ettari di terra a disposizione.

L'attività aveva quindi una doppia faccia, da una parte regolare, dall'altra completamente illegale. A mettere fine all'attività illecita sono stati i carabinieri della stazione di Vetralla e della compagnia di Viterbo che hanno effettuato un blitz all'alba di oggi, scoprendo una super serra attrezzata con tutto quello che serviva per produrre marijuana di qualità.

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Lampade, trasformatori, umidificatori e prese temporizzate posizionate in un ambiente perfetto per la coltivazione della cannabis, una grotta naturale al cui interno c'erano settanta piante, ormai già adulte. Arrivare alla grotta era davvero complicato, come ha affermato il capitano Raffaele Gesmundo in una conferenza stampa. L'accesso non era facilmente visibile e bisognava percorrere un lungo cunicolo per arrivare a destinazione.

I carabinieri hanno sequestrato circa trenta chilogrammi di marijuana e arrestato i tre, che continuavano a ripetere di aver avviato l'attività illegale a causa della crisi. L'operazione, denominata 'Happy farm', diretta dal maresciallo Angelo Ciardiello, ha avuto inizio qualche settimana fa, grazie a un sospetto viavai dei giovani proprio in quell'azienda agricola. L'erba veniva venduta sia al dettaglio che all'ingrosso, confezionate in bustine in cellophane da 5, 10 e 20 grammi. Niente era lasciato al caso, tanto che sulle bustine c'era anche un piccolo logo, una foglia di marijuana. Un lavoro davvero da professionisti, non da produttori della domenica.

I 'clienti' potevano fumare anche sul luogo per saggiare la qualità del prodotto. Tra il materiale sequestrato c'è anche una pipa ad acqua e un narghilè, a disposizione di chiunque volesse provare la merce. Secondo i carabinieri l'esperta in famiglia era la ragazza 26enne, che grazie alle sue competenze di laureanda in biologia, era addetta alla cura della serra. Ora il padre e il figlio sono stati portati nel carcere di Mammagialla, a Viterbo, mentre la ragazza è stata rinchiusa a Civitavecchia. Nelle prossime quarantottore saranno sottoposti all'interrogatorio di garanzia.

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