Banche: BPER compra Carife per un euro. Si chiude così la (s)vendita delle Good bank

La sede di Bankitalia a Roma.
La sede di Bankitalia a Roma. Reuters

I conti si faranno solo alla fine, ma il bilancio del salvataggio di Banca Marche, Etruria, Carichieti e Cariferrara sarà comunque negativo. E’ arrivata in queste ore la conferma che anche l’ultima delle quattro sorelle del decreto Salvabanche, Cariferrara ha trovato un acquirente. Si tratta della Banca popolare dell’Emilia Romagna che comprerà Carife per il vantaggioso prezzo di un euro. Non solo, prima di passare definitivamente sotto il cappello di BPER, la good bank sarà ripulita dai crediti deteriorati e raggiungere così un target di patrimonio di almeno 153 milioni di euro.

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Il copione è lo stesso utilizzato da UBI per comprare le tre banche Marche, Etruria e Carichieti, passate di mano alla cifra simbolica di un euro dopo essere state ripulite a dovere.

Tirando le prime somme, quindi, è chiaro che l’operazione di salvataggio delle quattro banche nel novembre 2015 è stata un flop. Dopo la cessione dei crediti deteriorati, le banche ripulite sono state chiamate Good bank, ma evidentemente di buono aveva poco se prima di essere comprate necessitano di altre operazioni di pulizia e rafforzamento di capitale. 

La vendita-lampo, promessa in occasione del salvataggio, è diventata invece una sofferenza durata oltre un anno, arrivata soltanto ora alle battute finali. Ma è chiaro che la (s)vendita di quattro banche al prezzo di un euro non sia proprio un grande affare. Ad accollarsi il maldestro salvataggio delle quattro banche alla fine sono stati azionisti e obbligazionisti della banca, azzerati in occasione del salvataggio, e il sistema bancario che nel complesso si è accollato un costo di oltre 5 miliardi.

BPER si compra Carife per un euro

L’operazione era nell’aria da qualche mese. Fin da quando UBI banca ha dichiarato il suo interesse per banca Marche, Etruria e Carichieti e lasciando orfana di un acquirente la quarta sorella salvata.

L’ipotesi di acquisto da parte della vicina Banca popolare dell’Emilia Romagna è subito apparsa come positiva soprattutto considerando le prospettive di integrazione e sinergie sul territorio.

Ora arriva la conferma: BPER compra Nuova Cassa di Risparmio di Ferrara dal Fondo nazionale di risoluzione che ne è diventato proprietario in seguito al salvataggio. BPER che pagherà Carife soltanto un euro, spiega nella nota con cui comunica l’operazione, prevede un “impatto marginale sul coefficiente di capitale della banca”.

Non solo il prezzo è da saldi, ma per portare davvero a termine l’operazione BPER ha posto due condizioni: la cessione del portafoglio di crediti deteriorati della banca, pari a 380 milioni lordi, e l'aumento di capitale di Nuova Carife da parte del Fondo di risoluzione (circa 230-240 milioni), con l’obiettivo di raggiungere un target patrimoniale pari ad almeno 153 milioni.

L’importo dell’aumento di capitale necessario dipende dal prezzo con il quale saranno venduti i crediti deteriorati. L’operazione sarà fatta tramite cartolarizzazione e il protagonista sarà di nuovo il fondo privato Atlante. La cessione dei crediti deteriorati da parte delle tre banche andate a UBI ha visto prezzare il portafoglio a circa un terzo del valore di bilancio. Sul prezzo dovranno accordarsi il venditore, il Fondo di risoluzione e il Fondo Atlante che comprerà la tranche mezzanina o equity.

Da questo dipenderà l’aumento di capitale necessario per tappare il buco. Alla fine di questa doppia operazione BPER comprerà per un euro una banca ripulita e ricapitalizzata a dovere. Carife ha circa un centinaio di sportelli, soprattutto a Ferrara e in Veneto, impieghi puliti per circa 1,6 miliardi, una raccolta diretta per 2 miliardi e indiretta per 1,5.

Infine, in linea con quanto concesso a UBI, anche BPER potrà utilizzare i crediti fiscali (le deferred tax assets, DTA) su perdite pregresse per almeno 90 milioni. Se tutto andrà secondo i piano Carife passerà ufficialmente sotto l’ala di BPER entro la fine dell’estate.

Good bank: un conto salato

Il 22 novembre 2015 quattro banche sull’orlo del fallimento sono state salvate da un decreto del Governo per un costo immediato di 3,6 miliardi di euro: 1,7 miliardi a copertura delle perdite delle banche; 1,8 miliardi per ricapitalizzare le banche buone, circa 140 milioni per dotare la banca cattiva del capitale minimo necessario per operare.

Tali spese sono andate a ricadere sull’intero sistema bancario (che ha anticipato i versamenti dovuti al Fondo di risoluzione) e in particolare di Intesa, Unicredit e Ubi banca che hanno anticipato le risorse necessarie all’operazione tramite due linee di credito con scadenza 18 mesi.

La BCE dando il via libera al salvataggio di Banca Marche, Etruria, Carichieti e Cariferrara aveva però fissato dei paletti e un termine per la vendita delle quattro Good bank e il rimborso del sistema bancario: scaduto il tempo, le banche senza acquirenti sarebbero finite in risoluzione.

Le banche sono state messe in vendita ad un prezzo totale di circa 2 miliardi. Per questo motivo le offerte del fondo Lone Star e Apollo tra i 300 e i 500 milioni di euro sono state rifiutate dal Fondo di risoluzione, perché nettamente inferiori al prezzo di base. Così la scadenza di luglio e la successiva a settembre sono saltate e la BCE ha concesso più tempo nella speranza che si riuscisse a portare a termine l’operazione con un incasso almeno vicino al prezzo di vendita.

Ma nessuno si è più fatto avanti per l’acquisto di quattro banche bollite che, nonostante la pulizia, continuano a macinare perdite ed accumulare crediti deteriorati. Alla fine il Fondo di risoluzione, sotto la minaccia della BCE di mettere in risoluzione le quattro Good bank, ha accettato l’offerta di un euro arrivata da UBI per Banca Marche, Etruria, Carichieti e di BPER per Carife.

Entrambi gli acquirenti hanno però imposto due condizioni: prima della cessione le Good bank, che evidentemente di buono hanno ben poco, dovranno essere ripulite dai crediti deteriorati e portare a termine un aumento di capitale per coprire gli inevitabili nuovi buchi di bilancio. Il tutto ovviamente a carico del Fondo Atlante e del Fondo di risoluzione, ovvero di tutto il sistema bancario che non si vedrà rimborsare nemmeno un euro.

Secondo le stime del Sole 24 Ore, al momento il costo complessivo dell’operazione ha già superato i 5 miliardi di euro. Considerando che dalla vendita delle quattro Good bank il Fondo di risoluzione ha ricavato ben due euro, è chiaro quanto il salvataggio delle quattro banche sia stato un vero e proprio (in)successo.