Banche: la rivoluzione digitale e la dieta drastica di filiali e dipendenti. Il sistema tornerà alla redditività?

Deutsche Bank banca
Il logo di Deutsche Bank alle spalle di una statua REUTERS/Kai Pfaffenbach

Bassa redditività, sofferenze bancarie, gestione troppo spesso inadeguata e una struttura pesante e costosa: sono questi i principali problemi che stanno portando a fondo il sistema bancario europeo. Solo recentemente Ing Group e Deutsche Bank hanno annunciato una cura drastica di chiusura delle filiali e licenziamento del personale. In generale il sistema bancario, travolto anch’esso dalla rivoluzione tecnologica, ha bisogno di essere rivisto, snellito.

Le statistiche dicono chiaramente che i clienti preferiscono operare online piuttosto che fare le file agli sportelli e che smartphone e tablet sono le nuove frontiere delle operazioni bancarie, anche di quelle più sofisticate. E così la filiale perde la sua ragione d’esistere e con questa anche i suoi dipendenti. Sarà una trasformazione dolorosa, segnata dagli scontri con il sindacato che cerca di salvare più posti di lavoro possibili. Ma oltre alla cura drastica, è necessario che il sistema bancario risolva altri suoi problemi cruciali, in primis quello delle sofferenze bancarie strettamente legato alla governance, troppo spesso clientelare e inadeguata di fronte al nuovo contesto.

Chiusura filiali: un problema europeo

Commerzbank, Ing Group, e Deutsche Bank sono solo le ultime sulla lista delle banche che hanno messo in campo una cura dimagrante per le loro filiali. In particolare, di recente, Ing Group, principale società olandese di assicurazioni e banca ha annunciato il taglio di circa 7mila posti di lavoro tra il Belgio e i Paesi Bassi per una riduzione dei costi di 900 milioni da qui al 2021. Dall’altra parte, però, la banca ha annunciato anche un massiccio piano di investimenti, di circa 800 milioni nei prossimi 5 anni, per accelerare sulla strada della trasformazione digitale chiesta di fatto dalla clientela.

Dieta drastica anche per la tedesca Commerzbank che prevede di mandare in pensione o a casa quasi 10mila dipendenti. Sotto i riflettori, ora più che mai, c’è anche la situazione di Deutsche Bank, il colosso del credito tedesco che naviga in bruttissime acque nonostante il piano di riduzione dei costi e del personale annunciato qualche settimana fa per circa il 9% della forza lavoro della banca.

Anche in Italia la situazione è simile. A partire da Banca Montepaschi di Siena, passando per la Popolare di Vicenza, Carige, Veneto Banca fino alle quattro banche salvate a novembre scorso: tutte le banche appesantite dalle sofferenze bancarie stanno pensando alla chiusura di filiali e al taglio dei costi. Il tema dei costi del personale è particolarmente sentito da Roberto Nicastro, il presidente di Nuova banca Marche, Etruria, Carichieti e Cariferrara che cerca di mesi di trovare un acquirente per i quattro istituti “sani”. Secondo indiscrezioni alcuni interessati avrebbero non solo fatto un’offerta di molto inferiore alla cifra richiesta per la vendita (e spesa per il salvataggio), ma avrebbero subordinato la vendita ad un netto taglio di filiali e dipendenti. Per questo la scadenza per la vendita delle quattro banche continua a slittare nella disperata ricerca di qualcuno disposto ad accollarsi un baraccone che anche se ripulito dalle sofferenze, stenta a mostrare redditività.

Rivoluzione digitale

I dati parlano chiaro: i clienti delle banche si recano sempre meno agli sportelli e utilizzando sempre di più i servizi di online banking. In Italia, nel 2015, i clienti delle banche si sono recati in filiale circa 1,3 volte al mese e utilizzato l’internet banking 7,9, un dato in netta crescita rispetto all’anno precedente. Secondo i dati di Accenture-Nielsen, in Italia oltre il 77% dei clienti delle banche usa l’online banking e di questi il 37% utilizza soltanto il canale internet, senza mai mettere piede in filiale. E così negli ultimi anni sono nate strutture come Fineco, Widiba, WeBank, Che Banca! per offrire piattaforme digitali più vicine alle nuove esigenze dei clienti.

La banca, quindi, come struttura fisica si sta polverizzando, lasciando spazio alla digitalizzazione dei servizi e l’utilizzo di pc, tablet e smartphone anche per le operazioni bancarie più delicate. In Europa la trasformazione è in atto da più tempo: tra il 2005 e il 2015 la riduzione delle filiali è stata dell’8,4% con punte nel nord Europa che hanno toccato il 50%. E il trend indica che le filiali potranno ancora calare del 40% nei prossimi 10 anni. Il nostro Paese, banche abbia imboccato la strada della rivoluzione digitale, resta al top in Europa per numero di filiali (49) rapportati ogni 100.000 abitanti contro una media europea di 36. E infatti, in Italia negli ultimi anni si è registrata una riduzione delle filiali di “solo” il 3,3%. Il numero dei dipendenti è diminuito tra il 2007 e il 2015 del 12,3% contro il -29% della Spagna, -21% di Gran Bretagna e Olanda, -18% di Danimarca.

In Italia sono circa 300mila i bancari a lavoro e il premier Renzi ha annunciato una riduzione drastica di circa 150mila dipendenti delle banche entro il 2020. Ma se da una parte la chiusura delle filiali e la riduzione del personale va verso le esigenze dei clienti che spingono per la digitalizzazione, dall’altra si apre una voragine nel mercato del lavoro bancario. I sindacati, di fronte alle dichiarazioni dei vertici bancari sono già sul piede di guerra. Chiudere filiali significa risparmiare e poter fare investimenti nel digitale, ma significa anche mandare a casa migliaia di lavoratori mettendone a rischio l’economia familiare. E così alcune banche stanno proponendo scivoli per l’uscita anticipata dei lavoratori più anziani e corsi avanzati di riqualificazione dei dipendenti più giovani da poter riciclare in attività mirate come la consulenza sugli investimenti. L’unica certezza è che come ogni profonda trasformazione anche la migrazione verso il digitale farà le sue vittime.

Sofferenze e nuova vita

L’aspetto positivo di questa cura drastica è che, finita davvero la crisi economica e del credito, le banche più snelle e leggere potranno riprendersi la loro redditività. Finita l’era delle migliaia di filiali disseminate in ogni angolo del territorio, e dei tassi a zero fissati dalla BCE (per spingere al rialzo l’inflazione e bloccare il credit crunch) le banche potrebbero vivere una nuova fase di sviluppo.

Prima però è necessario risolvere il problema delle sofferenza bancarie e della governance. Aumentate a vista d’occhio negli anni della crisi economica a causa delle difficoltà di aziende e famiglie, l’accumularsi di sofferenze bancarie deriva , però, in gran parte dalla gestione clientelare e inadeguata del credito. Al vertice delle banche, sopratutto dei piccoli istituti del territorio, troppo spesso gli amici degli amici hanno prestato soldi senza garanzie che, infatti, non sono mai tornati indietro creando quella voragine di sofferenze che sta portando le banche sull’orlo del baratro. Quindi ben venga una riduzione dei costi (a patto che non sia fatta sulla pelle dei dipendenti), positivi i piani di riduzione delle sofferenze bancarie, ma per riprendere davvero la strada della redditività è necessaria anche una rivoluzione della governance che vada verso la creazione di una classe dirigente competente e responsabile.