Barcellona-Juventus, ossessione remuntada. Cinque motivi per cui è (quasi) impossibile

Higuain in azione contro il Barcellona
Higuain in azione contro il Barcellona Reuters

Dopo l’impresa della Juventus, che ha travolto il Barcellona con un netto 3-0 nell’andata dei quarti di finale di Champions League, in Spagna non si parla d’altro che di remuntada. Ancora una volta. La batosta subita da Messi e compagni impone ai catalani di compiere una nuova impresa facendo leva sul concetto di identità e appartenenza racchiuso nel celebre slogan “Més que un club”. Più di una squadra. Già, ma la Juventus non è il Paris Saint Germain. E la spinta dell’intero popolo blaugrana potrebbe non bastare a ribaltare il risultato.

IL PRECEDENTE. Andata degli ottavi di Champions, il Barça è di scena al Parco dei Principi. Succede l’impensabile: la corazzata di Luis Enrique viene letteralmente umiliata dai campioni di Francia del Psg. Discorso qualificazione chiuso? Macché. Al ritorno il Barcellona compie un’impresa storica eliminando l’undici di Emery con un incredibile 6-1 maturato al 95’ grazie alla zampata dell’antidivo per eccellenza, del “normal one” Sergi Roberto. Nessuno, nella competizione più nobile e blasonata del Vecchio Continente, era mai riuscito a recuperare uno svantaggio di quattro reti.

CON LA JUVE SARÀ UN’ALTRA STORIA. La stampa spagnola ha attaccato duramente la squadra catalana, tuttavia serpeggia quel cauto ottimismo legato al recente passaggio del turno col Psg. Che, come già scritto, non può essere paragonato alla Juventus. La lezione di calcio impartita dai ragazzi di Allegri ai mostri del Barcellona non può far dormire sonni tranquilli a Messi e Neymar, impalpabili allo Stadium.

I moduli e gli uomini contano poco, in casa Juve. Che giochi la BBC o che siano chiamati in causa i fab-5, cambia nulla. Probabilmente la Vecchia Signora non esprimerà un calcio spettacolare (se n’è discusso tanto dopo il doppio confronto col Napoli di Sarri), ma la solidità, la cinica concretezza e soprattutto la fame dei bianconeri sono le armi con cui Allegri intende e può arrivare a quel meraviglioso traguardo finale chiamato triplete.

I MOTIVI PER CUI LA REMUNTADA È (QUASI) IMPOSSIBILE:

1) Per approdare in semifinale il Barcellona deve vincere 4-0. Sapete da quanto tempo la Juventus non incassa quattro gol? Non fa testo la sconfitta dello scorso anno agli ottavi di Champions contro il Bayern Monaco, perché il 4-2 finale a favore dei bavaresi è frutto dei tempi supplementari. Bisogna quindi risalire al 20 ottobre 2013, quando i bianconeri, ancora allenati da Antonio Conte, furono sconfitti 4-2 dalla Fiorentina di uno scatenato Pepito Rossi. E, comunque, in quella circostanza i bianconeri riuscirono a colpire gli avversari due volte.

2) Per l’incredibile compattezza dei bianconeri. In questa edizione della Champions League la Juventus ha subito soltanto due gol in nove partite. Nessuno può vantare una difesa così granitica nell’Europa che conta. Numeri impressionanti, che confermano ciò che in Italia è noto da tempo: la difesa dei piemontesi è imperforabile o quasi. Anche in Serie A la Vecchia Signora vanta nettamente la miglior difesa del torneo con 20 gol incassati in 31 partite (la Roma, seconda, ne ha subiti 26). Il Camp Nou sarà il dodicesimo e tredicesimo uomo in campo, ma quanto potrà influire la spinta del pubblico? Far gol al monumento Buffon è impresa di non poco conto e i blaugrana se ne sono resi conto anche allo Stadium. A 39 anni SuperGigi non smette di volare tra i pali: il paratone su Iniesta è una finestra aperta con vista Cardiff. E, poi, la rabbia e la grinta di Bonucci e Chiellini, fresco dottore con l’anima del guerriero. Lì dietro Allegri sa che può fare affidamento pure sull’esperienza di Barzagli e sulla freschezza di Rugani, la cui crescita è costante. Bene anche i terzini: Dani Alves non ha fatto sofferto il confronto col passato, annullando Neymar. Alex Sandro è una continua sorpresa per i suoi miglioramenti nella fase difensiva.

3) Perché la Juve sa anche giocare da provinciale. Quello che da molti viene definito un difetto, è in realtà un pregio. Allegri è stato quasi messo alla gogna per l’1-1 contro il Napoli nel match che, di fatto, ha escluso definitivamente i partenopei dalla corsa allo scudetto. Andata in vantaggio dopo 7’ con Khedira, la Juve si è arroccata in difesa limitandosi a respingere gli assalti degli avversari che hanno poi pareggiato nella ripresa con Hamsik. La squadra di Sarri è stata superiore in tutto (60,6 % di possesso contro il 39,4 % dei bianconeri; 17 tiri contro i 4 dei campioni d’Italia) ma non nel risultato. Il fine giustifica i mezzi: la Vecchia Signora sa quando aggredire gli avversari e affondare il colpo e quando, invece, bisogna fare di necessità virtù favorendo la logica del risultato allo spettacolo.

4) Perché la difesa del Barcellona è vulnerabile. Anche allo Stadium i blaugrana hanno confermato i limiti di un pacchetto arretrato tutt’altro che insuperabile. I tre gol incassati a Torino fanno seguito ai quattro subiti a Parigi, ai tre all’Etihad contro il City nella fase a gironi e ai 28 totali nella Liga. C’erano una volta Piqué e Mascherano: la coppia è scoppiata e le alternative (Mathieu, Umtiti) non si sono rivelate all’altezza. Perso Xavi, il Barcellona ha dimostrato di non essere più quella macchina perfetta capace di centrare il triplete nel 2015. Iniesta è entrato nella fase calante di una carriera pazzesca e lo stesso Messi ha disputato una stagione sulle montagne russe. Inoltre i nuovi calciatori promossi dalla cantera non sono dello stesso valore della generazione precedente. Basterà l’orgoglio (nuovamente) ferito a risvegliare gli alieni?

5)… E la Juve tremendamente cinica. Non creano occasioni a raffica, i pentacampioni d’Italia. Ma sanno  essere letali non appena ne hanno l’opportunità. Soprattutto, possono contare su un’infinità di soluzioni. In Coppa Italia è stato decisivo Higuain con una doppietta. In Champions è stato il turno di Dybala, autore di due reti nei primi 22’. L’HD funziona in modo perfetto dopo gli impacci di inizio stagione: il Pipita ha segnato 27 gol in stagione, mentre la Joya è andata a bersaglio 16 volte dispensando anche 8 assist. Poi, tutti gli altri. Le punizioni di Pjanic, gli inserimenti di Khedira, la generosità di Mandzukic e le scorribande di Cuadrado che si sta esaltando sulla strada nel 4-2-3-1 disegnato da Allegri e varato lo scorso gennaio, subito dopo il ko di Firenze. Da lì in poi la Juventus non si è più fermata. E non intende farlo sul più bello. Il Barcellona... e i gufi sono avvisati: la remuntada sarà (quasi) impossibile.