BCE: ecco le linee guida per lo smaltimento delle sofferenze. Guai in arrivo per le banche italiane?

Euro, BCE
Il simbolo dell'Euro di fronte alla sede della BCE a Francoforte REUTERS/KAI PFAFFENBACH

Sono circa 140 pagine pubblicate nei giorni scorsi sul sito della Banca centrale europea la nuova spina nel fianco delle banche europee e italiane. Al termine di una consultazione durata svariati mesi, la BCE ha pubblicato il documento definitivo con le linee guida che le banche dell’UE dovranno seguire per lo smaltimento dei crediti deteriorate con tanto di indicazioni dettagliate sulla strategia integrata da seguire.

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Si tratta di mille miliardi lordi a livello europeo, un fardello che frena l’erogazione del credito a imprese e famiglie e blocca la crescita dei Paesi. Per questo motivo rappresenta uno dei chiodi fissi della BCE e della Commissione europea che in questi giorni si sta preparando al prossimo summit a La Valletta il 7 e l’8 aprile che avrà sul tavolo proprio il tema delle sofferenza bancarie.

Indicazioni importanti sulle prossime mosse arrivano intanto, dalla dettagliatissima guida pubblicata dalla BCE che spiega chi, come, quando e perché dovrà valutare, all’interno di ogni banca, la quantità, ma soprattutto la qualità dei crediti deteriorati e poi mettere a punto, secondo regole ben precise, un piano “ambizioso” e “realistico” per il loro smaltimento.

Ma queste linee guida che impatto avranno sulle banche europee e italiane? La BCE spiega che il documento sarà la bussola che orienterà “l’ordinaria interazione” tra le banche. Gli istituti con livelli elevati di NPL, cioè con un livello “notevolmente” superiore alla media europea, dovranno confrontarsi con la BCE e definire la strategia di smaltimento più adatta in base alle caratteristiche di ogni singolo portafoglio.

La cosa interessante è che le linee guida entrano in vigore dal giorno della pubblicazione del documento, cioè lunedì 20 marzo e che il compito dei tecnici della BCE include anche l’invio di lettere alle banche con livelli preoccupanti di NPL contenenti elementi di valutazione qualitativi dei crediti e delle strategie messe in campo dall’istituto per lo smaltimento.  

Per alcune banche europee, in particolare per quelle italiane, quando arriva una lettera della BCE (chiedetelo a MPS) sono sempre dolori. La banche italiane hanno in pancia la percentuale più alta di quei mille miliardi dei crediti deteriorati in giro per l’Europa e ad ogni richiesta della BCE sui crediti deteriorati corrispondono problemi dal punto di vista patrimoniale.

BCE: le linee guida sullo smaltimento dei crediti deteriorati

Tra settembre e novembre la BCE ha avviato una consultazione pubblica sul nuovo documento relativo alle linee guida per lo smaltimento dei crediti deteriorati. Il documento pubblicato lunedì scorso è il risultato di questi mesi di confronto e analisi.

Come si legge sul sito della BCE, le linee guida definiscono “le misure, i processi e le migliori prassi che le banche dovrebbero adottare nel trattamento degli NPL. Le banche sono esortate ad attuare strategie ambiziose ma realistiche per la riduzione degli NPL”.

Le linee guida costituiscono “le basi per strutturare il dialogo continuo di vigilanza con le banche” e la BCE “si attende la piena adesione delle banche a tali linee guida, coerentemente con la gravità e la portata delle consistenze di NPL nei rispettivi portafogli”.

Alla fine del terzo trimestre 2016 i crediti deteriorati delle banche dell’area europea ammontavano a 921 miliardi di euro, un fardello che secondo la BCE “inibisce la capacità degli enti creditizi di erogare credito all’economia e assorbe tempo prezioso a livello dirigenziale. Occorre pertanto un’azione ponderata e risoluta per affrontare il problema, ma la BCE riconosce anche che la riduzione di NPL elevati richiederà tempo. La BCE invita anche i governi ad agire con determinazione e ad adeguare i rispettivi quadri normativi e giudiziari al fine di agevolare la riduzione degli NPL da parte delle banche”.

Le linee guida danno istruzioni molto dettagliate su come valutare e smaltire i crediti deteriorati: si va dal numero delle telefonate da fare ai debitori per tentare il recupero dei crediti sulla via del deterioramento, alle modalità di valutazione dei crediti con tanto di suggerimenti sulla frequenza con cui i tecnici delle banca dovrebbero verificare la salute dei crediti fino all’indicazione della governance adeguata per l’efficace gestione degli NPL.

La BCE spiega che le banche maggiormente esposte ai crediti deteriorati entro il primo trimestre di ogni anno dovranno comunicare alla BCE la strategia che intendono mettere in campo per lo smaltimento e i progressi registrati negli ultimi 12 mesi. La Banca centrale vuole un piano operativo dettagliato con l’indicazione di obiettivi da raggiungere, scadenze da rispettare, l’assetto di governance e le figure specifiche al lavoro nell’attività di recupero e smaltimento.

Oltre alla cessione dei crediti la BCE indica anche altre strade da considerare come “il recupero, la cessione o la cancellazione degli NPL oppure l’escussione delle garanzie”. In caso di presentazione di un piano ritenuto non adeguato dalla BCE oppure del non rispetto delle scadenze indicate la banca spiega che gli “eventuali scostamenti” dovranno essere “adeguatamente motivati”.

Linee guida BCE: saranno dolori per le banche italiane?

L’Italia è la regina dei crediti deteriorati in Europa. Le stime ballano, ma si parla di circa 200 miliardi italiani sul totale di circa mille miliardi in Europa. Questo fardello è il principale problema delle banche del Belpaese e la zavorra che rischia di portare a fondo alcuni importanti istituti.

I riflettori delle BCE sono puntati dritti sull’Italia da tempo e le richieste della Banca centrale si sono spesso trasformate in vere e proprie operazioni di salvataggio. Lo smaltimento di pacchetti importanti di crediti deteriorati o sofferenze comporta buchi di bilancio (a causa della differenza di prezzo) da colmare con operazioni di aumento di capitale. Ma a volte, come insegna la vicenda di MPS, l’operazione nella realtà è molto più complicata che sulla carta. 

Le nuove linee guida della BCE dicono, da una parte che per lo smaltimento degli NPL ci vorrà tempo, ma dall’altra che marcherà strette le banche che non metteranno in atto una strategia ambiziosa e rigorosa per la risoluzione del problema.

Nel documento si legge che “la BCE applicherà il principio di proporzionalità, graduando il livello di intrusività della sua azione a seconda della portata e della gravità delle consistenze di NPL nei portafogli delle banche. I responsabili della vigilanza hanno già indirizzato il proprio impegno verso le banche che presentano livelli elevati di NPL. Questo impegno, che prosegue dopo la pubblicazione del testo finale delle linee guida, comporterà anche l’invio nel prossimo futuro di lettere alle banche con livelli elevati di NPL, nell’ambito della normale attività di vigilanza. Le lettere sugli NPL conterranno elementi qualitativi e saranno tese ad assicurare che le banche stiano gestendo e risolvendo il problema dei crediti deteriorati conformemente alle aspettative di vigilanza”.

Nei giorni in cui le banche stanno preparando il cosiddetto Asset strategy template, cioè il documento richiesto dalla Vigilanza in cui gli istituti si impegnano a smaltire determinate quantità di NPL, arriva quindi la notizia di nuove missive in arrivo. Nei prossimi mesi partirà il tradizionale confronto tra banche e Single Supervisory Mechanism che chiede massicce operazioni di smaltimenti degli NPL. E con le nuove linee guida il confronto si colora con un elemento in più.

La BCE invierà valutazioni qualitative degli NPL e sulla strategia messa in atto dagli istituti e come detto sopra sarà più o meno “intrusiva” a seconda della gravità della situazione. Per le banche italiane, quelle che a livello europeo arrancano maggiormente sugli NPL (per peso, prezzo e tempi di recupero/smaltimento) il confronto con la BCE rischia sempre di essere doloroso: ogni nuova richiesta di smaltimento significa problemi a livello di bilancio e di ratio patrimoniali. Nei prossimi mesi, gli istituti italiani staranno con un occhio sempre puntato sulla cassetta della posta.