Berlusconi si ricandida a premier, solo con lui il Pdl può vincere

di 11.07.2012 10:03 CEST

Berlusconi si ricandiderà a premier come leader del Popolo delle Libertà alle prossime elezioni politiche del 2013. L'ex presidente del consiglio, quindi, abbandona definitivamente il ruolo del cosiddetto "padre nobile" del partito per una nuova discesa in campo.

Ad essere decisivi nella scelta del Cavaliere sono stati i sondaggi. Secondo il Corriere della Sera, infatti, un Pdl senza Berlusconi non riuscirebbe ad arrivare nemmeno al 10%. Con Alfano candidato premier e con Berlusconi presidente del partito, invece, il Pdl arriverebbe circa al 18%. Con Berlusconi premier, affiancato da Alfano e altri giovani dirigenti, infine, il Pdl, secondo i sondaggi, potrebbe arrivare addiritttura al 30%. In altre parole più si avvicina Berlusconi al ruolo di candidato premier più i sondaggi vedono crescere i consensi al Popolo delle Libertà.

"Una scelta che non avrei voluto fare ma a cui mi stanno spingendo i sondaggi, centinaia di lettere e di messaggi del popolo dei moderati" ha affermato Berlusconi in relazione alla scelta di candidarsi nuovamente. L'estate, in questa prospettiva, servirà a preparsi alla campagna elettorale. Addio, quindi, alle vacanze in Sardegna ed addio, a quanto sembra dalle indiscrezioni di alcune testate giornalistiche, al nome del partito. Il nuovo nome dovrà richiamare le origini di Forza Italia. In questo senso, quindi, sembra scartata l'ipotesi "Rosa tricolore" con Renzi premier che aveva fatto discutere animatamente l'opinione pubblica.

La nuova candidatura di Berlusconi, tuttavia, pone non pochi problemi. Innanzitutto il rapporto con Alfano, ormai promosso a segretario del partito. Con lui Berlusconi vorrebbe mantenere un rapporto privilegiato anche se non si capisce in che modo questo si possa fare. In secondo luogo ci sono le primarie del partito. Annunciate qualche settimana fa, adesso rischiano di diventare totalmente inutili.

Nonostante tutto, comunque, il ritorno di Berlusconi è l'ennesima conferma del personalismo che contraddistingue i suoi partiti. Senza Berlusconi il Pdl va in crisi. Anche se possiamo scommettere che anche con Berlusconi non poche teste salteranno.

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