Bielorussia: l’abbraccio con Putin potrebbe rivelarsi mortale

di @EmanueleVena 08.04.2015 9:12 CEST
Bielorussia
Vladimir Putin ed Aleksandr Lukashenko, presidenti di Russia e Bielorussia Reuters/RIA-Novosti/Kremlin

Ad inizio aprile, nel “Giorno dell’Unità fra i popoli della Federazione Russa e della Repubblica di Bielorussia”, il presidente russo Vladimir Putin ha colto l’occasione per elogiare il successo nello sviluppo delle relazioni bilaterali, una sorta di incentivo a fare qualcosa di più. Ma qual è esattamente la posizione attuale della Bielorussia nel quadro delle relazioni bilaterali con Mosca?

Unione economica e monetaria

Unione economica eurasiatica (UEE) come preludio ad una vera e propria unione monetaria. È questo il progetto principale per l’area a lungo coltivato da Putin. La prima fase, che ha preso ufficialmente il via nel maggio del 2014, mira a creare una futura integrazione ed uno spazio economico condiviso – già entrato in vigore dal 2012 – che, con la presenza anche di una apposita Commissione, evidenzia con chiarezza un’ispirazione figlia di una profonda analisi di quello che è stato (e continua ad essere) il processo di integrazione europea.

Attualmente, i Paesi coinvolti nell’UEE sono Russia, Kazakistan, Bielorussia ed Armenia, ma altri Stati – come Kirghizistan e Tagikistan – sono prossimi all’entrata. Un progetto che, se da un punto di vista ideologico potrebbe apparire vagamente come una riedizione dell’Unione Sovietica su scala ridotta, ha un punto di forza notevole sul versante economico, in quanto – come sottolineato dallo stesso Putin nel maggio scorso, a margine dell’avvio del progetto – racchiude oltre 150 milioni di persone ma, soprattutto, circa un quinto delle riserve di gas mondiale e il 15% di quelle petrolifere, con un PIL complessivo di più di 2500 miliardi di dollari. Un’unione che, per la Russia, rappresenta il terzo mercato mondiale, dopo Europa e Cina.  

L’obiettivo di creare una zona economica unica in grado di competere con gli altri colossi mondiali è per Putin solo il primo passo verso la creazione di una vera e propria unione monetaria, in grado di far fronte anche alle attuali difficoltà del rublo, scosso dal crollo dei prezzi del petrolio. Un tema che però, al momento, lascia Minsk piuttosto fredda.

Minsk tra due fuochi

Nonostante le relazioni tra Bielorussia ed Occidente restino molto tese – con il presidente Aleksandr Lukashenko considerato da tempo da Washington come “l’ultimo dittatore in Europa” – i timori di Minsk dinanzi all’espansionismo di Mosca restano ben presenti. D’altronde, le vicende dell’ultimo anno mostrano una Bielorussia attenta a mantenere rapporti abbastanza solidi sia con Kiev – con cui l’interscambio è addirittura aumentato durante la crisi – che con Mosca, intenta a chiedere dimostrazioni di fedeltà tali da non minare il processo di UEE.

La freddezza mostrata da Minsk nei confronti dell’annessione della Crimea e della scelta di Mosca di condannare la rivolta dell’Euromaidan e di attuare sanzioni contro l’Occidente è però legata non solo a motivazioni economiche, quanto a questioni di vera e propria sopravvivenza geopolitica. Questo perché il “movimentismo” russo nell’Europa orientale sembra aver messo in moto anche l’indole filorussa presente in una buona fetta del popolo e dell’associazionismo bielorusso. Il rischio è quindi quello di passare da un’integrazione di tipo economico ad essere l’ennesima pedina della politica espansionista del Cremlino. Uno scenario che al momento fotografa un Lukashenko stretto tra due fuochi: l’avvicinamento all’Unione Europea – avversata da buona parte dei cittadini bielorussi – e una rischiosa unione con Mosca, che potrebbe creare le premesse per porre fine all’autonomia di Minsk. E se intanto Lukashenko, intervistato da Bloomberg, ha chiarito di non aver alcuna intenzione di favorire l’imperialismo moscovita, saranno le mosse dei prossimi mesi – a partire, inevitabilmente, da quelle di Putin – a chiarire ulteriormente il quadro e a dare un’idea di come la situazione potrà effettivamente evolvere.

LEGGI ANCHE:

Blacklist, Ossezia ed altro ancora: le ultime provocazioni di Putin

Gelo Russia-Occidente: il prossimo terreno di scontro potrebbe essere la Transnistria