Birra: la Brexit rischia di far saltare il matrimonio tra Peroni e Corona

Birra
La birra ora è prodotta in modo "green" reuters

La Brexit rischia di mandare all’aria il matrimonio tra la birra Corona e la Peroni, o meglio tra Ab Inbev e Sab Miller, i due colossi mondiali della “bionda”. La prima concreta conseguenza del voto inglese per l’uscita dal Regno Unito è stata il forte calo della sterlina. Il deprezzamento della divisa inglese ha abbassato significativamente il valore dell’operazione tradotto in dollari, bloccando di fatto il matrimonio. La Brexit ha cambiato le carte in tavola costringendo la Ab Inbev ad alzare l’offerta per ogni azione di Sab Miller nel tentativo di colmare il gap che si è creato con il cambio di passo della sterlina. Resta, però, da vedere se la Sab Miller sarà ancora intenzionata ad accettare l’offerta e convolare a nozze. Per chiarire meglio la situazione partiamo dell’inizio.

Ab Inbev e Sab Miller

Secondo i più informati sul mondo della birra, Ab Inbev, produttore belga numero uno al mondo tenta da anni di comprarsi il suo principale competitor, il gruppo di origine sudafricana Sab Miller. A ottobre 2015, dopo diverse offerte in rialzo, Sab Miller ha accettato il matrimonio: Ab Inbev è arrivata ad offrire 44 sterline (ai tempi circa 59 euro) per ogni azione di Sab Miller. Si trattava di un premio del 50% rispetto al prezzo di chiusura di metà settembre, prima che Anheuser-Busch confermasse di aver approcciato Sab Miller per arrivare alla fusione. Il matrimonio per creare il gigante globale della birra valeva circa 106 miliardi di dollari.

L’ipotesi di accordo sottoscritta sul finire del 2015 decretava la nascita di un colosso mondiale con il controllo del 31% del mercato globale della birra, nettamente dominante rispetto alle Heineken, l'azienda immediatamente più piccola, che vale circa il 9% del mercato. Per questo motivo il matrimonio è stato complicato dalle continue richieste e ammonimenti degli organismi regolatori, compresi l'Antitrust di molti Paesi del mondo, dagli Stati Uniti alla Cina. Alla fine, però, l’operazione è stata limata a tal punto da ottenere il via libera delle autorità.

Via libera di USA e Africa

Per convolare davvero a nozze la Peroni (Sab Miller) e la Corona (Ab Inbev) avevano bisogno del via libera degli organi competenti. Tra questi, il Dipartimento americano di Giustizia che, dopo che le due società hanno accettato il controllo dell’Antitrust sulle cessioni e concessioni, ha rilasciato il suo via libera per la fusione.

Il disco verde è arrivato anche dalle autorità del Sud Africa che hanno precisato come “le condizioni dell’intesa siano state pensate per rispondere agli interessi nazionali sudafricani pubblici e alle preoccupazioni per la concorrenza derivanti dalla fusione”. Il Tribunale ha comunque inserito alcune condizioni nell’accordo, tra le quali il non licenziamento di lavoratori sudafricani per i prossimi cinque anni. Con l’approvazione ottenuta da USA e Sudafrica per la nascita del più grande produttore di birra al mondo, la fusione ormai sembrava cosa fatta anche se restava da ottenere il via libera della Cina.

Matrimonio Peroni-Corona in bilico per la Brexit

A rischiare di mandare all’aria il matrimonio tra i due produttori di birra non sono state quindi le autorità che devono regolare la concorrenza sul mercato, ma piuttosto l’esito del referendum inglese sulla Brexit.

Dopo numerose offerte la Sab Miller ha accettato l’offerta di 44 sterline per ogni azione, ovvero 70 miliardi di sterline, cioè 106 miliardi di dollari per la fusione con Ab Inbev. Ma dopo il referendum la sterlina ha perso valore e così anche l’offerta di Ab Inbev tradotta in dollari ha virato al ribasso, a meno di 103 miliardi di dollari. Per questo motivo, l’operazione è diventata meno attraente per gli azionisti di Sab Miller e molti investitori hanno minacciato di far deragliare l'accordo. Così Ab Inbev per non farsi sfuggire ancora una volta l’opportunità di comprare il suo concorrente, è stata costretta ad alzare l’offerta portandola a 45 sterline per ogni azione di Sab Miller. La nuova proposta valorizza la società sudafricana della birra 79 miliardi di sterline, pari a 104 miliardi di dollari, ancora inferiore rispetto ai 106 miliardi di dollari offerti sul finire dello scorso anno.

Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Bloomberg, il management di Sab Miller ha chiesto ai suoi dipendenti di mettere in pausa le attività relative all'integrazione con Ab Inbev per poter valutare con calma se accettare o meno l’offerta. Alcuni grossi investitori, però, restano convinti che anche l’offerta al rialzo di Ab Inbev sottovaluti il valore della società e si dicono pronti a votare contro la proposta.

Adesso la palla è totalmente in mano alla Sab Miller che deve prendere una decisione al più presto. Resta il fatto che il matrimonio per la nascita del più grosso produttore al mondo di birra potrebbe essere la prima grande vittima della Brexit.