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Le start up dei senior

By Enrico Oggioni |

Enrico Oggioni Enrico Oggioni

Chissà se ha trovato lavoro il mio coetaneo esodato che faceva da testimone tempo fa nel corso della trasmissione su La7 alla quale partecipavo anch’io per parlare de I ragazzi di sessant’anni. Sembrava averle provate tutte, ma non era riuscito a trovare un vero lavoro e la giornalista mi incalzava chiedendomi che suggerimenti avevo da dargli.
Probabilmente pressati da domande dello stesso genere, dalla Commissione Europea stanno arrivando varie risposte, tra le quali una delle più importanti è quella che in inglese viene chiamata “senior entrepreneurship”, vale a dire la promozione delle iniziative imprenditoriali attivate dai senior.
Insieme all’OECD (l’Organizzazione internazionale per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), la Commissione, in uno studio che s’intitola appunto “Policy Brief on Senior Entrepreneurship”, raccomanda una serie di politiche per favorire le iniziative imprenditoriali dei senior, non solo quelli esodati che è una particolarità tutta italiana, ma in generale tutti coloro che possono permettersi ancora una vita attiva. Ad esempio, si raccomanda di assistere il 50-60enne che avvia una start up, aiutandolo nel trovare la rete di rapporti che gli servono o fornendogli la formazione sulle competenze necessarie di cui è carente. Oppure, di favorirgli il prestito finanziario per l’avvio della nuova attività o per l’acquisizione di una piccola attività imprenditoriale esistente. Suggerisce anche, questo studio, di incoraggiare i senior a creare imprese insieme a giovani, lavorando fianco a fianco oppure assumendo ruoli da business angels piuttosto che da mentori di giovani imprenditori.
Insomma, mancando opportunità di ricollocarsi in ruoli credibili come lavoratori dipendenti, le risorse che si possono mettere in campo sono le proprie idee, le proprie competenze e la propria iniziativa. Che poi il risultato sia positivo è tutto da vedere, perché il rischio di bruciare qualche risparmio messo da parte c’è: non è una novità, se c’è impresa c’è rischio.
Con lo stesso spirito delle raccomandazioni della Commissione Europea, l’AARP (la più grande associazione americana degli over 50) propone a chi cerca di lavorare in proprio una lista ragionata dei costi da sostenere per avviare l’attività e sintetizza con una cifra media che si aggira intorno ai 25.000 euro la spesa per partire. Poi naturalmente le differenze sono grandissime da settore a settore e per i piccoli business, come ad esempio le attività da freelance, quelle svolte on line o quelle svolte da casa propria, l’impegno di partenza è molto più ridotto.
L’Italia è tradizionalmente ricchissima di piccole iniziative imprenditoriali e immaginare che da noi la “senior entrepreneurship”, soprattutto se di piccola taglia, possa attecchire è plausibile. Anzi, già si trovano delle interessanti testimonianze: ad esempio ha fatto notizia, qualche mese fa, la start up che inventa nuovi tessuti, avviata a sorpresa nel Milanese da un 67enne, Adriano Moioli, e da un 71enne, Mario Borri. Naturalmente tutto questo può avvenire contesto permettendo: in questo periodo in cui la morìa di piccole imprese è all’ordine del giorno per difficoltà di mercato e di credito, il progetto da cui si parte deve essere forte.

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