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Morte a Venezia

By Manlio Brusantin |

Giancarlo Santalmassi santalmassiaschienadritta.it

La gondola di Venezia è diventata la barca del lutto, ancora una volta. Ma ricordiamo che il nero della gondola non ha nulla, nulla e che a fare con il lutto. Si tratta del colore obbligatorio di una legge (“sumptuaria”) del tipo di quel detto di John Ford sul colore dell’automobile per tutti: “Qualsiasi colore purché nero”! Un nero (necessariamente & fatalmente ) egualitario.
Poco più di ieri, una gondola è stata letteralmente frantumata da un vaporetto, uccidendo il professor Vogel e trasformando il sogno veneziano in un incubo, per tutta la sua famiglia che era sulla stessa barca. La gondola è costruita in due parti differenti come un baccello, è una barca lunga undici metri, con dietro un remigante che usa un unico remo come timone e propulsore. Davanti ha il “brand” più riuscito di ogni altra città: il “ferro da gondola” che indica i Sestieri. Questo lo sanno quasi tutti. Ma c’è un altro oggetto, meglio di una scultura di Brancusi: è la “forcola”, lo strumento più semplice e bello che serve per tutte le operazioni di avanzamento, arretramento, accostamento, sosta, approdo. Al confronto il vaporetto è una gran “pantegana” d’acqua, barcollante e avanzante come una carretta pre-tecnologica.
Ora non c’e persona che pur avendo fatto quel passo più alto o più basso, anche migliaia di volte, tra il vaporetto e l’imbarcadero non abbia pensato di caderci dentro, e finirci lì per sempre. Non si tratta qui di confrontare le tecniche costruttive e raffinate di una gondola, rispetto alla rudimentalità meccanica di un vaporetto che naviga avanti e indietro e non di lato, che accosta ogni volta come sfondando l’imbarcadero, trattenuto dai cigolanti canapi dell’approdo. Non è questo il discorso. Il fatto che ci spaventa molto, molto di più, è questo: “La morte in vacanza” l’ultima tragedia per alcuni, diventa l’occasione massima di compassione per tutti gli altri. Proprio per la sua fatalità.Però ― si nota: una fortissima compassione e dolore per la Morte a Venezia, solo una molto distratta attenzione per i morti al Cairo.
E’ stato detto (Rousseau-Chateubriand-Freud) che la compassione è figlia della geografia e che la “morte del Mandarino il Cina”, non ci tocca infatti né punto ne poco, per diventare solo un astratto argomento filosofico, tenendo conto che nella moderna convinzione etica: E’ meglio essere invidiati che compatiti ― tranne il caso della Morte Venezia, a Ferragosto.
Oggi, il corteo di gondole funebri per il professor Vogel sarebbe piaciuto anche al professor Gustav von Aschenbach.

santalmassiaschienadritta.it

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