Blue Whale, perché il gioco del suicidio (forse) non esiste

blue whale balenottera
Una riproduzione a grandezza naturale di una balenottera azzurra (in inglese: Blue Whale) all'interno del museo di storia naturale di New York Breakyunit (CC BY-SA 3.0)

Blue Whale, ossia la balenottera azzurra. Siamo pronti a scommettere che il nome non vi sarà nuovo: magari lo avrete sentito al telegiornale, magari lo avrete letto in qualche link sul vostro feed Facebook, magari avrete visto il servizio de Le Iene dal quale la vicenda che stiamo per raccontarvi è partita, almeno per l'Italia. Si tratterebbe (il condizionale, come vedremo, è più che d'obbligo) del gioco nato in Russia che avrebbe spinto e starebbe tutt'ora spingendo molti adolescenti al suicidio.

In questo articolo proveremo a darvi qualche informazione in più al riguardo ed a spiegarvi perché, anche se la certezza non si può ancora avere, esistono tutti gli elementi per pensare che si sia in presenza magari non di una bufala, ma comunque di una sorta di "leggenda metropolitana" che in certi suoi aspetti appare più simile ad una storia dell'orrore che a qualcosa di reale.

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Volendo aggiungere un elemento ancor più inquietante ad una storia che, in ogni caso, va comunque considerata con estrema attenzione, è sufficiente rendersi conto di come in giro in questo paese si trovino tante persone che probabilmente hanno ricevuto dalla natura più gigabyte di connessione ad internet che neuroni. Come sottolineato anche dal sito Bufale.net, nelle scorse ore molti utenti hanno lasciato recensioni negative ed insulti sulla pagina Facebook del ristorante La Balena Blu di Monterosso al Mare (La Spezia), credendo fosse coinvolto in qualche modo nella vicenda.

Analogo destino anche per Blue Whale VR, un'interessante applicazione in realtà virtuale che riguarda proprio la balenottera azzurra (Balaenoptera musculus). Il lato positivo è che molti altri utenti, nel tentativo di rimediare a quanto fatto dai geni convinti che un ristorante ligure sia il quartier generale di un mega-complotto mirato a far suicidare gli adolescenti, hanno iniziato a recensire positivamente sia il locale che l'app, che adesso hanno quindi probabilmente una valutazione migliore di quanto non fosse all'inizio di questa vicenda.

Episodi del genere possono essere presi con una risata, ma comunque tenendo conto che ci vuol poco a mutare totalmente scenario. L'anno scorso, un uomo entrò armato di un fucile ed una pistola nella pizzeria Comet Ping Pong di Washington, prendendo in ostaggio i clienti ed obbligando i proprietari a fargli perquisire il locale. Motivo? Aveva letto su internet che quel posto era la centrale di un centro di prostituzione minorile gestito nientemeno che da Hillary Clinton. Mai sottovalutare i pericoli derivanti dalla stupidità umana. Ed ora torniamo alla storia della "balena blu".

Che cos'è il Blue Whale?

Per quello che se ne sa finora, il gioco del Blue Whale è una serie di 50 prove, quasi tutte ad altissimo contenuto masochistico (come incidere sul proprio corpo l'immagine di una balena), il cui culmine è il suicidio del giocatore, che dovrebbe togliersi la vita saltando dal tetto di un edificio. Per poter partecipare è necessario postare un messaggio con l'hashtag #F57 su VKontakte, il più popolare social network russo.

In questo modo, sembra, si entra in contatto con un "curatore", ossia una persona che assegna i compiti ai giocatori: il blog Higgypop ha diffuso la lista degli incarichi che vengono man mano dati alle "balene". Una volta entrati non sarebbe possibile uscire: gli "organizzatori" sarebbero infatti in possesso di informazioni sui giocatori e le loro famiglie che gli consentirebbero di far loro del male nel caso non si portassero a termine i 50 compiti.

Apparentemente, la prima volta che questa storia ha raggiunto i media è stata con un lungo articolo del quotidiano russo Novaya Gazeta del maggio 2016, nel quale si metteva in risalto come 130 adolescenti che si erano tolti la vita tra novembre 2015 ed aprile 2016 tra Russia, Kazakistan e Kirghizistan fossero tutti membri degli stessi gruppi di VKontakte. Secondo il giornale, "almeno 80" di queste morti sarebbero state connesse ad un gioco che ha tra i suoi simboli le balene.

Gli stessi collegamenti sono stati fatti in un articolo dello stesso periodo pubblicato su Russia Today, nel quale l'unico riferimento alle balene è quello fatto dalla madre di una 12enne della Russia centrale, suicidatasi gettandosi dal tetto di un palazzo (anche se esistono dubbi sulla dinamica dei fatti): la bambina avrebbe infatti avuto l'abitudine di disegnare l'animale nei mesi precedenti.

In realtà, e questo non è un elemento da poco, al momento sembra non ci siano le prove della connessione del gioco anche con uno solo di questi suicidi. C'è da notare come le regole del gioco prevedono che si debba tenere segreta la propria partecipazione e cancellare le tracce, ma è difficile credere che in nessuno di questi 130 casi sia stato lasciato qualcosa in grado di collegare i suicidi al Blue Whale, specie considerando come i compiti prevedano parecchie comunicazioni elettroniche con i curatori.

La vita che imita il cinema?

A grandi linee, la descrizione del Blue Whale ricorda la trama di Nerve, techno-thriller del 2016 diretto dai giovani registi Henry Joost e Ariel Schulman (Catfish, Paranormal Activity 3 e 4). Pur senza diventare un blockbuster, il film ha ottenuto un discreto successo di pubblico e critica, con un incasso a livello mondiale di 83,7 milioni di dollari (a fronte di un budget di 20 milioni) e ricevendo una nomination come "Miglior Thriller" ai People's Choice Awards.

Centrale nella pellicola è un gioco in realtà virtuale (Nerve, per l'appunto) al quale si può partecipare come giocatori o osservatori, con i primi che devono superare delle prove congegnate dai secondi, il tutto senza parlarne con le forze dell'ordine. Eviteremo gli spoiler, nel caso voleste guardare il film (l'uscita italiana è prevista per il 15 giugno).

Ci limiteremo a raccontare che la prima prova della protagonista, Vee, consiste nel baciare uno sconosciuto in un ristorante e la sua scelta ricade su un ragazzo che sta leggendo il libro preferito di Vee, Gita al faro di Virginia Woolf. La scrittrice inglese si suicidò entrando in un fiume con le tasche piene di sassi.

In Russia i suicidi tra gli adolescenti sono purtroppo molto frequenti

A questo punto può risultare utile aprire una spiacevole parentesi: in Russia ed in alcune repubbliche ex-sovietiche il tasso di suicidio tra gli adolescenti è preoccupantemente alto. Secondo un report dell'Unicef citato in un articolo del New York Times del 2012, per numero di suicidi ogni 100.000 teenager la Russia risulta dietro nel mondo solamente a Kazakistan e Bielorussia.

Secondo i dati disponibili al tempo, a fronte di una media mondiale di 7 adolescenti suicidi ogni 100.000 abitanti, in Russia il dato arrivava a 22, ossia oltre il triplo. Non solo: in due zone (Tuva e Čukotka) la media raggiunge addirittura i 100 suicidi su 100.000. Purtroppo, nel paese ogni anno sono parecchie centinaia i minori che decidono di togliersi la vita.

Tutto questo mostra come il problema dei suicidi tra gli adolescenti russi esistesse prima che la storia del Blue Whale emergesse e, al momento, non sembrano esistere dati che mostrino un aumento a partire dal periodo indicato dall'articolo della Novaya Gazeta. Peraltro, dopo la pubblicazione il quotidiano fu fortemente criticato per aver fatto un collegamento con il gioco del Blue Whale soltanto perché una parte degli adolescenti coinvolti erano iscritti allo stesso gruppo VKontakte.

Nell'articolo si suggerisce che siano stati proprio quei gruppi a spingere al suicidio queste persone: questo nesso causale non ha però alcuna base logica o fattuale. In effetti, è più naturale pensare che degli adolescenti che hanno in comune pensieri suicidi tendano a riunirsi sugli stessi gruppi, come accade per le community riguardanti qualsiasi tematica sui social network.

seagal putin russia Giovani intorno a Vladimir Putin, presidente della Federazione Russa, ed all'attore Steven Seagal  REUTERS/Aleksey Nikolskyi/RIA Novosti/Pool

Da dove è iniziato tutto: Rina Palenkova

Per quanto al momento non esistano collegamenti comprovabili tra i suddetti 130 suicidi ed i gruppi "incriminati" su VKontakte, ad ogni modo queste community esistono realmente, anche se molte sono state chiuse non appena la storia del Blue Whale è diventata di pubblico dominio. La loro nascita risale all'incirca alla fine del 2015, ossia il periodo immediatamente successivo al suicidio di Rina Palenkova, un'adolescente che si sarebbe tolta la vita poco dopo aver postato su VK.com una propria immagine accanto ad un treno in corsa e la parola "Addio".

Successivamente a questo episodio, sul social network avrebbe iniziato a girare la voce che la morte di Rina fosse in qualche modo legata ad una sorta di setta, coordinata tramite gruppi che affrontavano il tema del suicidio, come ad esempio "Sea of Whales" ("Mare di balene"). Questa non è però la prova che tutto sia vero.

Come spiegato a Lenta.ru da More Kitov, creatore della community Sea of Whales, l'intenzione sua e dell'amministratore del gruppo F57 non era quella di promuovere il suicidio fra gli adolescenti ma di accumulare iscritti per ingolosire eventuali inserzionisti: VKontakte può infatti essere utilizzata anche come una piattaforma pubblicitaria che consente ottimi incassi a chi gestisce le pagine più popolari.

"Ho visto tutto l'interesse, sono rimasto impressionato dall'hype e ho creato le mie balene", ha spiegato Kitov, che ha aggiunto come il suo scopo fosse in effetti quello di dissuadere gli adolescenti dai propositi di suicidio, ma che per riuscirci doveva prima "diventare uno di loro".

I gruppi originali non esistono più, ed anche le "imitazioni" vengono chiuse

La maggior parte dei gruppi su VKontakte che erano considerati pericolosi sul tema dell'incitamento al suicidio degli adolescenti è stato chiuso, grazie al lavoro dell'authority russa per le telecomunicazioni Rossvyaz e dello stesso social network.

Ad ogni modo, su VK.com ogni tanto salta fuori qualche maldestro "tentativo d'imitazione". Cercando informazioni per questo articolo ci siamo imbattuti in uno di questi gruppi tarocchi, il cui nome era proprio Blue Whale. L'utilizzo del verbo al passato non è casuale: dopo essere rimasta online il tempo di raccattare qualche centinaio di iscritti (molti dei quali, per motivi che ci sfuggono, erano italiani), la community è stata cancellata.

Al suo posto si trova adesso questo avviso: "Questa community è stata bloccata per aver pubblicato contenuti che giustificano il suicidio. Se vi siete uniti a questa community allo scopo di trovare aiuto e supporto, vi consigliamo di contattare gli esperti del progetto Tvoya Territoria ("il tuo territorio", ndr) o rivolgersi alla helpline per bambini, adolescenti e genitori al +7-800-2000-122".

vk vkontakte blue whale L'avviso comparso su VKontakte dove prima si trovava uno dei gruppi Blue Whale  VKontakte

Chi è Filipp Budeikin, la presunta mente dietro al Blue Whale?

Negli ultimi giorni ha avuto ampio spazio la notizia dell'arresto di Filipp Budeikin, 21enne studente di psicologia, considerato uno degli organizzatori del gioco. Soprattutto, del ragazzo sono state riportate le inquietanti frasi con le quali ha commentato la vicenda, come ad esempio: "Ci sono le persone, ma ci sono anche i rifiuti biologici, cioè le persone che non portano alcun valore alla società. Che la danneggiano o la danneggeranno. Ho ripulito la società da questa gente".

In realtà, Budeikin si trova in carcere già da mesi, stando ad un articolo di Russia Beyond The Headlines del novembre 2016 nel quale, peraltro, non si fa menzione del gioco del Blue Whale ma si parla di "otto gruppi virtuali su VKontakte per promuovere comportamenti suicidi e portare i giovani utenti a togliersi la vita".

Apparentemente, secondo quanto riporta la BBC, la sola novità significativa degli ultimi giorni è il fatto di essersi dichiarato colpevole di istigazione al suicidio di almeno 16 ragazze. Non è chiaro se queste si siano poi effettivamente tolte la vita, e la cosa non è un aspetto da poco: il codice penale russo prevede una pena fino a 5 anni di carcere per ogni singolo caso, ma solo se la persona in questione si è tolta la vita o ha almeno tentato.

È bene notare che anche le inquietanti dichiarazioni di Budeikin, che sarebbero state rilasciate al sito Saint-Petersburg.ru all'epoca dell'arresto, non sono mai state confermate. Il che non vuole ovviamente dire che siano false, ma che comunque andrebbero prese con la dovuta cautela. Peraltro, non è chiaro neppure se il ragazzo sia stato uno dei creatori del Blue Whale o se abbia solamente sfruttato il "mito" che andava crescendo di fama.

La "Balenottera Azzurra" è un falso?

C'è chi è convinto che tutta questa vicenda rientri nella definizione di "fake news", ossia una vera e propria bufala. È ad esempio il caso di Georgi Apostolov, responsabile della sede bulgara del Safer Internet Centre, un centro voluto e finanziato dalla Commissione Europea per garantire la sicurezza della rete, soprattutto per i più giovani.

"Si tratta di un falso sensazionalistico avviato dai media russi nel maggio 2016 e che è stato recentemente resuscitato, non senza motivi politici", spiega Apostolov. "Basandosi su 'storie di giornalismo investigativo', un gruppo di lavoro speciale sotto Vladimir Putin ha elaborato un piano che dovrà essere messo in atto dal governo russo per la 'prevenzione dell'incitamento al suicidio degli adolescenti'. Non suona familiare, tipo la Turchia che blocca i social network per combattere la pornografia infantile?".

"E vari politici russi hanno già menzionato 'servizi di intelligence occidentali' e 'nazionalisti ucraini' come creatori dell'orribile gioco, con lo scopo di sterminare le giovani generazioni russe", aggiunge Apostolov. "Abbiamo dovuto condurre una vera guerra informatica nel nostro paese dopo che questo falso è stato fatto esplodere dai nostri siti di clickbait, che hanno creato il panico fra i genitori con titoli come 'Mostruoso gioco online che porta ai suicidi di teenager si avvicina alla Bulgaria'. Lo stesso è accaduto in Lettonia, Kirghizistan ed alcuni altri paesi".

Queste posizioni peraltro collimano con quanto discusso a febbraio di quest'anno nel corso di una riunione della Camera Civica della Federazione Russa, nella quale il pericolo è stato considerato più che reale. Secondo il resoconto della seduta dato dal Kommersant, i membri hanno infatti definito il Blue Whale "una campagna professionalmente preparata che ha coinvolto almeno 2 milioni di giovani", il tutto sotto la regia di "nazionalisti ucraini".

Conclusioni: attenzione sì, allarmismo no

Per quanto dalle indagini in corso in vari paesi della Federazione Russa e dall'inchiesta riguardante Budeikin potrebbero emergere nuove informazioni, non si può negare che i dati attualmente disponibili siano piuttosto confusi ed a volte contraddittori. In moltissimi casi, il Blue Whale appare più come una leggenda metropolitana circolante sui social network, una storia dell'orrore con in più (almeno per noi occidentali) l'elemento di mistero dato dall'essere prevalentemente raccontata in una lingua impossibile anche solo da leggere.

L'impressione è che "Blue Whale" sia una sorta di etichetta in bilico tra la bufala ed il mito (e, per qualcuno, un'operazione commerciale) che, giornalisticamente parlando, è stata appiccicata su un problema sociale serio e che necessita di essere affrontato: quello del disagio giovanile che a volte viene incanalato sui social network, dove questi ragazzi rischiano di trovare cattivi consiglieri.

Nel 1948, il sociologo statunitense Robert Merton introdusse il concetto di "profezia che si autoavvera", una situazione nella quale la previsione di un evento e l'evento stesso paiono confermarsi a vicenda. Ciò che probabilmente sta accadendo (e che rischia di accadere a livello ancora maggiore nel futuro) con il Blue Whale è esattamente questo: un mito reale perché se ne parla e del quale si parla perché è reale.

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