Bolivia, grave siccità sta lasciando migliaia di persone senza acqua. Morales decreta lo stato di calamità

di 23.11.2016 9:00 CET
Bolivia siccità
La diga di Ajuan Khota, una delle riserve d'acqua vicina la capitale della Bolivia La Paz, è totalmente prosciugata REUTERS/David Mercado

Il cambiamento climatico continua a mostrare effetti devastanti, e il governo della Bolivia è stato costretto recentemente a invocare lo stato di calamità per una delle peggiori siccità degli ultimi 25 anni che ha colpito il paese. Il presidente Evo Morales ha dato l’annuncio lunedì 21 novembre, autorizzando le autorità nazionali e locali per usare i fondi di stato necessari a tamponare un’emergenza che finora ha costretto a duri razionamenti e provocato vive proteste nella nazione Latino Americana.

Il presidente ha detto, durante il corso di una conferenza stampa, che “i boliviani devono prepararsi al peggio”. A inizio mese è stato imposto un razionamento di acqua nelle aree limitrofe di La Paz, forzando i residenti a rimanere senz’acqua per 60 ore prima di avere accesso per sole 12 ore. Lunedì è stato imposto un periodo di tre giorni senza accesso all’acqua e tre giorni di accesso.

Con i serbatoi che stanno rifornendo la capitale rimasti quasi del tutto all’asciutto, si stima che circa 125.000 famiglie sono state coinvolte dalla siccità. Secondo quanto scritto dal quotidiano boliviano La Razon, gli allevatori, principalmente quelli di Santa Cruz, stanno contando danni record per circa 149 milioni di dollari, con oltre 60.000 bovini che sono rimasti uccisi. In tre città, tra cui figura anche La Paz, la chiusura dell’anno scolastico è stato anticipato di una settimana a causa della scarsità di acqua.

Si pensa che l’intensità della siccità sia stata inasprita a causa del fenomeno El Nino, lasciando i livelli delle dighe sotto il 10 per cento rispetto al loro regolare livello. Per il momento le previsioni meteo dicono che non ci saranno piogge fino all’inizio di Dicembre.

La crisi della Bolivia non è un problema del tutto nuovo. I ghiacciai delle Ande, che forniscono acqua alla capitale più alta del mondo, La Paz, si stanno sciogliendo ad un ritmo molto rapido negli ultimi decenni. Negli ultimi 25 anni del secolo scorso, le temperature medie nel tropico delle Ande sono aumentate di circa 0,14 gradi ogni dieci anni, secondo la Union of Concerned Scientist. Il ghiacciao di Chacaltaya, situato a nord-over di La Paz, si è sciolto totalmente nel 2009.

In tutto il mondo, la mancanza di acqua causata dai cambiamenti climatici ha portato ad un maggiore ricorso alle falde acquifere sotterranee. Molte delle più grandi falde acquifere del mondo, che forniscono acqua a centinaia di milioni di persone, si stanno rapidamente esaurendo.

Nel 2004 problemi di fornitura dell’acqua alla seconda maggiore città della Bolivia, El Alto, ha portato i cittadini per le strade a protestare. Di conseguenza, il controllo dell’acqua è passato dalle mani dei privati in quelle dello Stato.

Proteste di massa sono esplose ancora una volta a El Alto nel corso dell’ultima siccità. La settimana scorsa i residenti della città hanno preso in ostaggio i funzionari che sono responsabili dell’approvvigionamento dell’acqua, chiedendo una risposta alla crisi.

Morales ha risposto a inizio settimana sollevando dall’incarico il numero uno della compagnia statale dell’acqua e il direttore di stato per l’autorità dell’acqua, inviando inoltre le scuse di rito. Il presidente ha promesso che i fondi saranno utilizzati per trivellare i pozzi e trasportare l’acqua nelle città con l’aiuto dell’esercito.