Brasile: l'economia si contrae nel 3,8 per cento nel 2015. E la recessione continuerà nel 2016

di 04.03.2016 9:00 CET
Brasile, recessione
Un uomo dorme di fronte a degli sportelli ATM in Paulista Avenue, al centro di San Paolo REUTERS/DAMIR SAGOLJ

Giovedì 3 marzo sono stati rilasciati i dati sul PIL 2015 del Brasile. Secondo l’agenzia statistica nazionale IBGE, l’economia brasiliana si è contratta del 3,8 per cento lo scorso anno, facendo registrare la peggiore performance degli ultimi 25 anni, come ha riportato la Reuters.  

“Anche se non pensiamo che il Brasile sia sull’orlo di una crisi finanziaria, la sua posizione rimane debole”, ha detto alla BBC Edward Glossop, economista esperto di mercati emergenti della Capital Economics.

I dati sono bene o male in linea con le aspettative degli analisti, che si aspettavano nell’ultimo trimestre dell’anno un altro calo (un sondaggio citato dal Financial Times aveva previsto stime di riduzione del PIL nel 2015 proprio del 3,8 per cento).

La più grande economia dell'America Latina è caduta a picco nel 2015, a causa del calo dei prezzi delle materie prime, un indebolimento della valuta e un rallentamento della domanda dalla Cina. A febbraio, gli economisti interpellati da Reuters hanno previsto una riduzione del PIL del 3,33 per cento nel 2016.

Se le previsioni si riveleranno corrette si tratterà del biennio di recessione più profondo che ha visto il Brasile in un secolo.

Tuttavia, il Brasile potrebbe impiegare diverso tempo prima di vedere una ripresa della fiducia, dal momento che le aspettative del mercato sono peggiorate nel corso delle ultime settimane, con le maggiori agenzie di rating Standard & Poor e Moody che hanno declassato nel mese di febbraio il debito del paese a spazzatura, citando il fallimento nel tenere a freno la spesa e un ulteriore deterioramento del debito del Brasile.

Nel frattempo, il Paese ha affrontato una spirale inflazionistica di quasi l’11 per cento su base annua a gennaio - il livello più alto in un decennio - con gli analisti che si attendono il picco dell’inflazione generale verso la fine del primo trimestre del 2016.

"Le prospettive di inflazione rimangono molto impegnative e le autorità stanno trovando sempre più difficile controllare l'inflazione e ancorare le aspettative," ha detto al Financial Times Alberto Ramos di Goldman Sachs.

Mercoledì scorso, il comitato di politica monetaria del Brasile, la COPOM, ha mantenuto il tasso di interesse di riferimento del SELIC stabile al 14,25 per cento, come previsto dagli analisti, nonostante il rischio del Brasile di mancare il suo obiettivo di inflazione per il secondo anno. I politici hanno sottolineato le incertezze nell'economia globale e hanno detto che la recessione potrebbe allentare le pressioni sui prezzi.

Affossati da un deficit di bilancio che è si gonfiato a dismisura e dallo scandalo di corruzione che ha interessato la compagnia petrolifera statale Petroleo Brasileiro SA, il presidente Dilma Rousseff e la banca centrale sono sotto pressione da parte degli investitori e delle imprese per aver tagliato le spese e aumentato le tasse nel bel mezzo della recessione.

D'altra parte, la Rousseff, che sta affrontando un procedimento di impeachment al Congresso, è stata sollecitata dai suoi alleati di sostituire l’austerità a favore di misure che possono far ripartire l'economia e aumentare l'occupazione.

Il Brasile ha fatto registrare un deficit complessivo di oltre il 10 per cento del PIL nel 2015 a causa del suo pesante debito.

"Ci aspettiamo un processo di aggiustamento più prolungato con una correzione più lenta nella politica fiscale, così come un altro anno di contrazione economica ripida," ha riportato l’agenzia S&P in un comunicato.