Brexit: accordo raggiunto fra UE e Regno Unito,ma il referendum si terrà lo stesso

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David Cameron REUTERS/Dylan Martinez

È stato raggiunto un accordo fra il Regno Unito e l'Unione Europea sulla riforma dei rapporti tra Londra e Bruxelles che, nelle intenzioni del primo ministro britannico David Cameron, forte promotore di questi negoziati, dovrebbe permettere al Regno Unito di rimanere all'interno dell'Unione.

Il governo londinese verrà informato sabato 20 febbraio degli ultimi sviluppi e potrebbe infine indire il referendum su tale accordo per il prossimo 23 giugno, data (possibile) nella quale i sudditi di Elisabetta II dovranno decidere se rimanere all'interno dell'Unione riformata oppure se uscirne.

Questo accordo permetterà a David Cameron di fare campagna per il sì al referendum, arginando la volontà di buona parte del proprio partito che invece propende per l'uscita del Regno Unito dalla UE, la cosiddetta Brexit.

Il testo dell'accordo stabilisce che l'Unione Europea ha più di una moneta, riconoscendo che l'Unione non ha come punto di arrivo l'adozione da parte di tutti i membri dell'euro. Più in generale il Regno Unito non sarà obbligato a convergere nell'Unione sempre più stretta che dovrebbe essere il traguardo finale dell'Unione Europea secondo il trattato di Roma del 1957. I paesi che non adotteranno l'euro non potranno però impedire che ci sia un ulteriore integrazione dell'Unione, ma i contribuenti di tali paesi non verranno coinvolti in ulteriori salvataggi.

Londra continuerà a partecipare alle discussioni relative alla regolazione finanziaria (il suo business principale, in pratica) in modo da sostenere l'uniformità del mercato interno di cui Londra continuerà a far parte. Il mercato interno dovrà essere sempre più integrato e rafforzato con regole sempre migliori. I paesi che non partecipano all'euro potranno richiedere al Consiglio di intervenire su materie relative alla sola Eurozona nel caso in cui ritengano che tali nuove regole possano creare problemi alla propria stabilità finanziaria.

L'accordo dovrebbe aumentare i poteri dei singoli governi nazionali sulle leggi comunitarie, anche se non nella forma inizialmente desiderata dagli inglesi. Le leggi europee potranno essere bloccate nel caso in cui un certo numero di paesi dovessero decidere di non sostenere tale nuova legislazione.

Per quanto riguarda l'immigrazione, uno dei temi più caldi dei negoziati, l'accordo prevede un freno di emergenza nella concessione di benefici previdenziali che potrà essere richiesto in circostanze eccezionali: le richieste per la concessione di tali benefici verranno bloccate per i lavoratori che giungeranno nel Regno Unito nei prossimi 7 anni, periodo non rinnovabile. L'accesso a tali benefici sarà graduale su un periodo di 4 anni.

L'accordo sembra accogliere molte delle richieste dei conservatori, tuttavia il referendum potrebbe comunque portare all'uscita del paese dall'Unione. Esso verrà visto come un referendum su Cameron, che ha deciso di non ricandidarsi per un terzo mandato: la lotta per la successione è già iniziata, e molti dei pretendenti hanno deciso di schierarsi per la Brexit. Una sconfitta di Cameron potrebbe portare ad una precoce conclusione il suo percorso politico e quindi spianare la strada ad altre personalità del partito conservatore.

Il partito laburista è in teoria favorevole alla permanenza del segno nell'Unione europea, tuttavia potrebbe non mostrarsi compatto al momento del referendum per via delle possibili implicazioni politiche a sostegno del proprio avversario.

Un'eventuale Brexit potrebbe causare inoltre nuove spinte indipendentiste in Scozia, dove il supporto l'Unione europea dovrebbe essere più forte, e che, nel caso in cui si dovesse decidere per il divorzio da Bruxelles, potrebbe richiedere un nuovo referendum per abbandonare il Regno Unito.