Brexit ed elezioni UK: guida pratica ai 5 possibili risultati

May Corbyn
Due pupazzi di Theresa May (a sinistra) e Jeremy Corbyn REUTERS/Neil Hall

Sono in corso le operazioni di voto per le elezioni legislative del Regno Unito che rinnoveranno la Camera Bassa del Parlamento di Westminster. I seggi chiuderanno alle 22 ora locale (le 23 in Italia): i risultati verranno resi noti nel corso della notte.

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Si tratta di un voto importante non solo per quanto riguarda il futuro del Paese a livello politico, economico, sociale e quant'altro, ma soprattutto per il futuro dei rapporti tra Londra e l'Unione Europea a seguito della Brexit.

Che succede se vince il partito conservatore? Che succede se vince il partito laburista? Vediamolo in questa guida pratica.

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Caso 1: il Partito Conservatore conserva o allarga la maggioranza di governo


Questo è il caso preferito dal primo ministro Theresa May, che in questo modo riuscirebbe a gestire meglio i malumori all'interno del suo partito dovuti al non eccessivo consenso che i parlamentari conservatori nutrono nella posizione di May sulla Brexit, ovvero “nessun accordo è meglio di un brutto accordo”.

Se si dovesse realizzare questo caso, Theresa May potrebbe continuare sulla strada della Hard Brexit, fino ad arrivare, nel caso peggiore per Londra, ad una rottura con l'Unione Europea che farebbe male ad entrambe le parti, ma soprattutto al Regno Unito.

Sono necessari 323 voti per la maggioranza assoluta (considerando 4 parlamentari del Sinn Fein che non partecipano mai ai lavori e lo speaker della Camera, che non partecipa alle votazioni), e nella Camera uscente i Tories ne controllano 330.

Caso 2: il Partito Conservatore vince, ma perde seggi


Theresa May ha la maggioranza assoluta dei seggi e quindi può portare avanti la sua idea di Hard Brexit, anche se dovrà fare difficili equilibrismi con il resto del proprio partito per riuscire a portare a casa questo risultato.

Caso 3: Il Partito Conservatore perde la maggioranza assoluta, ma non quella relativa


In questo caso bisogna considerare due scenari: nel primo scenario risulta possibile l’alleanza tra il Partito Laburista e il Partito Liberal-democratico. Salvo sorprese, è da escludere un’alleanza dei LibDem con i Tories, perché i liberal-democratici sono dichiaratamente contrari alla Brexit.

Sempre per questa ragione i LibDem potrebbero costringere Jeremy Corbyn a scendere a compromessi per non smentire il risultato del referendum dello scorso anno, ma mitigandone gli effetti.

In parole povere l'esito più probabile sarebbe una Soft Brexit, ovvero il Regno Unito uscirebbe dell'Unione Europea, ma dovrebbe continuare ad applicare le sue regole (e a pagare per il suo funzionamento), senza avere voce in capitolo su come cambiarle. Una specie di EFTA, probabilmente senza entrare nell’EFTA (perché la Norvegia non vuole).

Nel secondo scenario, ovvero se non si dovesse formare una coalizione a sinistra, Theresa May potrebbe guidare un governo di minoranza o, meno probabilmente, un governo di coalizione che con buona probabilità annacquerebbe la posizione dura del primo ministro del Regno Unito. Se si dovesse arrivare ad un governo di minoranza, c'è un'elevata probabilità che si vada al voto di nuovo prima che i negoziati sulla Brexit finiscano.

Caso 4: Il Partito Laburista vince la maggioranza relativa dei seggi


Si tratta dello stesso caso trattato al punto 3 (Soft Brexit), ma in questo caso, nel caso in cui non si riuscisse a formare un governo di coalizione, l'eventuale governo di minoranza sarebbe guidato da Corbyn.

Se sperate (inutilmente, a nostro avviso) che il Regno Unito ci ripensi sulla Brexit, i casi 3 e 4 sono quelli in cui questo scenario è meno improbabile.

Caso 5: Il Partito Laburista vince la maggioranza assoluta dei seggi


Si tratta del caso più improbabile (dopo il ripensamento sulla Brexit). Se il Partito Laburista dovesse vincere le elezioni, è molto probabile che il Parlamento sarà chiamato ad approvare il risultato che uscirà dalle negoziazioni con l'Unione Europea. Per questa ragione l'esito dovrebbe essere una Soft Brexit come descritta al punto 3.