Brexit: la Norvegia sbatte la porta in faccia al Regno Unito su una possibile adesione alla EFTA

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Prime conseguenze della Brexit e del conseguente crollo della sterlina: nel Regno Unito aumentano i prezzi dei prodotti importati, inclusi quelli tecnologici REUTERS / TOBY MELVILLE

La Norvegia potrebbe decidere di sbarrare la porta ad una delle possibilità che il Regno Unito potrebbe avere per rimanere all'interno dell'Unione Europea anche dopo la Brexit.

Questa possibilità, una delle più importanti per continuare ad avere l'accesso al mercato unico europeo, è l'adesione alla EFTA, ovvero la European Free Trade Association, che attualmente vede tra i suoi membri Norvegia, Islanda, Liechtenstein e (con qualche distinguo) Svizzera. Questi quattro paesi fanno parte della cosiddetta European Economic Area (EEA), un'area all'interno del quale i cittadini, i beni, i servizi e i capitali possono muoversi liberamente.

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Accedendo alla EFTA, il Regno Unito manterrebbe l'accesso al mercato unico dell'Unione Europea, tuttavia sarebbe ancora costretta a contribuire al budget dell'Unione stessa (solo un pochino in meno) e dovrebbe comunque accettare la libertà di movimento di cui godono attualmente i cittadini europei, cosa che i movimenti per la Brexit vogliono evitare. Come già spiegato in passato, in sostanza Londra dovrebbe aderire alla maggior parte delle regole dell'Unione come fa già attualmente, perdendo però la possibilità di influenzare tali regole.

Tuttavia la Norvegia sembra avere intenzione di sbarrare la strada a questa possibilità. Per aderire alla EFTA è necessaria l'approvazione di tutti e quattro i paesi che attualmente ne fanno parte, ma alla Norvegia non sembra piacere l'idea di entrare in associazione con il Regno Unito.

Il motivo è abbastanza semplice: l'ingresso di un paese grande e forte come il Regno Unito sconvolgerebbe gli equilibri dell'associazione e costringerebbe ad ulteriori estenuanti discussioni per raggiungere nuovi accordi commerciali che soddisfino questi nuovi equilibri.

Il Regno Unito è la seconda economia europea dopo la Germania, mentre la maggiore economia della EFTA, la Svizzera, è al nono posto, mentre la Norvegia è al tredicesimo. Il prodotto interno lordo combinato dei quattro paesi che appartengono alla EFTA (considerando che Islanda e Liechtenstein sono abbastanza trascurabili) non rappresenta neppure il 50% dell'economia del Regno Unito, e di conseguenza la EFTA diventerebbe un'associazione a chiara egemonia londinese.

Questo comporterebbe la necessità di rinegoziare tutta una serie di accordi sia all'interno della EFTA, sia fra la EFTA e l'Unione Europea, un processo che rischia di essere enormemente lungo e complesso, e che Oslo potrebbe giustamente non voler percorrere in conseguenza di una scelta altrui: lo stesso al primo ministro norvegese, Erna Solberg, prima del referendum dello scorso 23 giugno aveva chiesto agli inglesi di non votare per uscire dalla brexit proprio perché il processo di uscita sarebbe stato tutt'altro che semplice.

In ogni caso, al Regno Unito resterebbero altre soluzioni per uscire dall'Unione Europea e rimanere comunque agganciati al continente. Il problema, qualunque sia la soluzione prescelta, è che ogni accordo con l'Unione Europea rischia di essere peggiore rispetto allo stato attuale, ovvero la permanenza all'interno della UE, perché Londra può contribuire alla scrittura delle regole del Mercato Unico, mentre uscendo dalla UE e rimanendo nel Mercato Unico sarà costretta a subire regole scritte altrove.

Per questa, e per molte altre ragioni, sempre più analisti credono che, nonostante le promesse da parte del governo britannico, l'attivazione dell'articolo 50 del Trattato di Lisbona, che dovrebbe dare il via alle negoziazioni per l'uscita, potrebbe non arrivare molto presto. E forse, considerando che il Paese sta già subendo gravi conseguenze economiche per colpa del referendum del 23 giugno, esso potrebbe non essere attivato mai. Il problema, in questo caso, sarà valutare le conseguenze politiche di andare contro la volontà popolare.

Il Regno Unito, in pratica, sembra essersi infilato in un pericoloso vicolo cieco.

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