Burioni: "Vaccino anti-HPV, Report ha fatto disinformazione"

Il Gardasil, uno dei più diffusi vaccini anti-HPV (Virus papilloma umano)
Il Gardasil, uno dei più diffusi vaccini anti-HPV (Virus papilloma umano) Jan Christian @ www.ambrotosphotography.com (CC BY-SA 2.0), via Wikimedia Commons

Sta facendo molto discutere la puntata di Report andata in onda la sera del 17 aprile, uno dei cui temi è stato quello del vaccino anti-HPV (Papilloma virus): nella trasmissione di RaiTre si è parlato di come potrebbe esserci stata una sottovalutazione delle reazioni avverse, anche a causa di falle del sistema di farmacovigilanza (grazie al quale vengono valutati rischi e benefici di un farmaco) a livello europeo. Su questo tema, abbiamo intervistato quello che è senza dubbio il più celebre esperto del settore in questo periodo: il dottor Roberto Burioni, professore di Microbiologia e Virologia per l'università Vita-Salute San Raffaele di Milano e vera "star dei social" in tema di divulgazione scientifica sui vaccini.

Prima di passare ai commenti di Burioni, crediamo ci sia bisogno di qualche doverosa premessa, anche solo per spiegare meglio di cosa si stia parlando. L'HPV (virus del papilloma umano) è estremamente diffuso, ma molto spesso le sue infezioni sono asintomatiche e si risolvono da sole. In alcuni casi, il virus può però essere l'anticamera di vari tipi di cancro: ad esempio, quasi ogni caso di tumore alla cervice è dovuto all'HPV.

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Esiste fortunatamente la possibilità di vaccinarsi contro questo virus, proteggendosi sia dal papilloma che, conseguentemente, dai tumori che è in grado di generare. Anche se scientificamente parlando la definizione non è precisa, non è quindi assurdo dire che l'anti-HPV rappresenta un vaccino contro il cancro. Vaccino che, vista l'altissima efficacia dimostrata nel prevenire l'insorgere dell'infezione, potrebbe essere uno dei più efficaci attualmente esistenti.

La puntata di Report, come già si poteva intuire dal titolo "Reazioni avverse", è stata incentrata sui presunti effetti collaterali prodotti dal vaccino anti-HPV. Senza voler in alcun modo scendere nei dettagli dei casi relativi alle persone intervistate, l'impressione è che si sia voluto ancora una volta basarsi sulla considerazione "Post hoc, ergo proter hoc": Y è successo dopo X, quindi X ha causato Y. Si tratta di una logica estremamente facile da applicare, ma che raramente resiste alla verifica dei fatti.

Il fatto che la somministrazione del vaccino e l'insorgere di queste presunte reazioni avverse possano essere due eventi vicini nel tempo non implica che uno abbia causato l'altro: i numerosi studi che hanno analizzato la situazione hanno permesso di verificare come effettivamente i casi riconducibili alla somministrazione del farmaco siano una ristrettissima minoranza, mentre per tutti gli altri si può parlare di una semplice coincidenza temporale.

Enrica Alteri, direttrice ricerca e sviluppo medicinali ad uso umano dell'Agenzia europea del farmaco (EMA) ha probabilmente spiegato la questione con maggiore precisione nella sua intervista, che però in questo passaggio è stata ridotta in fase di montaggio. Piuttosto ridotto (e questo è un eufemismo) è stato anche lo spazio che la redazione di Report ha riservato alla descrizione di scopo ed efficacia del vaccino anti-HPV.

Ragazza si sottopone alla vaccinazione contro il virus del papilloma umano (HPV) Ragazza si sottopone alla vaccinazione contro il virus del papilloma umano (HPV)  Pan American Health Organization (PAHO) - CC BY-ND 2.0 - via Flickr

Per quanto il taglia&cuci necessario a confezionare un reportage in modo da farlo rientrare nei tempi previsti sia perfettamente comprensibile, dal momento che si sta parlando di farmaci l'aspetto della loro efficacia non può certo essere considerato secondario. Sarebbe quindi stato apprezzabile dedicare 2 o 3 minuti del servizio unicamente all'aspetto dei risultati che è possibile ottenere grazie al vaccino: in questo modo, sia detto per inciso, sarebbe stato anche dato maggior valore alla frase "Questa inchiesta non è contro l'utilità dei vaccini" che il conduttore Sigfrido Ranucci ha pronunciato all'inizio della puntata.

Sarebbe stato giusto, a nostro parere, dare la parola anche a qualcuno in grado di spiegare la composizione dei vaccini, come si protegga il prodotto dalle contaminazioni ed a cosa servano i vari elementi che contiene. Ad essere intervistata è stata invece solamente Antonietta Gatti, ricercatrice nel campo delle nanopatologie, che prima di fare una lista di quanto individuato all'interno di un vaccino spiega di aver trovato "una quantità abbastanza importante" di alluminio, senza però spiegare quale sarebbe questa quantità o di specificare in rapporto a cosa sia da considerare "importante".

"Come è possibile che le voci critiche della comunità scientifica sulla consulente scelta dalla trasmissione vengano liquidate in una battuta che dice più o meno che l’ente per il farmaco europeo ha rigettato gli studi perché senza evidenze scientifiche?", scrivono sul blog di debunking BUTAC.it, dove vengono affrontate in modo più approfondito delle questioni tecniche relative all'argomento. "Evidenze che siccome tu trasmissione mi stai riportando ritieni siano importanti, quindi io spettatore riterrò automaticamente l’EMA da denigrare e la dott.ssa Gatti un importante ricercatore indipendente".

Esaurite rapidamente quelle che ritenevamo essere delle doverose precisazioni, diamo adesso spazio all'intervista che abbiamo realizzato nelle scorse ore con il professor Roberto Burioni.

Ha visto la puntata di Report andata in onda ieri?

Ho visto e sono rimasto molto contrariato, perché la puntata è partita con: "Noi non siamo contro i vaccini". Che è diventato l'equivalente di "Io non sono razzista, ma...", frase che precede un discorso razzista. Secondo me, nella mia opinione di telespettatore e di esperto, ieri sera non si è informato in maniera corretta, perché si è dato ampio spazio ad ipotesi che non hanno alcuna conferma scientifica e che non sono accettate dalla comunità scientifica, e non si è ascoltato nessun esperto. Un conto sono i discorsi sulla contaminazione e simili, ipotesi che semplicemente non sono sostanziate da dati scientifici; un conto sono le tangenti, quella è un'altra cosa su cui non mi pronuncio.

Quindi il taglio dato alla trasmissione non le è piaciuto per nulla.

Io ritengo che ieri sera non sia stato fatto un buon lavoro. Ritengo sia stata fatta una profonda disinformazione, questo è il mio parere, e ritengo che la cosa molto grave sia che ciò sia stato fatto con i soldi dei contribuenti, in un servizio pubblico che riceve i soldi dallo stesso stato che cerca di informare correttamente i cittadini per fare sì che si vaccinino con un vaccino come quello contro il papilloma che è sicuro - perché i dati scientifici dicono che è sicurissimo, che è efficace, in quanto l'efficacia è superiore al 99% - e che potrebbe fare scomparire dalla Terra un tumore, quello del collo dell'utero, che è previsto che solo quest'anno ucciderà 2.900 donne italiane. Questa è una cosa molto grave e sulla quale si dovrebbe informare in maniera corretta: a mio giudizio, questo ieri non è avvenuto.

Le risulta esistano questi problemi in tema di farmacovigilanza dei quali si è parlato durante Report?

Non so, questo deve chiederlo all'AIFA: io sono un professore universitario, non mi occupo di farmacovigilanza. Io le risponderei di no, perché è un vaccino usato in tutto il mondo, quindi dovremmo immaginare una mancanza di farmacovigilanza che va dall'Australia fino alla California. Ecco, forse [quelli di Report] avrebbero dovuto sentire l'Istituto Superiore di Sanità o l'AIFA. Avrebbero forse dovuto sentire la Società Italiana di Virologia, che proprio poche settimane fa ha organizzato un convegno su questo vaccino al quale hanno partecipato tutti i maggior esperti del mondo, e che ha emesso delle linee guida che affermano la sicurezza e l'efficacia di questo vaccino. Su questo aspetto ieri non mi sembra di aver sentito voci di esperti, magari mi sono distratto.

No, effettivamente non si è sentito molto al riguardo. Qualcuno di Report ha provato a contattarla?

La giornalista ha detto di avermi mandato un messaggio su Facebook il 2 gennaio, al quale io non ho risposto. Ma scusi, ad esempio lei se è interessato a parlarmi mi contatta su Facebook o tramite l'ufficio stampa della mia università?

Ovviamente cerco tutti i contatti possibili. L'avevo già intervistata alcuni mesi fa e rintracciarla è stato piuttosto facile.

Naturalmente. Non è che il San Raffaele non ha un ufficio stampa: li chiama e loro mi trovano. Questa giornalista dice: "Volevo sentire il suo parere, le ho mandato un messaggio su Facebook e non mi ha risposto". Comunque, devo dire che mi soddisfa il fatto di aver pubblicato su Facebook un post che critica in maniera estremamente intensa questa trasmissione - facendo anche l'esempio di un'altra dipendente della RAI, una ballerina che è morta a 29 anni - e vedo che l'hanno già letto alcune centinaia di migliaia di persone (al momento siamo a circa 12.000 "Mi piace" e 8.000 condivisioni, ndr). Speriamo che sia la replica della storia con Red Ronnie, che è stata la migliore campagna a favore dei vaccini degli ultimi 10 anni. Ricorda la trasmissione?

Certamente. La intervistai proprio a questo proposito.

Ecco, io spero che questo sia un secondo caso alla Red Ronnie, è questa la mia speranza: da quella disinformazione è nata corretta informazione, speriamo sia così anche stavolta.

Glielo chiedo in modo molto chiaro: il vaccino HPV è sicuro?

Il vaccino HPV è sicuro, perché è stato somministrato ad oltre 100 milioni di persone, e studi estesissimi ne hanno confermato la grandissima sicurezza. Il vaccino HPV è immensamente efficace, perché sembra che sia sopra il 99% di efficacia: è incredibile quanto sia efficace, i dati sono veramente strabilianti. Ma non solo: è un vaccino contro il tumore: io e lei abbiamo paura del tumore, io ho paura di ammalarmi di tumore continuamente, è un incubo. Bene, questo è il primo vaccino che l'uomo ha messo a punto contro un cancro.

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E non mi sembra poco.

Assolutamente! Che poi si possa migliorare la farmacovigilanza, come si può migliorare tutto, è ovvio.

Secondo lei come andrebbero affrontate questioni di questo tipo a livello mediatico?

Io ritengo che i giornalisti abbiano una responsabilità notevole di informare correttamente. Molti paesi si sono dati delle regole estremamente rigorose: ad esempio, la BBC non accetta cialtroni nelle sue trasmissioni. Non accetta persone che non sono accreditate dalla comunità scientifica. [Ieri] sono stati intervistati dei sedicenti ricercatori sulle nanopatologie che però non hanno sostanziato in pubblicazioni scientifiche accettabili le loro osservazioni. In questo caso non va bene dare spazio: si deve seguire la strada rigorosa della scienza. Però io sono ottimista, perché vedo che comunque, alla fine, mentre una volta la gente stava zitta ora non è più così. E come la gente si è arrabbiata con Virus dopo la storia di Red Ronnie, ho la sensazione che ci sia una grossa indignazione anche questa volta per questa trasmissione. Speriamo che, come succede talvolta, dal male nasca il bene.

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