Calciopoli, Moggi parla da martire. Ma il processo ha confermato le accuse: campionati falsati da un’associazione a delinquere

di 24.03.2015 10:49 CET
Luciano Moggi
Luciano Moggi Reuters

"Abbiamo scherzato per nove anni e questa è una cosa spiacevole, perché questo processo abnorme si è risolto in nulla: solo tante spese. In nove anni si è appurato che il campionato è stato regolare, i sorteggi regolari e non ci sono state conversazioni sulle designazioni"

Luciano Moggi sa che quanto dice non corrisponde al vero. I campionati non furono regolari, come non lo furono i sorteggi e i rapporti con i designatori. Se c'è una cosa che il processo ha dimostrato, in tutti i gradi di giudizio, è l'esistenza dell'associazione a delinquere contestata all'ex direttore generale della Juventus. Moggi avrebbe potuto rinunciare alla prescrizione, come gli ex arbitri De Santis (condannato), Bertini e Dattilo (assolti), ma non l'ha fatto. Incassa e porta a casa: non è affatto un'assoluzione, solo il processo non si è concluso in tempo utile e il reato (provato) si è estinto.

La Corte di Cassazione, che è un giudice di legittimità e non di merito ("assicura l'esatta osservanza e l'uniforme interpretazione della legge") poteva fare solo quello che ha fatto: annullare senza rinvio la sentenza d'Appello per intervenuta prescrizione. Un finale conosciuto da mesi, richiesto dallo stesso sostituto Procuratore Generale della Cassazione, Gabriele Mazzotta, nel corso della requisitoria: "reati confermati ma prescritti".

Per chi lo avesse dimenticato, due sentenze (in primo grado e in Appello, giudizi di merito sui fatti) hanno condannato Luciano Moggi.

Le parole scelte dai giudici d'Appello per le motivazioni della sentenza depositata nel marzo del 2014, in cui Moggi viene condannato a 2 anni e 4 mesi, sono durissime e di facile comprensione. Riportiamo alcuni stralci.

"La figura assolutamente apicale nel sodalizio di Luciano Moggi appare certa e inequivocabile. Dagli atti processuali emerge il suo ruolo preminente sugli altri sodali: non solo ha ideato di fatto lo stesso sodalizio, ma ha anche creato i presupposti per far sì di avere un'influenza davvero abnorme in ambito federale".

"Peculiare capacità di Moggi di avere una molteplicità di rapporti a vario livello con i designatori arbitrali fuori dalle sedi istituzionali, ai quali riusciva a imporre proprie decisioni e proprie valutazioni su persone e situazioni coinvolgendoli strettamente così nella struttura associativa e nel perseguimento della comune illecita finalità. Appaiono eclatanti le diverse incursioni di Moggi, assieme a Giraudo, negli spogliatoi di arbitri e assistenti".

"L'uso delle schede straniere, utenze utilizzate da molteplici soggetti su chiara ideazione dello stesso Moggi è il punto centrale che identifica la portata della associazione in parola"

"La leggerezza e apparente convivialità con cui avvenivano gli accordi per la designazione delle griglie arbitrali tra personaggi come Bergamo, Moggi o Giraudo, appare gravissima alla luce della evidente lesione del principio di terzietà che dovrebbe presiedere alla scelta di un direttore di gara".

I giudici d'Appello ritengono che i campionati falsati siano addirittura sette: "pare indubbio che sia emerso un sistema ben collaudato, peraltro già operante dagli anni 1999-2000, fra soggetti che sulla falsariga di 'rapporti amichevoli' (...) ponevano in essere condotte finalizzate a falsare la reale potenzialità di alcune squadre di calcio".