Campi Flegrei: c'è il rischio di un'eruzione? La pressione verso un "valore critico"

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L'area dei Campi Flegrei potrebbe essere a rischio eruzione Manuel Mauer - GFDL

Alcuni scienziati dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ritengono che i processi attualmente in corso ai Campi Flegrei "potrebbero evolvere verso un'eruzione". Come spiegato in un paper pubblicato su Nature Communications, nella caldera situata nei pressi di Napoli si sta raggiungendo un livello critico di pressione, anche se questo non è comunque sufficiente a dire che un'eruzione avverrà in tempi brevi.

I Campi Flegrei sono una grande caldera in stato di quiescenza situata nel golfo di Pozzuoli, a nord-ovest di Napoli. "Caldera" è un termine utilizzato per descrivere quei vulcani aventi una struttura caratterizzata da depressioni subcircolari dovute allo sprofondamento del terreno a seguito di grandi eruzioni.

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Considerando l'elevato rischio vulcanico, l'area dei Campi Flegrei è ormai da tempo sottoposta a monitoraggio costante, soprattutto da parte dell'Osservatorio Vesuviano, il più antico osservatorio vulcanologico del mondo: la sua istituzione risale infatti al 1841.

Lo studio in questione sottolinea l’esistenza di una soglia di pressione durante l'ascesa del magma nella crosta, raggiunto il quale il processo di risveglio vulcanico (unrest) potrebbe evolvere verso una situazione critica e portare ad un'eruzione. Nel paper viene messo in risalto il ruolo del magma, che risalendo verso la superficie perde pressione e rilascia parte delle specie volatili o gassose disciolte nel fuso.

campi flegrei Grazie al suo aspetto, l'area dei Campi Flegrei è stata utilizzata per rappresentare l'Inferno in due celebri film di Totò ("47 orto che parla" e "Totò all'Inferno"), nonché per l'ambientazione di alcune sequenze del film-documentario "Pink Floyd: Live at Pompeii".  Donar Reiskoffer (CC BY-SA 3.0)

"Nel lavoro viene dimostrata per la prima volta l’esistenza di un valore critico di pressione attorno al quale per ogni tipo di magma aumenta notevolmente (di oltre un ordine di grandezza) la quantità totale di fluidi rilasciati", spiega Giovanni Chiodini, dirigente di ricerca INGV e coordinatore del lavoro, condotto da un gruppo di scienziati dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV)-Sezioni di Bologna, Napoli e Palermo, delle Università di Palermo e Roma Tre, e dell’Université de Savoie.

"Raggiunte queste condizioni critiche, il magma rilascia notevoli quantità di acqua, in stato di vapore ad alta temperatura, che sono iniettate nelle rocce interposte fra il magma e la superficie. Le rocce, riscaldate dalle grandi quantità di vapore, si indeboliscono, perdendo la loro resistenza meccanica, determinando un’accelerazione dell’unrest verso condizioni critiche".

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La caldera dei Campi Flegrei è in stato di risveglio da decenni, come testimoniato anche dai bradisismi che si sono ripetuti nell’area dagli anni ‘50 del secolo scorso. Nel 2012 è stata certificata una variazione dello stato di attività dell'area, passato da verde ("Quiete") e giallo ("Attenzione scientifica"), a causa del nuovo sollevamento iniziato nel 2005.

"Il possibile avvicinarsi del magma alle condizioni di ‘pressione critica’ può spiegare l’attuale accelerazione delle deformazioni, il recente aumento nel numero di terremoti e l’aumento delle specie gassose più sensibili a incrementi di temperatura nelle fumarole della Solfatara di Pozzuoli, una delle aree più attive della caldera Flegrea", aggiunge Chiodini.