Cannabis, il THC potrebbe aiutare la memoria e migliorare l’apprendimento per gli anziani

di 10.05.2017 16:51 CEST
Marijuana
Marijuana Biswarup Ganguly (CC BY 3.0)

L’ingrediente psicoattivo principale della cannabis ha mostrato un ruolo importante nel ripristinare la memoria nei topi più anziani. Bassi dosaggi di THC potrebbero quindi migliorare la memoria e le disabilità legate all’apprendimento, ha dimostrato uno studio che apre la strada a trial clinici. Negli ultimi anni si è registrata una crescente evidenza che la marijuana può avere effetti dannosi sulla memoria dei più giovani, ma anche per la vista.

Un nuovo studio, pubblicato su Nature Medicine, suggerisce invece che l’impatto del THC sul cervello varia con l’età. Gli scienziati sanno già che l’attività nel sistema endocannabinoide del cervello (che media gli effetti psicoattivi della cannabis) diminuisce quando gli animali invecchiano. Ciò è legato ad un'accelerazione del processo di invecchiamento e del declino cognitivo. Si è pensato quindi di verificare se il THC poteva contribuire a ripristinare di segnalazione dei recettori cannabinoidi CB1 nel cervello di topi anziani e se questa memoria migliorata fosse legata a una migliore capacità di apprendimento.

“Negli animali giovani, trattati con basse dosi di THC per lunghi periodi di tempo, abbiamo visto che si produce una compromissione della memoria. Avviene il contrario per i topi anziani, che ne hanno un beneficio dato il ripristino dell’attività endocannabinoide sia per la memoria che per l’apprendimento. Il nostro lavoro suggerisce che gli effetti del THC sono diversi in base all’età”, ha dichiarato Andreas Zimmer, l’autore capo dello studio, a IBTimes UK.

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Nello studio gli scienziati hanno dato una bassa dose di THC ai giovani topi (2 mesi), a quelli più maturi (12 mesi) e a quelli più vecchi (18 mesi) su base regolare, valutando come il trattamento abbia influenzato le abilità degli animali durante le attività di memoria e di apprendimento.

“Negli animali giovani, trattati con basse dosi di THC per lunghi periodi di tempo, abbiamo visto che si produce una compromissione della memoria. Avviene il contrario per i topi anziani, che ne hanno un beneficio dato il ripristino dell’attività endocannabinoide sia per la memoria che per l’apprendimento. Il nostro lavoro suggerisce che gli effetti del THC sono diversi in base all’età”, ha dichiarato Andreas Zimmer, l’autore capo dello studio, a IBTimes UK.

Studiare la memoria

Nello studio gli scienziati hanno dato una bassa dose di THC ai giovani topi (2 mesi), a quelli più maturi (12 mesi) e a quelli più vecchi (18 mesi) su base regolare, valutando come il trattamento abbia influenzato le abilità degli animali durante le attività di memoria e di apprendimento.

Sono stati affidati vari compiti tra cui il cosiddetto Labirinto acquatico di Morris, dove una piattaforma è nascosta in un bacino idrico e i topi devono trovarla usando ciò che apprendono dai suggerimenti ambientali per testare la “memoria spaziale”, ma gli scienziati hanno usato anche altri compiti per testare la “memoria sociale”, osservando che il trattamento con THC ha alterato il comportamento dei topi giovani, migliorato invece le prestazioni nei topi maturi.

Quando si conducono studi sul THC le scoperte sono di solito replicabili sugli umani: “Particolarmente impressionante è che l’effetto è stato osservato in diversi compiti. Questo è molto importante, perché se l’effetto fosse stato osservato solo per un compito si poteva dedurre i benefici a fattori non-mnemonici, specifici quindi solo per quel compito”, ha dichiarato Jarid Goodman del dipartimento di Psicologia della Texas A&M University, anche se non è stato coinvolto nello studio.

Sulla strada per i trial clinici

Queste scoperte possono ora permettere agli scienziati di passare ai trial clinici, anche se è troppo presto per dire che questi effetti saranno osservati anche negli umani: "molti studi su umani e animali hanno già dimostrato che gli effetti del THC nei roditori sono spesso confermati anche per gli esseri umani", ha detto Zimmer.

Se i trial riceveranno luce verde la squadra studierà due gruppi di partecipanti, persone anziane con lievi danni cognitivi e altri anziani con demenza precoce. "Credo che i risultati siano sufficienti per iniziare gli studi clinici sugli umani. I risultati sui roditori sono convincenti e non c'è un sostanziale rischio di trattamenti con piccole dosi di THC per la popolazione umana. Sarà importante però la conferma dell'influenza del THC. Nei giovani adulti il ripetuto uso di cannabis esalta la regione del cervello legata all''abitudine', che può portare all'abuso di cannabis", ha dichiarato Goodman.

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