Careca vede un Napoli da scudetto: "Squadra e allenatore fortissimi, ma ora tocca al presidente"

Al centro Antonio Careca, ex attaccante del Napoli. A sinistra Giorgio Di Vicino (ex Napoli), a destra Stefano Cirillo della Viesse Sport
Al centro Antonio Careca, ex attaccante del Napoli. A sinistra Giorgio Di Vicino (ex Napoli), a destra Stefano Cirillo della Viesse Sport Domenico Esposito

A vederlo insegnare calcio ai ragazzini della scuola calcio Azzurri di Torre Annunziata (Na) vien da chiedersi perché oggi non sia un allenatore di successo. Attento, scrupoloso, disponibile, entusiasta. Antonio Careca, 57 anni a ottobre e un fisico ancora asciutto da fare invidia a un trentenne, ha scritto pagine meravigliose e indimenticabili della storia del Napoli calcio.

Uno scudetto (il secondo e ultimo vinto dal club campano), una Supercoppa Italiana e una Coppa Uefa che col senno di poi poteva tranquillamente essere denominata anche Champions League. Soprattutto, insieme a Giordano e Maradona ha dato vita alla MaGiCa, uno dei tridenti più forti di tutti i tempi.

NAPOLI NEL CUORE

Indissolubile il legame con la città che ancora lo venera nonostante l’inevitabile cambio generazionale dettato dal tempo. Se pensate, però, che i piccoli tifosi del terzo millennio cresciuti con i poster in camera di giocatori tatuati e con i capelli all’ultima moda non lo conoscano, sappiate che cadete in errore. Il mito di Careca vive e si alimenta attraverso i racconti di nonni, zii e padri che hanno vissuto gli anni d’oro del Napoli. Perché - sulle rive del Golfo - passione e tifo convergono e si tramandano. Un tempo attraverso vhs custodite come sacre reliquie, oggi sfruttando i video, purtroppo non in HD, caricati su YouTube da supporter nostalgici.

Careca è tornato nel capoluogo campano in qualità di testimonial dell’evento ideato e organizzato dalla VieSse Sport di Vincenzo Raiola e Stefano Cirillo presso il centro sportivo “Parco Carolina”. Senza pensarci su due volte ha accettato di tenere uno stage con una selezione di ragazzi nati tra il 2003 ed il 2009, per cui lo sport è salvezza, è vita, è futuro. Già, perché Torre Annunziata è una di quelle provincie del napoletano dove, se non hai certezze e punti di riferimento, è facile imboccare la strada sbagliata. Una strada a senso unico, senza ritorno. Abbiamo approfittato della sortita partenopea del campione brasiliano dal sangue azzurro per compiere un viaggio temporale tra passato, presente e futuro del Napoli (e non solo).

Careca insegna calcio ai piccoli talenti di Torre Annunziata Careca insegna calcio ai piccoli talenti di Torre Annunziata  Domenico Esposito

Careca, trent’anni fa il primo storico scudetto del Napoli. Quanto ancora dovranno aspettare i tifosi partenopei per tornare a gioire come nel 1987?

Mi auguro che il terzo scudetto arrivi subito. La squadra c’è e il gioco pure. Soprattutto c’è Sarri, un mister fantastico: se il Napoli regala spettacolo la maggior parte dei meriti va attribuita a lui”.

Un allenatore da blindare...

Sarri ha dimostrato di essere fortissimo. Ancora più, perché non veniva dal mondo del calcio. Vi dirò di più: voglio fare un corso da bancario, magari divento bravo come lui (ride, ndr)". 

Gli azzurri si sono confermati una micidiale macchina da gol nonostante l’addio di Higuain.

Paradossalmente la cessione del capocannoniere dei record Higuain è servita a far crescere la squadra, perché ognuno è stato costretto ad assumersi le proprie responsabilità. Insigne e Mertens ne sono la prova”.

Che cosa manca al Napoli per colmare il gap con la Juventus?

Due-tre elementi di esperienza internazionale. Ora tocca al presidente. Spero che osi, perché manca quel pizzico di coraggio in più per provare a finalmente a vincere”.

Si aspettava una vittoria così netta del Real Madrid contro i bianconeri?

No, è stata una sorpresa. Consideravo la Juve una squadra pronta, organizzata. E con una difesa inespugnabile. Mai avrei immaginato che in 90 minuti avrebbe incassato più gol di quanti ne ha subiti durante tutta la Champions League”.

Troppo forti i madrileni?

Senza dubbio è una squadra esperta, abituata a giocare questo tipo di partite e a vincerle. Cristiano Ronaldo si è dimostrato ancora una volta fenomenale, ciò nonostante resto convinto del fatto che la Juventus avrebbe potuto vincere o pareggiare. Il 4-1 è un risultato bugiardo, maturato anche per via degli errori di Allegri. Dopo l’intervallo, sul risultato di 1-1, i bianconeri sono spariti dal campo”.

Una sconfitta del genere e la delusione del mancato triplete possono condizionare la prossima stagione della Juve e, magari, consentire alle rivali di lottare veramente per lo scudetto?

Non credo, perché ora vanno tutti in vacanza, si rilasseranno un po’ e avranno tempo e modo di ricaricare le batterie”.

Napoli è?

Il punto più alto della mia carriera. Casa mia. Ed è per questo che torno sempre con piacere. Da calciatore accettai la proposta del Napoli perché sapevo del calore dei tifosi e per giocare insieme a Maradona. Ho disputato tre mondiali con la Nazionale, ma niente è paragonabile alla mia avventura a Napoli”.

A Maradona verrà conferita la cittadinanza onoraria.

Lo merita. Ha cambiato il calcio e regalato a Napoli e al Napoli due scudetti”.

Dalla MaGiCa al tridente leggero dei folletti. Callejon, Mertens e Insigne ripercorrere le vostre orme e regalare altri successi importanti alla piazza partenopea?

Me lo auguro, ma è difficile. Noi avevano la fortuna di avere Maradona…”.

Già, si partiva dall’1-0.

Anche dal 2-0 (ride, ndr)”.

Maradona è meglio ‘e Pelé?

Mannaggia ‘o manicomio (in un perfetto napoletano tra le risate generali, ndr). Sono campioni diversi che hanno giocato in epoche diverse. Diego giocava in maniera divina ma solo col piede sinistro. E si allenava una volta durante la settimana, a differenza di Pelé che lo faceva tutti i giorni. Pensate se Maradona si fosse allenato il lunedì, il martedì e nei giorni a seguire… sarebbe stato sicuramente meglio ‘e Pelé”.