CETA, ok dal Parlamento UE: tempi, effetti e criticità. Ecco la guida definitiva all'accordo commerciale con il Canada

CETA
Una persona cammina su una scritta contro il CETA REUTERS/Francois Lenoir

Via libera del Parlamento europeo all’approvazione del CETA, ovvero il "Comprehensive and Economic Trade Agreement", un patto commerciale tra UE e Canada. In un certo senso, la spinta per l’approvazione del CETA è arrivata da Donald Trump: in qualche modo l’Europa e il Canada hanno voluto dare una risposta alla tendenza protezionista del presidente americano approvando un tratto di libero scambio. In realtà i negoziati per l’approvazione del CETA si sono già chiusi da un pezzo, ma il controverso accordo UE-Canada era inciampato nel “No” della piccola Vallonia che, ponendo il veto di fronte al Parlamento belga, aveva bloccato i lavori.

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La firma, attesa per l’ottobre 2016, era saltata proprio perché il Belgio aveva negato il consenso al CETA, ma dopo qualche giorno di tira e molla il premier della Vallonia Paul Magnette ha dato il via libera all’accordo. Così siamo arrivati alla firma dei giorni scorsi. Il Parlamento europeo ha quindi approvato il trattato di libero scambio tra Canada e Unione europea, ma la sua entrata in vigore a regime è ancora lontana.

CETA: approvazione ed entrata in vigore

L’approvazione del trattato di libero commercio con il Canada è avvenuta con 408 voti a favore, 254 voti contrari, e 33 astensioni. Le divisioni politiche all’interno del Parlamento europeo si sono fatte sentire anche sul voto per il CETA: a quanto pare hanno votato contro molti socialisti, alcuni popolari e liberali, oltre che i verdi, la sinistra radicale e gli esponenti parlamentari più nazionalistici.

Nonostante la stop del Belgio e la spaccatura del Parlamento UE, il CETA ha ottenuto il vie libera europeo. L’ok suona, in una certo senso, come una risposta alla linea commerciale indicata dal presidente degli Stati Uniti Trump che di fatto ha bloccato i negoziati sul TTIP, l’accordo di libero scambio tra UE e USA, fratello del CETA.

“Con l’adozione del CETA – commenta Artis Pabriks, il deputato popolare lettone relatore del provvedimento al Parlamento europeo – scegliamo l’apertura, la crescita e standard elevati anziché il protezionismo e la stagnazione. Il Canada è un Paese con il quale condividiamo valori comuni. Insieme, possiamo costruire ponti anziché muri, per la prosperità dei nostri cittadini”.

Ma in realtà il vie libera europeo non comporta l’immediata applicazione del CETA. La risoluzione approvata ieri prevede l’applicazione parziale del CETA a partire dall’aprile 2017 e la necessità che l’accordo sia ratificato da tutti i Paesi membri.

La Commissione europea aveva tentato di accelerare l’iter di approvazione del CETA togliendo la possibilità ai parlamenti nazionali di discutere il testo e la facoltà ai membri di porre il veto. Questa sarebbe la procedura, prevista dal trattato di Lisbona, “EU only” utilizzata per l’approvazione dei trattati commerciali. Ma alla fine, il CETA è stato considerato un trattato misto per l’ampio ventaglio di temi trattati, e quindi implica il voto dei singoli Parlamenti. L’applicazione completa del CETA sarà realtà soltanto quando le assemblee dei 28 Paesi membri avranno ratificato il testo.

E anche su questo si prevedono complicazioni. In molto Paesi infatti, il CETA non è visto proprio di buon occhio: martedì scorso al Parlamento europeo è arrivata una petizione firmata da 3,5 milioni di cittadini contrari all’applicazione del trattato.

Cosa prevede il CETA

L’Unione europea spiega che “l’accordo economico e commerciale globale (CETA) è un trattato tra l’UE e il Canada negoziato di recente: una volta applicato, offrirà alle imprese europee nuove e migliori opportunità commerciali in Canada e sosterrà la creazione di posti di lavoro in Europa”.

Come il TTIP, anche il CETA si pone l’obiettivo di semplificare le regole commerciali e non solo tra i due attori in modo da favorire e velocizzare gli scambi. UE e Canada, nei prossimi anni, apriranno le frontiere a beni, servizi e investimenti del partner con risparmi economici sui dazi attuali e di tempo per le pratiche burocratiche.  

Non è chiaro a quanto possa ammontare il beneficio economico derivante dell’approvazione del CETA. Ma secondo le stime fatte da Bruxelles, il CETA potrebbe spingere le entrate di circa 11,6 miliardi per l’Unione e 8,2 miliardi per il Canada nei sette anni successivi all’applicazione dell’accordo. L’unico dato certo al momento è che il Canada è il dodicesimo partner commerciale più importante dell'UE e che il volume degli scambi di merci tra l’UE e il Canada raggiunge quasi 60 miliardi di euro l’anno: macchinari, mezzi di trasporto e prodotti chimici rappresentano le principali esportazioni dell’UE verso il Canada, mentre servizi commerciali (trasporti, viaggi, assicurazioni e comunicazioni) superano i 26 miliardi di euro (dato 2012).

Principali critiche al CETA

Ma il CETA non è solo rose e fiori. La commissione spiega che, un volta approvato, il CETA “contiene anche tutte le garanzie necessarie per far sì che i vantaggi economici ottenuti non vadano a scapito della democrazia, dell’ambiente o della salute e della sicurezza dei consumatori”.

I numerosi movimenti che si oppongono alla ratifica del trattato però, non ne sono così convinti. Secondo i critici il CETA vuole anteporre gli interessi delle multinazionali alla tutela dell’ambiente, della salute e dei prodotti Made in Europa.

In un articolo di qualche mese fa Bernard O’Connor, esperto di indicazione geografiche ha lanciato l’allarme sulla salvaguardia dei prodotti Made in Italy. L’Allegato I Parte A dell’accordo elenca 173 IG dell’UE che devono essere protette in Canada, escludendone di fatto oltre 1.200. Le indicazioni geografiche italiane sono solo una quarantina e tutti i marchi non espressamente indicati in questa lista potranno essere usati su prodotti canadesi.

Non solo, qualcuno si concentra anche sulle criticità giuridiche. Al centro del dibattito tra favorevoli e contrari c’è l’Investor-State-Dispute Settlement (ISDS), cioè uno strumento di diritto internazionale (già presente in molti trattati) che permette alle aziende di fare causa agli Stati ritenuti colpevoli di impedire o creare svantaggi alla loro attività. Per farlo si istituiscono tribunali commerciali speciali: le due parti (Stato chiamato in giudizio e multinazionale) scelgono, da una lista ristretta di avvocati, il proprio difensore e il terzo giudice.

Da una parte, i critici sostengono che queste corti arbitrali rappresentino un’arma giuridica che limita la sovranità degli Stati nel decidere cosa fare o non permettere di fare sul proprio territorio. Mentre i sostenitori ricordano che questo strumento è già attivo in altri trattati e rappresenta una garanzia per le multinazionali che altrimenti non investirebbero all'estero.

Come abbiamo già spiegato, le statistiche dicono che i Governi vincono più spesso delle aziende: riporta Mariasole Lisciandro su lavoce.info che la metà degli appena 175 casi aperti in base a ISDS dal 1990 ad oggi che hanno coinvolto Paesi dell'Unione Europea si sono conclusi a favore dello Stato e solo un quinto a favore delle multinazionali, mentre negli altri casi si è giunti ad un accordo. A livello più generale, rivela l'UNCTAD, dei 356 casi chiusi nel 2014, il 37% ha dato ragione ai Governi, il 25% alle multinazionali, mentre nel restante 28% si è arrivati a un accordo.

Insomma, anche sul CETA – così come sul TTIP – la discussione tra favorevoli e contrari è molto accesa, ma il dibattito su pregi e difetti, danni e benefici dei trattati di libero scambio non possono che far bene alla comprensione delle novità in arrivo. L’entrata in vigore del CETA resta comunque un obiettivo da raggiungere e considerando il clima in alcuni Paesi europei (e le elezioni in arrivo in molti Stati) potrebbe non essere così rapido e scontato.