Champions League. Juve, dal fattore D alla fame da triplete: ecco perché il Real deve tremare

di 19.05.2017 17:21 CEST
Dani Alves, terzino della Juventus
Dani Alves, terzino della Juventus Reuters

Prima c’è un campionato da blindare, già domenica contro il Crotone. Poi potrà ufficialmente partire il conto alla rovescia per Cardiff. Dopo due anni la Juventus torna a giocarsi il tetto d’Europa ma, a differenza della finale persa contro il Barcellona, questa volta sarà una sfida alla pari. Difficile ammettere di essere favoriti di fronte al Real Madrid campione in carica. Eppure, se la Juve giocherà da Juve per 90’, a Zidane potrebbe non bastare il miglior Ronaldo. Ci sono tanti segnali incoraggianti che parlano in favore della squadra di Allegri. Se il mister riuscirà nel frattempo a lavorare su alcuni aspetti che convincono meno, i tifosi bianconeri possono sognare in grande.

Fattore D. Come difesa, Dani Alves, Dybala. È questo l’asse che quando più conta accende la Juventus, mostrandone a tutti lo strapotere. Le zero reti subite in 180’ contro il Barcellona sono un dato impressionante, non un’eccezione. Anche la macchina da gol del Monaco si è inceppata dinanzi al muro bianconero, con Mbappé a segno solo a qualificazione decisa. Da Buffon alla BBC, passando per le frecce brasiliane sulle fasce, la retroguardia di Allegri vive in blocco uno stato di grazia formidabile. Con il trentaquattrenne Dani Alves che, alla faccia dei blaugrana che l’hanno lasciato andare, sta dimostrando di essere ancora il migliore di tutti sull’out di destra. Barcellona, Monaco, Lazio: nei momenti clou della stagione, il numero 23 è stato devastante e decisivo. E con lui quel Paulo Dybala che soprattutto in Champions ha fatto vedere di sapersi caricare eccome il peso dell’attacco bianconero.

Ultima spiaggia. Per Buffon, Barzagli e per tutto lo zoccolo duro di questa squadra è una delle ultime occasioni per vincere la Champions e con essa il triplete. Il capolinea arriva per tutti, anche se la Signora più invecchia più migliora. Durante i cicli Conte e Allegri, la mentalità giusta raramente è mancata; l’organico di oggi è però il più completo degli ultimi quindici anni. E lo stimolo in più dato dalla possibilità di vincere tutto è qualcosa che non capita tutti i giorni. Il Real ha alzato la Coppa dalle grandi orecchie l’anno scorso e due anni prima di allora. Per ripetersi ci vuole tanta fame, lo stesso collettivo Juve che da anni continua a farlo in Italia lo sa bene. Ma mai quanta ne serve per trionfare la prima volta, con il ricordo della finale persa che brucia ancora.

I talloni d’Allegri. Inutile nasconderlo, Cristiano Ronaldo e Sergio Ramos hanno una personalità che fa la differenza quando davvero conta. Dall’altra parte Higuain è uno straordinario attaccante, ma tutt’altro che un uomo da finali. Il gol sbagliato contro la Germania nell’ultimo atto del mondiale brasiliano l’ha profondamente segnato. Anche coi club, ha spesso subito il momento decisivo senza riuscire a incidere. A fianco a lui c’è Dybala: la Joya ha temperamento da vendere, ma resta comunque un classe ’93 alla sua prima finale continentale. Non gli si può chiedere troppo. Allegri dovrà lavorare molto sulla testa dei suoi fuoriclasse, ma non è l’unico punto per cui i bianconeri potrebbero arrivare impreparati all’appuntamento più importante. Contro il Real non basteranno 45’ di grande Juventus, come fin qui è spesso successo. Già la Roma ha dimostrato che provando a correre più forte, alla distanza questa squadra si può battere. Capitan Gigi e compagni, certo per colpe altrui, non sono abituati a tenere ritmi alti per tutta la gara. A Cardiff dovranno essere pronti a farlo.