Charlie Hebdo: l'attacco degli sciacalli islamofobi e la segregazione delle minoranze arabe

di 08.01.2015 13:44 CET
Marine Le Pen, leader del Front National
Marine Le Pen, leader del Front National Reuters

Sfruttando la metafora calcistica, l'attentato alla redazione parigina di Charlie Hebdo è una palla alzata alla perfezione per le precise e spietate punte dell'islamofobia europea. In area francese, ad esempio, Marine Le Pen, leader del Front National, fondato nel 1972 dal padre, Jean-Marie, ha già concretizzato il cross ed è pronta e a trasformare quindi la giustificata e comprensibile paura in odio, raccogliendone poi i frutti nelle elezioni che verranno. Non a caso, a poche ore dall'attacco, un tweet di Madame Le Pen annuncia ai francesi che il partito porterà avanti strenuamente la proposta di un referendum sulla pena di morte.

In concomitanza, lo sciacallaggio mediatico della tragedia del giornale satirico non risparmia nemmeno la penisola. In prima linea il compagno di merende di Marine Le Pen, il segretario del Carroccio più social della storia, Matteo Salvini. Nel giro di qualche tweet, con inviadibile uso ad impatto del maiuscolo, il leader leghista torna a vestire la felpa del sempre verde #stopinvasione, a fare delle Moschee di tutt'erba un fascio jihadista e a ricordarci, rispolverando un suo intervento televisivo di settembre, quanto Oriana Fallaci avesse ragione. Ovviamente - il terribile attentato a Charlie Hebdo è troppo succulento per non attirare altri e ben noti profittatori -, Salvini non è solo. Anzi, la sua voce solista è accompagnata da un coro compatto che va da Gasparri alla Santanchè passando per la Meloni, tutti ritrovati difensori di una satira che, in altre occasioni - il giornale colpito aveva fatto parlare di se anche in merito a vingette su Gesù e il cristianesimo -, avrebbero condannato senza possibilità di appello.

L'aria che, all'unisono, interpretano, è poi sempre la stessa: nessuna distinzione tra Islam e terrorismo, sfruttamento smodato e allarmistico delle presenze straniere in terra europea - ognuno pensi al proprio orto - e richiamo ad uno stop all'immigrazione che dovrebbe essere risoluzione di tutti i mali, dalla minaccia jihadista alla crisi economica. Ma è davvero questa la risposta? E qualora ancora oggi, all'indomani dell'attentato a Charlie Hebdo qualcuno sostenesse la netta differenza che corre tra religione e terrorismo, tra fede e fanatismo, questo sarebbe tacciato di terzomondismo e di eccessivo buonismo? Probabilmente si.

Ciò detto, è inutile negare l'evidenza: l'attacco alla redazione del giornale francese è spaventoso. E non solo perché ci sono stati 12 morti, tra i quali persone colpevoli solamente di aver esercitato una piena - e per questo fastidiosa - libertà, ma anche perché ricorda a tutto il mondo quanto la minaccia dell'estremismo sia reale, radicata e pericolosa. Tuttavia, rispondere a questo pericolo con la levata degli scudi, con l'odio e la sommarietà del populismo, è completamente inutile. Piuttosto, una necessaria lettura degli eventi - con particolare riferimento al caso di Charlie Hebdo - deve passare, come ricorda il Washington Time, da una analisi delle periferie francesi (e non solo), luoghi dove la segregazione è massima e la presenza delle istituzioni è al minimo, aree dove è più facile che singole mele marce riescano a fare breccia nel cuore e nella mente di chi si è sempre visto alienato dalla società che lo circonda. In tal senso, Soeren Kern, analista presso l'Istituto Gatestone, spiega: "anche se sono cittadini francesi - Kern parla dei giovani musulmani, ndr. -, in realtà non hanno un futuro nella società francese. Si sentono molto alienati dalla Francia. Questo è il motivo per cui l'Islam radicale è così attraente".

Insomma, anche considerando queste parole, è chiaro quanto le raffiche ad alzo zero di Le Pen, Salvini, Gasparri & co siano totalmente prive di senso e anzi potenzialmente molto pericolose, perché contribuiscono ad agitare un clima sociale di per se già esasperato. L'unica strada percorribile verso una risoluzione - qualora questa mai dovesse esserci - del problema, al contrario, è quella di una maggiore integrazione delle minoranze, mossa che deve essere accompagnata da una lotta senza quartiere e il più efficace possibile contro chi, nei disagi di queste minoranze, cerca il terreno fertile per l'odio, la violenza - verbale e non - e l'estremismo.

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