A che punto siamo con l'eutanasia e il biotestamento in Italia?

di 21.09.2015 9:13 CEST
Eutanasia
Un paziente in una clinica che pratica il fine-vita assistito Reuters

Tre anni, all'incirca 100 mila firme e un continuato ed assordante "ingiustificabile silenzio". E' questo il bilancio della discussione politica su eutanasia e biotestamento in Italia.

Per cercare di sbloccare tale situazione, mercoledì 16 settembre un gruppo interparlamentare si è riunito per la prima volta per chiedere che prenda finalmente forma l'iter tra le Aule di una legge di iniziativa popolare annunciata nel 2012. Il fronte, scrivono la Repubblica e il Fatto Quotidiano, è composto da una settantina di esponenti, tra deputati e senatori, di Partito Democratico, Nuovo Centro Destra, Lega Nord, Forza Italia e MoVimento 5 stelle.

Cosa dice la proposta di legge di iniziativa popolare

Promossa innanzitutto dall'Associazione Luca Coscioni, questa è composta da quattro articoli. In breve, nei primi tre vengono fissati i paletti entro i quali è considerata attuabile la pratica della 'dolce morte', tra rifiuto alle cure e trattamenti eutanasici. Il quarto ed ultimo, invece, è dedicato alla costituzione del biotestamento.

Palude e tabù: l'eutanasia, oggi, in Italia

Con il progetto di legge popolare impantanato nel limbo della pre-calendarizzazione, ad oggi nello Stivale l'eutanasia rimane un tabù intoccabile. Ogni tentativo di discussione, infatti, viene regolarmente affossato dall'ingerenza del mondo cattolico dentro e fuori dalla politica, a destra come a sinistra. E a niente sono valsi, negli anni, i dibattiti che si sono aperti in seguito ai casi Welby ed Englaro, tra i più noti sul tema.

In tal senso, in Italia l'eutanasia è considerata illegale in ogni sua forma e declinazione, venendo sostanzialmente equiparata all'omicidio. Le pene previste per eventuali violazioni vanno infatti da un minimo di 6 ad un massimo di 15 anni di carcere.

Come abbiamo già scritto sulle pagine di IBTimes, al di là delle argomentazioni etiche contrarie al fine-vita medicalmente assistito, le principali ragioni del fronte anti-eutanasia sostengono che una legge in tal senso minerebbe la libertà di chi, messo di fronte ad una situazione particolarmente critica, sceglierebbe di proseguire con i trattamenti sanitari. "Al contrario", scrivevamo all'epoca del caso Mainard negli USA, "una legge sul testamento biologico e sul fine vita contribuirebbe a fornire maggiore libertà e una più ampia possibilità di scelta ad ogni individuo, senza costringerlo in un senso o nell'altro".

L'eutanasia in Europa: modelli a confronto

Nell'ipotesi (molto remota) che la proposta di legge venga approvata in un prossimo futuro così com'è scritta, la legislazione italiana costituirebbe una vera e propria avanguardia nel Vecchio Continente. Tra i principali Paesi europei, infatti, Germania, Francia e Regno Unito hanno posizioni molto simili a quelle attuali dello Stivale, seppur tra alcune significative differenze.

In Francia, ad esempio, fatta eccezione per quella passiva (nessun farmaco per il fine-vita, la 'dolce morte' arriva in seguito all'interruzione, ad esempio, dell'alimentazione forzata), ogni altra forma di eutanasia è severamente ed esplicitamente vietata. Allo stesso modo, nonostante una serie di dibattiti e di piccole aperture, anche per la legislazione tedesca, su cui pesa però la pesante eredità nazista, l'eutanasia è un tabù.

Al contrario, i modelli più all'avanguardia rimangono quelli dei Paesi del Benelux e della Svizzera. Seppur con tempistiche diverse, tra Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo l'eutanasia è infatti consentita nella maggior parte dei casi. In particolare, i Paesi Bassi sono stati i primi a regolarizzare eutanasia e suicidio assistito, inserendoli nella legislazione dall'aprile del 2002. La stessa apertura, benché con alcune differenze, si registra anche in Svizzera. In tal senso, proprio quest'ultimo e altri Paesi più possibilisti rispetto all'Italia sono in molti casi la meta di coloro i quali decidono di ricorrere al suicidio assistito, scavalcando così i divieti imposti dalle leggi dello Stivale.

Eutanasia e biotestamento: l'attesa è ancora lunga

Sebbene sia encomiabile l'azione dell'intergruppo parlamentare per portare finalmente tra Camera e Senato un serio dibattito sul tema, probabilmente passerà molto tempo prima che effettivamente la discussione venga avvitata. Come per le Unioni Civili in questi mesi, oltre al granitico fronte contrario della Chiesa e dei cattolici, temi come quello dell'eutanasia vengono troppo spesso sacrificati in nome della tenuta di alleanze e accordi politici. Contribuendo così ad affossare, ad ogni nuovo tentativo, qualunque possibile passo in avanti dell'Italia in materia di diritti.