Cina: nuovo (preoccupante) record del credito bancario cinese. Ecco i rischi per il Paese e l'Occidente

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Il primo ministro della Cina Li Keqiang REUTERS/Yves Herman

Il rallentamento dell’economia cinese che ha influenzato negativamente l’andamento dell’economia mondiale sembra essersi placato. Ma dall’altra parte della medaglia c’è un nuovo rischio, questa volta finanziario, che preoccupa gli osservatori internazionali.

A fine marzo 2016, la differenza tra il credito bancario e il PIL del Paese ha toccato un nuovo preoccupante record. Il divario ha superato il 30%, ed è tre volte il livello considerato rischioso dalla Banca dei regolamenti internazionale che prescrive la differenza credito/PIL al massimo intorno al 10%.

L’erogazione di prestiti da parte delle banche, sollecitati dal Governo preoccupato per il rallentamento dell’economia, ha fatto sì che in Cina si mettesse in circolo una quantità di credito enorme che ha continuato a crescere a velocità doppia rispetto al PIL. Il problema è che storie di queste genere spesso non hanno un lieto fine. Il credito erogato ad occhi chiusi, anche ad aziende in difficoltà non in grado di rimborsare il prestito, rischia concretamente di trasformarsi in sofferenze bancarie che potrebbero mettere a repentaglio la solidità del sistema bancario del Paese e costringere il Governo a intervenire.

Rallentamento dell’economia cinese

Nel corso del 2015 il rallentamento inaspettato dell’economia cinese ha avuto un forte impatto negativo sull’economia mondiale insieme al crollo del prezzo delle materie prime, la frenata dei Paesi emergenti e i crescenti rischi geopolitici. Nel primo trimestre 2016 il PIL cinese è cresciuto del 6,7%, un risultato che i Paesi europei si sognano, ma comunque il balzo più contenuto dal 2009. La crescita della Cina, quindi, nei primi mesi dell’anno è risultata più lenta di quella dell’ultimo trimestre del 2015, ma sempre all’interno delle previsioni degli analisti e il quadro economico nel complesso ha iniziato a dare segnali di ripresa.

Indizi positivi arrivano ora dai dati sul commercio: le importazioni cinesi hanno mostrato un inatteso aumento nel mese di agosto, il primo in quasi due anni. Questo dato, messo in relazione con la discesa dell'export, secondo gli operatori, indica una stabilizzazione della domanda, sia internazionale sia interna, a beneficio delle prospettive economiche del paese.

Secondo Capital Securities “c'è qualche aspettativa di miglioramento dell'economia. Si entra nell'alta stagione, nel quarto trimestre, ci aspettiamo che l'export rimanga stabile e le importazioni migliorino con un aumento dei prezzi che si estende su più prodotti”.

Rapporto credito bancario PIL cinese: i rischi

Se da una parte, quindi, la fase di rallentamento dell’economia cinese sembra essere alla sue battute finali, dall’altra nuovi rischi si intravedono all’orizzonte. Preoccupato dell’andamento a rilento dell’economia, il Governo cinese ha sollecitato le banche a erogare credito senza soffermarsi troppo sulle garanzie presentate dai clienti. A partire dal quarto trimestre del 2015, l’erogazione del credito è cresciuta a doppia cifra, del 13% annuo, più del doppio della crescita registrata dal PIL della Cina. Dallo scoppio della crisi finanziaria nel settembre del 2008 partita dagli Stati Uniti, la Cina ha registrato la crescita del credito più rapida a livello mondiale.

A marzo 2016 la differenza tra credito erogato dalle banche e PIL dal Paese si è attestato al 30,1%, un livello più del doppio rispetto al secondo Paese in classifica, il Canada, che ha un divario del 12,1%. E’ anche il dato più alto mai registrato dalla BRI da quando nel 1995 ha iniziato a fare queste rilevazioni. Il divario tra credito bancario e PIL è considerato uno dei fattori di allerta delle crisi finanziarie. Anche negli USA del 2008, per esempio, la differenza tra credito bancario/PIL era superiore al 10%.

Il credito bancario cinese sta finanziando in modo particolare il settore dell’acciaio e quello immobiliare. Quest’ultimo nel mese di agosto ha registrato un aumento dei prezzi delle case su base annua del 7,5%, dal +6,3% del mese precedente, l’ottavo aumento di fila. Da una parte, quindi, c’è il rischio che si crei una nuova bolla immobiliare e dall’altra che questi settori già appesantiti da un eccesso di capacità produttiva non siano più in grado di rimborsare il credito.

Il timore è che si crei una montagna di crediti in sofferenze che andrebbe a zavorrare il sistema bancario cinese. E come accade in Italia, le sofferenza possono essere vendute, ma è necessario sciogliere il nodo del prezzo. Se società specializzate in sofferenze comprano pacchetti a prezzo contabile subiranno certamente delle perdite che il Governo dovrà colmare. Altrimenti, se le sofferenze venissero vendute a prezzo di mercato, sarebbero le banche a subire delle perdite e il conto sarebbe comunque pagato dallo Stato.

Da un certo punto di vista l’Europa è al sicuro. Il mercato dei capitali cinese è chiuso, isolato, se c’è un problema il Governo interviene e risolve. In caso di una crisi finanziaria l’impatto sui mercati internazionali sarebbe limitato. Ci sarebbe, invece, un rischio per l’occidente in caso di crisi del sistema bancario incontrollabile anche per il Governo: in questo caso l’economia cinese tornerebbe a rallentare e con lei l’intera economia mondiale.