Codice identificativo degli agenti: il sindacato di Polizia dice SI

di 22.11.2012 14:30 CET
Poliziotti in azione
Polemiche sul codice identificativo degli agenti dopo gli scontri del 14 novembre Reuters

Trasparenza e rispetto delle leggi, perché coloro che stanno dall'altra parte della barricata con il compito di far rispettare l'ordine pubblico, possono essere fratelli, padri o amici di coloro che manifestano per urlare alle Istituzioni il proprio malessere e difendere i propri diritti, che poi sono i diritti di un'intera collettività. Il manifestante che scende in piazza per sostenere una causa lo fa per sé ma allo stesso tempo lo fa per tutti. La linea di demarcazione tra agenti e manifestanti è netta, ma si restringe sensibilmente -o meglio dovrebbe restringersi- difronte al concetto di uguaglianza e civiltà.

Ecco dunque che l'esigenza dell'identificazione viene sollevata dai poliziotti stessi che, associati a codici alfanumerici ben precisi, facilmente possono essere riconosciuti in episodi come quello dello scorso 14 novembre, quando uno studente  inerme  è stato ingiustamente preso a manganellate facendo guadagnare all'intero corpo di polizia l'appellativo di 'polizia violenta', quando i colpevoli erano una ristrettisima cerchia.

Il primo SI al casco numerato viene dunque dal sindacato italiano dei lavoratori della Polizia. Gianni Ciotti, segretario provinciale del Silp Cgil Roma, in un'intervista a Repubblica ha dichiarato:  "Gli agenti che fanno ordine pubblico devono indossare un casco identificativo alfanumerico. Perché? Ha un duplice effetto trasparenza: verso l'opinione pubblica, che sa chi ha di fronte e a garanzia di tutti i poliziotti che svolgono correttamente il loro servizio".

"Indubbiamente l'identificazione con un codice sgombra il campo da tante illazioni. Noi non possiamo invocare come esimenti condizioni di stress o tensione -specifica Ciotti evitando atteggiamenti giustificazionisti verso gli agenti-  perché l'autorità e il prestigio di una forza di polizia e dei suoi appartamenti poggiano su due gambe: il giusto e necessario principio del primato della legge e il consenso dell'opinione pubblica e dunque la generalizzata percezione che proprio gli appartenenti alle forze di polizia siano per primi tenuti al rigoroso rispetto della legge in qualsiasi circostanza".

 

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