Per colpa tua ogni anno scompaiono 30 metri quadri di Artico

ghiaccio artico
Entro la fine di questo secolo potremmo assistere ad estati prive di ghiaccio marino nell'Artico NOAA Photo Library - CC BY 2.0

30 metri quadri potrebbero sembrare pochi, salvo non siate agenti immobiliari che cercano di affittare un "delizioso monolocale con angolo cottura". Ma è sufficiente cambiare termine di riferimento per cambiare totalmente prospettiva: 30 metri quadri sono la superficie di ghiaccio marino dell'Artico della cui sparizione è responsabile ogni americano, secondo un nuovo studio pubblicato su Science.

Gli Stati Uniti sono la nazione col più alto livello di emissioni pro-capite di CO2 (anidride carbonica) al mondo, ma in generale qualsiasi abitante di un paese industrializzato è in qualche modo responsabile della sparizione di una superficie considerevole di ghiaccio. Per la precisione, ogni tonnellata di diossido di carbonio messa da una persona causa la perdita di tre metri quadri, praticamente l'angolo cottura del suddetto monolocale.

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Tenete conto che una tonnellata di CO2 viene emessa da un'auto più o meno ogni 2.800/3.000 km: tre metri quadri di ghiaccio artico scomparsi. Oppure considerate come, in base ad uno studio di alcuni anni fa, in media ogni italiano è "responsabile" di 1,77 tonnellate di emissioni di CO2 all'anno nel solo settore agro-alimentare: circa 5 metri quadri di ghiaccio artico scomparsi.

La ricerca in questione, condotta da Dirk Notz del Max-Planck-Institute for Meteorology di Amburgo e da Julienne Stroeve dello University College, London, ha messo in relazione la quantità di CO2 rilasciata annualmente nell'atmosfera con la diminuzione della superficie marina ghiacciata nell'Artico, il che ha portato a due risultati.

Il primo è quello di essere riusciti a calcolare quando vedremo delle estati prive di ghiaccio nell'area a causa del riscaldamento globale. Il secondo è quello di aver accertato come i modelli precedentemente costruiti abbiano sottostimato, e di molto, quale sia la diminuzione della superficie ghiacciata.

"Finora, il cambiamento climatico è stato spesso percepito come una nozione astratta", spiega la professoressa Stroeve. "I nostri risultati ci permettono di superare questa percezione. Per esempio, adesso si può direttamente calcolare che le emissioni di CO2 per ogni posto di un volo da Londra a San Francisco fanno scomparire circa 5 metri quadri di ghiaccio marino Artico".

Il ghiaccio marino nell'Artico si scioglie in parte ogni estate e si ricongela ogni inverno. Come vari studi hanno mostrato, ormai da tempo a causa del riscaldamento globale la superficie estiva del ghiaccio va progressivamente diminuendo di circa 88.000 km quadri all'anno (all'incirca la superficie di Piemonte, Lombardia, Val d'Aosta, Liguria ed Emilia Romagna messe insieme). Ad ogni modo, anche durante l'estate veniva mantenuta una quantità di ghiaccio compresa fra 7 e 9 milioni di km quadri.

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La presenza di quel ghiaccio è fondamentale non solo per l'Artico ma per l'intero pianeta, dal momento che agisce come "refrigeratore" per l'intero pianeta, senza considerare come la sua sparizione comporterebbe conseguenze terribili, come l'innalzamento dei mari, il cambiamento delle correnti oceaniche, tempeste più frequenti e forti. 

Questo scenario apocalittico non è però puramente ipotetico ma una realtà che, secondo lo studio, l'umanità si troverà ad affrontare entro la fine del secolo anche se l'aumento delle temperature a livello globale dovesse mantenersi sull'obiettivo di 2°C fissato durante la conferenza di Parigi del 2015. Motivo per il quale gli autori sottolineano come la loro ricerca metta in luce "l'importanza di abbassare le emissioni in modo da limitare il riscaldamento globale a 1,5°C".