Come eliminare il problema del traffico: i tentativi nel mondo

di 14.06.2014 7:21 CEST
Traffico
Traffico Reuters

Il traffico è un problema evidente e patito non solo dagli italiani, ma anche dal resto del mondo. Eclatante è rimasto il caso di San Paolo, in Brasile, quando lo scorso maggio, nell'ora di punta, si crearono 344 chilometri di coda. Un record.

Il problema del traffico però non è solo una forte causa di stress per gli automobilisti, ma è anche una delle principali fonti di inquinamento atmosferico, che danneggia non solo il nostro clima, ma anche la nostra salute. Secondo i ricercatori dell'Harvard Center for Risk Analysis, il traffico delle 83 più grandi centri urbani degli Stati Uniti ha causato nel 2010 più di 2.200 morti premature e ha fatto spendere alla sanità pubblica 18 miliardi di dollari. Il tutto senza contare il tempo perso. Chi guida nelle 10 città più trafficate degli USA passa mediamente ogni anno circa 42 ore della propria vita nel traffico, sprecando oltre 121 miliardi di tempo e carburante.

La questione era già evidente negli anni '60, non appena ci fu il boom delle automobili. Gli urbanisti dell'epoca ripiegarono su una soluzione piuttosto ovvia, ma a lungo termine poco efficace: costruire strade più grandi. Il risultato è stato attirare maggiori auto. Secondo uno studio fatto nel 1997 in California, il 90 per cento dell'ampliamento delle strade finirà inevitabilmente con l'essere occupato da nuove vetture.

Allora quale può essere la soluzione a questo problema? Alcuni pianificatori del traffico scommettono sul car pooling, altri sul park and ride, mentre altre città hanno usato metodi più pesanti come il divieto di guidare in determinati giorni o usare le macchine a targhe alterne. Anche in questi casi però, almeno fino ad ora, i risultati scarseggiano.

Capire le cause del traffico può essere il primo passo per risolverlo. Oltre ai fattori ovvi, come le strade a colli di bottiglia o l'enorme numero di automobili, il Georgia Institute of Technology di Atlanta parla di una combinazione cause generate dai guidatori troppo aggressivi, che vanno troppo veloci o sono troppo vicini alla macchina di fronte, e dai guidatori troppo timidi che creano lacune nel traffico. Entrambi finiscono col portare il flusso delle auto a un punto morto.

Inoltre, è ormai risaputo che la maggior parte del traffico nasce dai conducenti che cercano un posto per parcheggiare. Alcune città si sono attrezzate con dei sensori, collegati ai guidatori, che segnalano se un punto particolare della strada è libero o meno. La prima sperimentazione di questa tecnologia è stata fatta a San Francisco e ora sta approdando a Mosca.

Un altro modo per risolvere il problema potrebbe essere mettere in comunicazione direttamente le vetture, in quanto il conducente, in genere, reagisce con ritardo al movimento del veicolo immediatamente davanti. Questo genera brusche frenate e, di conseguenza, il traffico subisce una battuta d'arresto. L'Università del Michigan sta sperimentando su tremila automobili una tecnologia che utilizza il GPS e che permette di monitorare la velocità di cinque macchine più avanti, permettendo così di frenare prima e meno intensamente. Le informazioni ricevute saranno presentare al conducente, con tanto di velocità consigliata.

Oppure c'è la nuova iniziativa che viene da Israele. A Tel Aviv una start-up, acquistata da Google lo scorso anno, utilizza il metodo del social network per ridurre il traffico. In sostanza, grazie alle mappe online, i conducenti avvertono gli altri su ingorghi, lavori stradali e incidenti.

Un'altra trovata arriva da Singapore e Bangalore e consiste in un gioco online che offre premi e benefici, come una piccola lotteria, a chi decide di non viaggiare durante le ore di punta. O ancora, c'è chi, come Google, sta pensando di automatizzare il processo di guida, con le cosiddette "auto senza conducente", in modo tale da ridurre gli ingorghi.

Infine, c'è chi pensa di tornare alle radici e cioè di sfruttare i fiumi e i laghi. Ci stanno provando in Svezia, dove puntano a utilizzare i corsi d'acqua come una risorsa per il trasporto pubblico 365 giorni all'anno. Ma già Vancouver, Sydney e Istanbul fanno buon uso dei propri corsi d'acqua, perché l'importante non è il mezzo, ma il percorso da fare e il pendolare deve avere la flessibilità di poter passare da un treno, a un autobus, fino a un battello.

Tutte queste tecnologie e iniziative stanno dimostrando che, incredibile ma vero, il problema del traffico si può risolvere.