Come funzionano i sondaggi (e che cos'è il margine di errore, soprattutto)

Renzi
Matteo Renzi REUTERS/Brendan McDermid
  • Se i sondaggi venissero letti in maniera corretta, capiremmo che certi "errori", in realtà, non sono errori;
  • Spesso dimentichiamo il margine di errore, che però ci dice che un partito in vantaggio nei sondaggi potrebbe prendere molti più voti o molti meno voti in un'elezione vera, e quindi potrebbe anche perdere;
  • Bisogna quindi ricordarsi di immergere i sondaggi nella realtà, che peraltro è sempre più complicata e che rende i sondaggi sempre più "sbagliati", soprattutto se dimentichiamo di leggerli correttamente.

I sondaggi non sono una scienza esatta, ma spesso e volentieri il problema è che essi vengono utilizzati in maniera sbagliata, e senza conoscere i limiti delle indagini demoscopiche. Con questa guida desideriamo spiegare brevemente in che modo vanno letti i sondaggi di cui offriamo quotidianamente un breve resoconto.

Come funzionano i sondaggi

Spieghiamo innanzitutto come vengono effettuati i sondaggi. Gli istituti effettuano delle interviste su un campione di almeno un migliaio di persone via telefono oppure attraverso Internet. Si tratta di un campione costruito cercando di replicare la popolazione di cui interessa conoscere l'opinione.

Per esempio se l'indagine riguarda l'intera popolazione italiana, è probabile che su 1000 persone poco più della metà saranno delle donne, perché in Italia ci sono circa 94 uomini ogni 100 donne. Ci sono poi moltissimi altri parametri che gli istituti demoscopici prendono in considerazione, ad esempio la condizione economica, il luogo di residenza, l'età, e cercano di costruire un campione che somigli il più possibile all'intera popolazione italiana, in modo da capire quali potrebbero essere le intenzioni di voto (o qualunque altra cosa sia oggetto del sondaggio).

Ovviamente un campione di 1000 persone non riuscirà mai a rappresentare in maniera fedelissima una colazione di 60 milioni di individui, per questo si dice che in queste statistiche c'è un margine di errore.

Che cos’è, e perché è importante, il margine di errore

Il margine di errore è una delle informazioni più importanti (e più dimenticata) che accompagnano di solito i sondaggi, ed è rappresentato da una percentuale, di solito fra il 3 e il 5%, che ci dice in quale area è molto probabile che si trovi la popolazione in generale basandosi sui dati del campione (quest'area è chiamata intervallo di confidenza, in gergo tecnico).

Facciamo un esempio pratico. Poniamo ad esempio che i due partiti siano al 30 e al 29% rispettivamente. Se il margine di errore è del 3% significa che c'è un'elevata probabilità, di solito il 95%, che il primo partito trovi il gradimento di un minimo del 27% e un massimo del 33% della popolazione. Allo stesso modo il secondo si trova molto probabilmente fra il 26% e il 32% nel gradimento della popolazione totale.

Che significa nella pratica? Significa che due partiti, uno al 30% e un altro al 29%, sono per la statistica quasi appaiati, per cui è ancora possibile che il partito in svantaggio, alla fine, possa risultare vincitore dell’elezione. È quanto avvenuto, per esempio, con il referendum del 4 dicembre 2016: nelle rilevazioni immediatamente precedenti all’elezione (che non potevano essere pubblicate per legge) il No era in vantaggio e, considerando il margine di errore, la sua schiacciante vittoria finale non era affatto improbabile.

A peggiorare le cose, in quest'ultimo e in molti altri casi, c’è stata anche la volontà dei media di drammatizzare l’elezione mostrando più incertezza del risultato di quanto non ce ne fosse, approfittando anche del fatto che non era possibile pubblicare i sondaggi nelle due settimane precedenti il voto. Gli addetti ai lavori sapevano probabilmente che avrebbe vinto il No, ma non avevano gli strumenti, né forse l’interesse, a dirlo.

È un mondo sempre più complicato

In secondo luogo, i dati che vediamo pubblicati vengono spesso resi più verosimili dagli stessi sondaggisti utilizzando i risultati e le indagini effettuate nel passato per ottenere dei numeri che siano coerenti per i sondaggisti stessi.

È il motivo per il quale i sondaggisti negli ultimi tempi sembrano sbagliare più spesso: essi cercano di dare un senso ai numeri senza però avere per il momento gli strumenti per interpretare i forti cambiamenti che sono avvenuti nella nostra società negli ultimi anni: per esempio il Movimento 5 Stelle non è stato facilmente inquadrabile negli schemi tradizionalmente usati dai sondaggisti, e per questo sono stati sottostimati nelle indagini.

“Tutti mentono”

C'è poi un'altra cosa di cui bisogna tenere conto, ovvero che la gente mente. Una persona, specie se intervistata al telefono, potrebbe decidere di nascondere la sua reale preferenza perché teme di essere giudicata dall'intervistatore.

Per esempio una persona potrebbe non dire di avere una preferenza per un partito estremista, perché non vuole essere associata ad alcune delle politiche portate avanti da quel partito, tuttavia potrebbe essere vicino a quel partito per altri motivi che gli stanno più a cuore.

Una persona potrebbe vedere con orrore che i membri di un partito diano fuoco a degli immigrati, ma votarlo lo stesso perché hanno promesso di riaprire la fabbrica da cui quella persona è stata licenziata a causa della crisi. Non è difficile capire perché: a quella persona interessa di più sfamare la propria famiglia che non un immigrato, specie se quella persona è convinta dallo slogan “ci rubano il lavoro”.

I sondaggi sono quindi inutili?

No, ma bisogna imparare a leggerli. Una cosa importante da verificare, e che stiamo cercando di mettere più in evidenza sulle nostre pagine, è il trend che emerge dai sondaggi. Per esempio se un partito risulta essere in crescita nelle indagini, molto probabilmente sarà in crescita anche nel Paese reale (e viceversa), per cui sarà sempre più probabile che vincerà, o perderà, le elezioni, specialmente se il vantaggio dovesse cominciare ad essere superiore al margine di errore.

Per esempio se un partito dovesse arrivare al 33%, mentre il secondo si ferma al 27% secondo i sondaggi, con un margine di errore del 3%, il secondo partito potrebbe al massimo sperare di pareggiare. È quindi molto probabile (ma non certo) che il primo partito vincerà le elezioni.

E comunque vincere le elezioni non significa nulla

Concludiamo ricordando che le preferenze espresse nei sondaggi devono poi essere trasformati in voti attraverso il sistema elettorale, e le cose si complicano ulteriorimente.

Durante la campagna per le presidenziali statunitensi del 2016, ad esempio, tutti gli istituti demoscopici ritenevano molto probabile che Hillary Clinton avrebbe vinto il voto popolare a livello nazionale e che quindi avrebbe molto probabilmente vinto le elezioni perché molto spesso chi ha vinto il voto popolare ha poi vinto la corsa alla Casa Bianca.

Sappiamo che Clinton ha stravinto il voto popolare, ma alla Casa Bianca c'è oggi Donald Trump, perché, pur avendo preso meno voti, è riuscito a racimolarne di più negli Stati più importanti in base al sistema elettorale statunitense e, ovvero nei cosiddetti Stati in bilico, dove spesso c'era Clinton in vantaggio, ma spesso all'interno del margine di errore. Per questo una vittoria di Trump era meno probabile, ma non impossibile. La drammatizzazione dell’elezione, insieme agli altri problemi elencati in questo articolo, hanno poi portato osservatori ed analisti e compiere degli errori di interpretazione dei sondaggi.

Allo stesso modo, in Italia, con l'attuale legge elettorale (che al momento in cui scriviamo è l’Italicum modificato dalla Corte Costituzionale), un partito potrebbe anche vincere le elezioni, ma non andare al governo: se nessun partito raggiunge la soglia del 40%, si applica un sistema proporzionale che potrebbe escludere dal governo il partito che ha vinto le elezioni (per esempio perché il Movimento 5 Stelle non vuole coalizzarsi con nessuno) oppure non creare affatto un governo. In quest’ultimo caso nessuno ha vinto le elezioni, vittoria morale a parte.

Per questo motivo, anche se i sondaggi vedono in vantaggio un certo partito, anche oltre il margine di errore, non è detto che risulti essere il vincitore finale della consultazione: basta chiedere al centro-sinistra, che in due occasioni recenti, ovvero nel 2006 e nel 2013, pur avendo vinto le elezioni, non si è trovato nelle condizioni di poter governare in maniera efficace (ovvero seguendo il mandato elettorale conferito dagli elettori), perché altri partiti, più piccoli, ne hanno condizionato le politiche.

In breve, bisogna sempre ricordarsi di immergere i sondaggi nella realtà, ricordandosi che sono soggetti ad un margine di errore, e che spesso non vengono proposti al pubblico nel modo corretto.

Noi di IBTimes Italia, nel nostro piccolo, proveremo a farlo meglio.