Consip: da Lotti a Tiziano Renzi, tutto ciò che c'è da sapere sull'inchiesta, in breve

Matteo Renzi
Matteo Renzi REUTERS/Yves Herman

Tiziano Renzi, padre dell’ex Presidente del Consiglio e segretario del PD (almeno ancora per qualche ora) Matteo, è indagato per traffico di influenze illecite nell’ambito della mega inchiesta sulla Consip partita lo scorso dicembre. La notizia è arrivata agli onori della cronaca giovedì 16 febbraio, conquistando le prime pagine di tutti i giornali.

Consip tra l’altro non è un “nome nuovo” per l’opinione pubblica. Era già stato sentito in relazione al ministro dello Sport Luca Lotti e al comandante generale dell'Arma dei Carabinieri, Tullio Del Sette, entrambi indagati nella stessa inchiesta, ma con accuse diverse.

Una storia nata nella seconda metà del mese di dicembre, mentre Renzi jr era ancora impegnato a “leccarsi le ferite” dopo la disfatta referendaria del 4 dicembre. Nonostante ciò, sono molti ad avere ancora delle ampie lacune su questa vicenda e a non aver ben capito cosa sta succedendo. Per questo motivo sembra opportuno riassumerne i contorni specificando quali siano le ipotesi di reato nei confronti dei singoli indagati e soprattutto cosa sia accaduto nel corso degli ultimi mesi.

Che cos’è la Consip

La Consip, acronimo di “Concessionaria dei servizi informativi pubblici”, è una società per azioni controllata al 100% dal ministero dell’Economia che si occupa di compiere acquisti di beni e servizi delle amministrazioni pubbliche. Ciò che fa nei fatti è comprare beni e servizi da privati, previa gara ovviamente, e metterli a disposizione delle Pa per un totale che supera i 40 miliardi di euro. In parole povere, stringe accordi, stipula convenzioni, firma contratti per conto delle amministrazioni statali con l’obiettivo di ridurre i costi e le sperequazioni.

Nasce vent’anni fa, proprio per gestire le attività informatiche della Pa e, tre anni dopo, le viene affidato il compito di razionalizzare lo shopping della Pubblica Amministrazione allo scopo di produrre risparmi. E in base alle cifre sembra esserci riuscita. Il Corriere della Sera parla di 10 miliardi risparmiati in tre anni, dal 2015 al 2017.

Nelle mani di questa società ci sono gli appalti per la manutenzione stradale, l’edilizia, la ferrovia, le reti di gas, ecc., materie talmente ampie da rendere la Consip la prima stazione appaltante del Paese.

Amministratore Delegato della società è Luigi Marroni, ex dirigente dell’azienda sanitaria di Firenze, nonché ex assessore alla Sanità della Regione Toscana, nominato direttamente dal Governo nel 2015.

Come nasce l’inchiesta sulla Consip

L’inchiesta sulla Consip è stata aperta dalla Procura di Napoli. I pm Henry John Woodcock, Celestina Carrano e Enrica Parascandolo hanno messo sotto indagine Marco Gasparri, dirigente della società e Alfredo Romeo, immobiliarista, con l’accusa di corruzione.

Secondo gli inquirenti, Romeo avrebbe corrotto Gasparri, che in quel momento aveva il compito di dirigere le gare per l’acquisto di beni e servizi per le amministrazioni dello Stato. In poche parole quest’ultimo, in base alle accuse, avrebbe aiutato il primo a vincere le gare.

L’appalto cui ci riferisce è in particolare uno ed è il più grande d’Europa: si tratta della gara Fm4 (Facility Management) indetta nel 2014 da Consip e riguardante l’affidamento dei servizi gestionali degli uffici, dei centri di ricerca e delle Università della Pubblica Amministrazione. Valore della convenzione? 2,7 miliardi di euro per 36 mesi. L’appalto è diviso in lotti e proprio Romeo è riuscito ad aggiudicarsene tre per una somma superiore ai 600 milioni di euro.

Consip: l’inchiesta su Luca Lotti

Lo scorso 23 dicembre, Il Fatto Quotidiano, in un articolo firmato da Marco Lillo, spara la bomba: anche Luca Lotti, ministro dello sport del Governo Gentiloni e uomo di fiducia di Matteo Renzi nonché ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del suo Esecutivo, sarebbe indagato nell’ambito dell’inchiesta Consip.

L’indagine è stata suddivisa in due filoni: il primo, quello sulla corruzione, è rimasto nelle competenze della Procura di Napoli, il secondo filone, contenente ipotesi di reato sulle fughe di notizie, è arrivato a Roma (per competenza territoriale) nelle mani del procuratore Giuseppe Pignatone.

Cosa c’entra Lotti? Ve lo spieghiamo subito: l’indagine nei suoi confronti per rivelazione di segreto e favoreggiamento nasce in seguito alle dichiarazioni rilasciate dall’Ad di Consip Luigi Marroni, sentito dagli inquirenti come persona informata sui fatti, che avrebbe tirato in ballo anche Emanuele Saltalamacchia, generale dei carabinieri e comandante della Legione Toscana, e il comandante generale dell'Arma dei carabinieri Tullio Del Sette, entrambi  indagati con Lotti per le stesse ipotesi di reato.

Al centro dell’indagine stavolta ci sarebbero delle microspie. Marroni aveva incaricato, con successo, una società di trovare ed eventualmente rimuovere (cosa puntualmente accaduta) delle cimici dai suoi uffici. Nel corso del suo esame come persona informata sui fatti gli inquirenti gli chiedono come facesse a sapere della loro esistenza. Lui, in base a quanto riportato dal Fatto Quotidiano, “Dice di avere saputo dell’indagine dal presidente di Consip Luigi Ferrara che a sua volta era stato informato dal comandante Tullio Del Sette. Poi aggiunge altri nomi. I più importanti sono Lotti e il generale Emanuele Saltalamacchia, suoi amici. Entrambi lo avrebbero messo in guardia dall’indagine”.

Lo scorso 27 dicembre, il ministro Lotti è stato interrogato dal Pm Mario Palazzi, negando perentoriamente di essere a conoscenza delle indagini esistenti sulla Consip. Secondo la sua tesi, anche volendo, non avrebbe quindi potuto avvertire nessuno, perché non sapeva né dell’inchiesta né delle cimici. Lotti avrebbe inoltre detto di aver incontrato Marroni solo due volte nel corso dell’ultimo anno. Prima di lui, a recarsi spontaneamente  in Procura era stato il comandante dell’Arma, Tullio Del Sette, allo scopo di “chiarire l'infondatezza" delle accuse.

Consip: cosa c’entra Tiziano Renzi?

L’ultimo capitolo dell’appassionante saga sulla Consip riguarda Tiziano Renzi, padre dell’ex Premier Matteo. L’uomo sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati e avrebbe ricevuto un avviso a comparire con l’accusa di traffico di influenze illecite (un reato che mira a colpire anche il mediatore di un accordo corruttivo e non solo gli esecutori materiali) nell’ambito del secondo filone delle indagini, quello gestito dalla Procura di Roma nel quale risultano indagati anche Lotti, Del Sette e Saltalamacchia.

Alla base dell’indagine nei suoi confronti ci sarebbe la sua amicizia con Carlo Russo, imprenditore attivo nel settore farmaceutico, a sua volta vicino ad Alfredo Romeo, accusato di corruzione nell’ambito del primo filone delle indagini gestito dalla Procura di Napoli.

Non ci sono ancora notizie precise su cosa Tiziano Renzi avrebbe o non avrebbe fatto, ma sembra che gli inquirenti ipotizzino un suo coinvolgimento volto a facilitare la “vittoria” deglia appalti di Alfredo Romeo. Le ricostruzioni rivelate dai giornali, parlano dell’esistenza di una serie di intercettazioni di conversazioni tra quest'ultimo e l’ex parlamentare Italo Bocchino (consulente di Romeo) dalle quali si evincerebbe il ruolo di Russo e, secondo quanto riportato da Repubblica, “l’accesso di cui godeva a Tiziano Renzi”.

Quest’ultimo  sarà ascoltato la prossima settimana dal Pm Palazzi a Roma, ma rispondendo alle domande poste dal quotidiano diretto da Mario Calabresi, ha affermato quanto segue:  "Confermo di aver ricevuto questa mattina l'avviso di garanzia per un reato, ammetto l'ignoranza, di cui non conoscevo neanche l'esistenza e che comunque non ho commesso, essendo la mia condotta assolutamente trasparente come i magistrati, cui va tutto il mio rispetto, potranno verificare. I miei nipoti sono già passati attraverso una vicenda simile tre anni fa e devono sapere che il loro nonno è una persona per bene. Il mio unico pensiero, in queste ore, è per loro".

Questo il caso Consip dall’inizio alla fine. Almeno per ora.