Corruzione, c’era una volta la legge Grasso

di 21.03.2015 8:53 CET
Pietro Grasso
Il Presidente del Senato Reuters

Il disegno di legge anticorruzione è sbarcato il 19 marzo in un'aula del Senato deserta. Sì, perché il relatore Nino D'Ascola (Area Popolare) doveva limitarsi solo a presentare la relazione, per l'esame del provvedimento e i voti Palazzo Madama dovrà aspettare un paio di settimane. Colpa di un errore compiuto dalla maggioranza in Commissione.

L'errore è contenuto nell'emendamento che modifica il reato di falso in bilancio e che distingue tra le società per azioni e quelle non quotate in Borsa (la stragrande maggioranza). Le prime vengono punite da 3 a 8 anni, le seconde da uno a cinque anni (evitando così l'utilizzo delle intercettazioni). Per le seconde inoltre il provvedimento viene 'agganciato' alla recente norma sulla tenuità del fatto approvata dal governo.

Il problema è che ogni norma entra in vigore passati 15 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, se non diversamente specificato. Pertanto il Senato non potrà votarla e approvarla fino al 2 aprile, pena il rischio di un voto non valido. L'ennesimo (involontario?) rinvio per il disegno di legge.

Una riforma che ancora qualcuno si ostina a chiamare DDL Grasso, dal nome del primo firmatario del testo presentato il 15 marzo 2013 a Palazzo Madama, l'attuale seconda carica dello Stato. Ma di quella legge è rimasto poco, come evidenziato anche dal Movimento Cinque Stelle.

Per quanto riguarda il falso in bilancio, il principio di tenuità del fatto annacqua e di molto la riforma sul punto, poiché per le non quotate in Borsa (nove su dieci)  potrà essere applicata la non punibilità del fatto, mantenendo in pratica la depenalizzazione.

La legge in origine prevedeva una modifica al voto di scambio politico-mafioso (capitolo poi stralciato dal governo Letta) con pene più severe (7-12 anni) rispetto a quanto approvato lo scorso anno dal Parlamento (da 4 a 10).

Discorso simile sull'autoriciclaggio che nel DDL Grasso veniva unificato al riciclaggio. punito con pene da 4 a 12 anni. A dicembre invece le Camere hanno partorito una versione più soft, che prevede la non punibilità se il reato viene commesso per 'godimento personale'.

Nella relazione del DDL originale inoltre si propongono modifiche alla concussione (il cui spacchettamento deciso dalla legge Severino del 2012 è stato criticato sia dalla Cassazione che dall'Unione Europea) e la "riscrittura della corruzione tra privati come reato di pericolo e non di danno".  Argomenti non trattati dal disegno di legge passato in Commissione.