Corruzione nel mondo, i 15 casi internazionali più clamorosi

Riciclaggio di denaro all'Apsa
Riciclaggio di denaro all'Apsa Flickr

Il 9 dicembre 2015 è stata la Giornata Internazionale contro la corruzione. L'organizzazione non governativa Trasparency International, che si pone come obiettivo principale proprio la lotta alla corruzione, ha pubblicato un rapporto dal titolo “Smaschera i corrotti” proponendo i 15 casi di corruzione più clamorosi a livello internazionale.

Corruzione ed abusi di potere, in tutto il mondo, provocano l'aumento della forbice tra ricchi e poveri: iniquità, violenza, ingiustizie sociali, tutti elementi per i quali la corruzione ai più alti livelli delle amministrazioni pubbliche funge da propellente. Le vittime della corruzione, in tal senso, sono milioni di persone in tutto il mondo e la lotta alla corruzione è una delle battaglie principali anche di Papa Francesco, il quale più volte ha pronunciato parole durissime nei confronti di corrotti e corruttori. Nel rapporto di Trasparency International l'organizzazione propone una lista di 15 casi eclatanti di corruzione segnalati e votati dai visitatori del sito internet per un totale di 4,5 milioni di votanti: storie di impunità e potere, di denaro e malaffare, che potranno essere votate come simboliche e che verranno utilizzate dalla ONG per progettare e realizzare nuove campagne per portare questi casi all'attenzione del mondo intero.

Il caso più votato finora è quello del senatore della Repubblica Dominicana Felix Bautista: il politico dominicano è accusato, sin dai primi anni '90, di corruzione, riciclaggio di denaro, prevaricazione ed abuso di potere. Si sarebbe personalmente arricchito attingendo a piene mani da fondi pubblici grazie alla posizione di “intoccabile” garantitagli dal suo ruolo politico. Secondo un'indagine della Corte Suprema dominicana dell'ottobre 2014 Bautista controlla una rete di 35 aziende utilizzate per ottenere appalti pubblici in maniera fraudolenta, grazie alle quali può subappaltare tali opere a imprese straniere gonfiandone i costi e garantendosi introiti milionari. In Repubblica Dominicana, ma non solo, il politico possiede oltre 150 proprietà immobili personali, tra cui appartamenti di lusso e ville hollywoodiane, un jet privato, stazioni radiofoniche, auto di lusso, etc. La Procura della Repubblica dominicana ha tentato più volte di portarlo a processo ma, nel marzo 2015, Bautista ha visto respingere la richiesta di arresto a suo carico da un giudice della Corte Suprema membro dello stesso partito politico di cui il senatore è alto funzionario.

Al secondo posto c'è lo scandalo della compagnia petrolifera di Stato brasiliana Petrobras, al centro del più grande scandalo di corruzione mai emerso nel paese sudamericano. Corruzione, tangenti, riciclaggio di denaro per un valore stimato in oltre 2 miliardi di dollari, più di 50 politici e 18 aziende coinvolti. Molti dirigenti statali sono accusati di aver gonfiato gli appalti facendo convogliare poi i fondi nelle casse di partiti come il Partito dei Lavoratori e il Partito del Movimento Democratico Brasiliano (quest'ultimo nella coalizione di governo che sostiene Dilma Rousseff). João Vaccari, ex tesoriere del partito di governo, è stato condannato a 15 anni di carcere mentre Renato Duque, che fu a capo proprio di Petrobras, a 20 anni per corruzione. Ma i nomi eccellenti non sono finiti qui: tra i politici accusati a vario titolo di corruzione c'è l'ex presidente Fernando Collor de Mello e l'attuale presidente della Camera dei Deputati Eduardo Cunha. Lo scandalo ha provocato “la perdita di decine di milioni di posti di lavoro”, scrive l'organizzazione.

Trasparency International procede il lungo elenco con un nome che in Europa ricorda le recenti cronache di guerra: si tratta di Viktor Yanukovich, ex presidente dell'Ucraina, che quando era a capo del Paese viveva in una villa da multimilionario appena fuori Kiev. L'ex capo di Stato si sarebbe appropriato di milioni di dollari pubblici fuggendo poi in Russia. Oggi l'ex presidente ucraino è rincorso da pesantissime accuse di corruzione ed appropriazione indebita: all'epoca della sua presidenza, nonostante lo stipendio ufficiale equivalente a 700 dollari al mese, il faraonico stile di vita di Yanukovich non passava inosservato. Il sistema di corruttele sarebbe cominciato con l'acquisto senza gara della società Mezhyhirya nel Donbass, territorio poi occupato dai russi, mandata in bancarotta e acquistata dalla società Tantalit facente capo a Serhiy Kluyev, parlamentare attualmente sotto inchiesta e fuggito all'estero in seguito alla guerra civile. L'azienda del Donbass serviva, oltre che per operazioni di riciclaggio, per stanziare milioni di fondi pubblici per “il monitoraggio dei media” ed altre attività, soldi regolarmente stornati ad aziende terze facenti capo a familiari o amici dell'ex presidente.

Lo scandalo FIFA non poteva certamente mancare nel lungo elenco di Trasparency: i vertici della FIFA, da Joseph Blatter a Michel Platini, sono accusati a vario titolo di essersi appropriati di milioni con l'assegnazione di questa o quella manifestazione calcistica internazionale. Ben 81 casi di corruzione e riciclaggio di denaro sono stati provati dal Federal Bureau of Investigation (FBI) che descrive come in passato i funzionari FIFA si siano arricchiti enormemente a scapito di giocatori e tifosi. All'alba del 27 maggio 2015, con il blitz di Zurigo che ha portato all'arresto di diversi dirigenti FIFA, il mondo ha potuto scoprire come lo sport più famoso del mondo si reggesse su un sistema corrotto “in maniera dilagante, sistemica e radicata” scriveva l'FBI. La FIFA, storicamente esente da ogni regola di vigilanza, divulgazione e conformità legale, ha generato tra una Coppa del Mondo e l'altra ricavi per 5 miliardi di dollari senza aver mai dimostrato dove finisse questo fiume di denaro.

Anche negli Stati Uniti la corruzione sembra essere una pratica che fa gola a molti: al quinto posto della classifica c'è il piccolo stato del Delaware, un paradiso fiscale in pieno territorio americano nel quale il segreto aziendale assoluto delle società anonime consente affari milionari a corrotti, trafficanti, truffatori e malversatori, che riescono a spostare denaro in modo totalmente oscuro: “è un paradiso per la criminalità internazionale” scrive Trasparency. Anche il Nevada e il Wyoming hanno leggi particolarmente permissive e sistemi economici molto permeabili a questo tipo di attività illecite.

Il sistema politico libanese, in un Paese che soffre di una corruzione endemica che permea le istituzioni statali e i servizi pubblici estendendosi al settore privato, è al sesto posto della classifica dell'orgnizzazione anticorruzione; il Libano si trova al 136esimo posto nel mondo (su 175) per trasparenza in materia di corruzione: gli accordi di condivisione del potere tra le varie elite che rappresentano le diverse comunità che animano il Paese, un sistema in vigore sin dall'indipendenza, nel 1943, permettono di distribuire illegittimamente ricchezza attraverso reti clientelari e favoritismi all'elite al potere, tagliando fuori la maggior parte della popolazione dal sistema economico vigente. Le tangenti, in Libano, sono una pratica regolarmente istituzionalizzata anche nei servizi pubblici essenziali, come l'energia elettrica o i rifiuti.

Tornando ai singoli corrotti la figlia del presidente angolano Isabel Dos Santos, la più ricca donna d'Africa con un patrimonio stimato in 3,4 miliardi di dollari, detta “la principessa” è all'ottavo posto della classifica: la quarantaduenne angolana è spesso descritta dai media internazionali come una imprenditrice di successo, indipendente e laboriosa. Il suo impero nasce nel 1999, quando ottiene dal padre partecipazioni importanti senza una gara pubblica nel settore diamantifero e delle telecomunicazioni: da quel momento la sua ascesa è stata verticale, ampliandosi in settori come quello bancario, petrolifero, cementifero, energetico, acquisendo anche partecipazioni importanti nel settore delle telecomunicazioni di molti paesi di lingua portoghese. Il popolo dell'Angola vive in media con meno di 2 dollari al giorno mentre Isabel Dos Santos costituisce società anonime. Di recente lo Stato ha dichiarato di trovarsi ad un passo dalla bancarotta.

Restando in Africa, l'ex padre padrone della Tunisia Zine El Abidine Ben Ali è nono posto della classifica dei corrotti nel mondo: alcuni suoi parenti sono stati segnalati, in passato, per aver mantenuto una tigre in un loro complesso balneare in Tunisia nutrendola con quattro galline al giorno. Estromesso dal potere nel 2011 durante la prima primavera araba, si quantifica si sia impadronito di beni per un valore di 13 miliardi di dollari: i sequestri delle sue ville in Costa Azzurra, a Parigi, sulle Alpi e a Montreal, oltre che di un jet privato Falcon in Svizzera, si presume siano solo la punta di un iceberg che con ogni probabilità resterà immerso. Di recente il governo tunisino ha proposto un'amnistia giudiziaria per migliaia di uomini d'affari e di governo corrotti che aiutarono l'ex presidente nella sua opera di appropriazione indebita. Ben Ali oggi vive a Jedda, in Arabia Saudita, in esilio volontario ed è stato condannato in contumacia a 90 anni di prigione.

Altro caso clamoroso di corruzione riguarda il Banco Espìrito Santo, uno dei principali istituti di credito del Portogallo, sotto inchiesta per frode, corruzione e riciclaggio di denaro: famosa per proteggere i capitali di criminali internazionali come Pinochet e Gheddafi, partecipata ad altre banche in Africa ed America Latina, nel 2014 il sistema di corruttele è crollato su se stesso provocando un buco da 10 miliardi di euro, sanato con fondi pubblici mentre il Portogallo cercava di uscire fuori dalla crisi economica. La banca ha sempre agevolato transazioni sospette e illecite con paesi altamente corrotti, eludendo abilmente i sistemi bancari di controllo. Il proprietario Ricardo Salgado si sarebbe enormemente arricchito grazie a questo tipo di attività illecite.

Il commercio di giada in Birmania è uno degli altri casi più clamorosi di corruzione al mondo: la governance delle industrie estrattive nel paese asiastico, in particolare nel settore della giada, è una delle peggiori del mondo. Un commercio del valore di 31 miliardi di dollari ancora completamente in mano di ciò che resta della giunta militare: secondo Global Witness il mercato della giada vale, ogni anno, quasi la metà del Pil del Birmania, ma è stato ampiamente utilizzato per foraggiare la giunta militare e numerosi conflitti armati che per anni hanno logorato la società birmana e la sua economia.

Teodoro Nguema Obiang Mangue è invece il protagonista delle corruttele più imponenti in tutta l'Africa occidentale: figlio del dittatore della Guinea Equatoriale ed “erede al trono”, Nguema percepisce ufficialmente uno stipendio di circa 36.000 dollari l'anno: nel novembre 2014 ha patteggiato con la giustizia americana in un processo per riciclaggio, riconoscendo di aver riciclato negli Stati Uniti circa 300 milioni di dollari di proventi di corruzione e attività illecite nel suo paese. In quel processo fu coinvolto anche un imprenditore italiano, Roberto Berardi, il quale rivelò ai magistrati americani il complesso sistema di scatole cinesi e conti correnti paralleli grazie ai quali Nguema si arricchiva enormemente mentre il resto del Paese muore di fame. Per quelle rivelazioni Berardi è stato arrestato, torturato ed incarcerato ingiustamente per due anni e mezzo.

L'ex presidente panamense Ricardo Martinelli è riuscito, in appena cinque anni, a accentrare nelle sue mani un potere economico sconfinato: a suo carico ci sono oltre 200 indagini ancora in corso, per reati quali insider trading, corruzione, riciclaggio. Attraverso gare d'appalto truccate Martinelli ha stornato milioni di dollari nei suoi conti correnti personali (secondo le stime oltre 100 milioni di dollari), denaro usato per acquistare beni di lusso e per una vita al di sopra di ogni standard panamense, dove la popolazione vive con una media di 4 dollari al giorno. Altri funzionari pubblici, sotto la sua presidenza, si sarebbero enormemente arricchiti in questo sistema illecito. Martinelli, ad oggi, continua a respingere ogni accusa usando ogni mezzo possibile, anche Twitter.

Al tredicesimo posto della classifica stilata da Trasparency International c'è Hosni Mubarak, ex rais egiziano, al potere tra il 1981 e il 2011: secondo Global Financial Integrity solo negli ultimi 11 anni di presidenza Mubarak sarebbe riuscito ad appropriarsi di circa 57 miliardi di dollari, soldi esportati all'estero grazie alla compiacenza degli organismi di controllo sul riciclaggio. La famiglia Mubarak è stata al centro, e i figli dell'ex rais Alaa e Gamal lo sono ancora, di processi e indagini internazionali complicatissime in virtù dell'ingegnoso sistema di riciclaggio all'estero studiato per mantenere congelati i fondi in società anonime con sede all'estero. Con la salita al potere di Abdel Fattah al-Sisi sembra che la questione giudiziaria, almeno in Egitto, stia volgendo al termine con un'amnistia di fatto: nel novembre 2014 Mubarak ha patteggiato il pagamento di una multa di 2,3 milioni di dollari.

La Fondazione Akhmad Kadyrov prende il nome dal defunto padre dell'uomo forte della Cecenia Ramzan Kadyrov, ex capo dei ribelli divenuto presidente nel 2007 a soli 30 anni ed oggi amico intimo e fidato di Vladimir Putin: essa è una fondazione che incassa 60 milioni di dollari al mese in una zona della Russia in cui l'80 per cento delle persone vivono in condizioni di povertà. In Cecenia, spiega l'attivista per i diritti umani Tanya Lokshina, “non c'è nessuna legge se non quella di Kadyrov”: ufficialmente dichiara uno stipendio di 75.000 dollari l'anno ma di recente ha fatto costruire a Grozny un palazzo (la sua residenza) del valore di diversi milioni di dollari recante il nome della madre, invita star internazionali come Mike Tyson e Diego Maradona per feste e eventi di opulenza sfrenata, controlla in modo capillare ogni vizio umano. I ceceni, per legge, sono costretti a versare tra il 10 e il 30 per cento del proprio stipendio alla fondazione mentre le attività commerciali sono tenute a donare anche il 50 per cento dei loro profitti, soldi che la fondazione (con sede nel grande palazzo di Grozny) non ha mai spiegato come vengano impiegati.

All'ultimo posto della classifica di Trasparency International c'è la società di costruzioni statale cinese China Communitation Construction Company (CCCC), presente in tutte le blacklist delle organizzazioni internazionali che combattono la corruzione. La cattiva condotta finanziaria della società, tra le più grandi imprese edili al mondo, è stata provata nelle Filippine, in Congo, negli Stati Uniti, in Bangladesh, nello Sri Lanka e in decine di altri paesi: l'assoluta mancanza di trasparenza nelle gare di appalto, numerose frodi su progetti mastodontici, l'abitudine con cui dirigenti e funzionari dell'azienda corrompono o propongono premi in denaro ai committenti, generalmente enti pubblici cinesi e stranieri, fanno di questa azienda una vera e propria “piovra” della corruzione internazionale. Nonostante sia presente in molte blacklist la CCCC continua a fare affari d'oro in mezzo mondo: uno dei casi più clamorosi avviene nel 2013 con la costruzione di un'autostrada in Uganda, quando numerose associazioni per i diritti umani denunciarono le violazioni nel villaggio di Mukono, oltre che una situazione di inquinamento intollerabile.