Cosa aspettarci quest'estate sui mercati finanziari: S&P 500, Eurostoxx 50, Euro-dollaro, Oro, Petrolio

Petrolio raffineria
Una raffineria di petrolio REUTERS/Toru Hanai/Files

I mercati finanziari si apprestano a entrare nel caldo periodo estivo con tante incertezze, economiche e politiche, e dopo aver proseguito un rally che ha portato diversi indici, statunitensi in primis, ad aggiornare in continuazione i nuovi massimi di sempre.

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L’elezione di Trump alla Casa Bianca è stata saluta con un rialzo importante, che dagli Stati Uniti si è poi diffuso su tutte le principali borse mondiali, comprese quelle europee. A giovare delle promesse di Trump in materia fiscale sono stati soprattutto il comparto finanziario e tecnologico, con l’indice Nasdaq che per molte settimane ha fatto meglio dello S&P 500. Particolarmente bene hanno fatto anche gli indici che aggregano le piccole e medie imprese quotate. L’euforia ha continuato poi ad alimentarsi grazie alla vittoria di Macron alle presidenziali francesi, che ha allontanato i rischi di spaccatura nell’Unione europea che si sarebbero invece potuti alimentare con un governo guidato dall’euroscettica Marine Le Pen.

Quest’appuntamento estivo sarà particolarmente significativo per gli investitori, dal momento che potrebbero aprirsi delle occasioni importanti per rientrare in un mercato toro che proprio non vuole sapere di fermarsi. Le probabilità infatti che il mercato scarichi parte dell’euforia accumulata negli ultimi mesi è abbastanza alta, considerando le incertezze che si sono accumulate in questo periodo. La natura ottimistica dei mercati, come abbiamo spiegato in un’altra occasione, fa sì che gli indici scontino sempre il futuro buono, tendendo a ignorare le ipotesi negative, fino a quando queste non si manifestano realmente. A diverse persone non addette ai lavori potrà quindi sembrare strano che gli indici continuino a salire nonostante le incertezze che arrivano dagli Stati Uniti, con Trump coinvolto nello scandalo Russiagate e che recentemente si è tirato fuori dagli accordi di Parigi sul clima; l’isolamento del Qatar ad opera dell’Arabia Saudita e di altri paesi della penisola araba; le debolezze interne all’Unione europei e i dubbi sulla Brexit (ora più forti che mai dopo la batosta che Theresa May ha subito alle recenti elezioni).

Tuttavia, nonostante questi problemi, seri e reali, gli Stati Uniti continuano a crescere; nell’Unione europea i paesi in difficoltà continuano a fare le riforme strutturali e i pericoli di deriva nazionalista sembrano più lontani (per ora); la Cina appare più matura per diventare un importante hub di sviluppo in grado di alimentare la locomotiva della globalizzazione; la green economy continua a crescere, a essere sempre più a buon mercato e continua a fornire in misura crescente possibilità di investimento e posti di lavoro.

Viviamo del resto in un periodo storico particolare, dove i problemi vengono in parte bilanciati da tante occasioni di sviluppo. La rivoluzione industriale 4.0 è in qualche modo una fotografia dei nostri tempi che spiega in maniera sintetica come benefici e problemi si alimentino a vicenda, e di come gli stessi benefici non solo non sono in grado di risolvere importanti questioni sociali ma vanno addirittura a peggiorarle: l’intelligenza artificiale porterà vantaggi enormi a compagnie e privati ma molti posti di lavoro saranno bruciati e non sarà risolvere il dramma della disoccupazione, che continuerà a serpeggiare probabilmente per buona parte del nostro secolo. E sono problemi sociali di questo genere alla base del malcontento che sta finendo per alimentare instabilità in aree sviluppate come Stati Uniti e Unione europea.

Cerchiamo di sfruttare gli scivoloni estivi per riposizionarci

In estate, quando i volumi di scambio calano, si assistono ad accelerazioni solitamente ribassiste, specie quando sul mercato giungono cattive notizie. Lo abbiamo visto nel 2015, quando il rallentamento dell’economia cinese è stato sufficiente per innescare forti vendite su tutti i listini. Solitamente però questi cali, anche se significativi, non sono tali da provocare un’inversione di tendenza, e difatti poi i mercati tornano a salire in prossimità delle festività natalizie, salvo qualche rara occasione.

Gli elementi per un rallentamento delle borse in questo periodo estivo ci sono tutti, mentre più complicato è stimare l’entità e la durata dei ribassi. Questo ovviamente dipenderà dagli eventi e dalle notizie che investiranno quest’estate i mercati, e le probabilità che ne giunga qualcuna che verrà mal digerita continuano a salire (poche ore fa l’ex direttore del Fbi, James Comey, ha testimoniato contro Trump confermando l’ombra dei russi sulle elezioni americane).

Per chi è esposto sugli indici azionari consigliamo quanto meno di alleggerire il portafoglio e prepararsi a chiudere tutte le posizioni in modo da non farsi male in caso di scivolone.

S&P 500 2017-06-09 Grafico settimanale dello S&P 500 aggiornato al 2017-06-09  IBTimes Italia / XTB

Il principale indice statunitense, lo S&P 500, continua a rimanere in uno stretto canale rialzista e continua a far segnare nuovi massimi di sempre. I 2.500 punti potrebbero essere un livello di resistenza importante dove è lecito attendersi quanto meno delle prese di beneficio: a quel punto dovremmo andare a ritestare la parte bassa del canale rialzista (quello riportato in figura con le linee gialle). In caso di rottura del canale rialzista potremmo andare a testare prima i 2.150 punti, e se questo livello non dovesse reggere ci sarebbe il serio rischio di rivedere addirittura i 1.800 punti. Questo è uno scenario che contempla ovviamente un contesto abbastanza pessimista.

Eurostoxx 2017-06-09 Grafico settimanale dell'Eurostoxx 50 aggiornato al 2017-06-09  IBTimes Italia / XTB

Considerazioni simili valgono per gli indici europei. Vediamo infatti che anche per l’Eurostoxx il trend rialzista è abbastanza definito e l’indice è ormai prossimo a testare i massimi del 2015 e superati questi livelli andrebbe a testare i massimi di sempre. Anche in questo caso è lecito attendersi delle prese di beneficio che potrebbero trasformarsi in importanti sell-off se dovessero arrivare notizie negative: avremmo quindi la rottura della trendline rialzista e un probabile test dei 2.600 punti.

Oro 2017-06-09 Grafico settimanale dell'oro aggiornato a giugno 2017  IBTimes Italia / XTb

L’oro invece sta vivendo un buon momento, dato che viene usato da investitori istituzionali per coprirsi dai rischi economici e politici che gravano sul sistema. A questo si aggiunge la forte domanda in paesi come India e Cina, che dovrebbe continuare a rimanere alta anche nei prossimi anni. Il metallo per ora sembra ben impostato per continuare la scalata dei prezzi e in caso di scenario avverso dovrebbe essere in grado di raggiungere il target a 1.500 dollari l’oncia.

Euro-dollaro, giugno 2017 Il grafico settimanale del cambio euro-dollaro aggiornato a giugno 2017  IBTimes Italia / XTB

Per quanto concerne invece il cambio euro-dollaro, abbiamo assistito negli ultimi mesi a un costante deterioramento del dollaro nei confronti dell’euro e delle altre principali valute mondiali. L’incertezza rappresentata da Donald Trump ha favorito la risalita dell’euro, alla luce anche della vittoria di Macro su Le Pen, che da in questo momento maggiori garanzie di stabilità all’interno dell’Unione. Il cambio continua ad ogni modo a rimanere all’interno di un ampio canale laterale dal oltre 3 anni e al momento non sembrano esserci le condizioni per poterlo rompere al rialzo o al ribasso. L’anno passato le aspettative di vedere la parità tra le due valute nel 2017 erano molto alte mentre adesso escludiamo tassativamente questa possibilità, a meno che non ci siano eventi tali da ristabilire le condizioni che spingevano in tale direzione: stabilità e continuo miglioramento dell’economia USA; incertezza e bassa inflazione all’interno dell’Unione europea. Non che la cosa sia impossibile, ma considerata la natura razionale e prudenziale di organismi come Bce e Fed è difficile pensare che questi agiscano di impulso ignorando i rischi che si annidano dentro le rispettive economie così come altre importanti variabili esterne. È probabile che il cambio si mantenga nei prossimi mesi nel canale 1,10-1,15, salvo colpi di scena.

Petrolio 2017-06-09 Grafico settimanale del petrolio aggiornato a giugno 2017  IBTimes Italia / XTB

Il petrolio ad esempio è una di quelle variabili che sicuramente Mario Draghi continuerà a monitorare da vicino, dal momento che il suo andamento può in qualche modo condizionare la stabilità dei prezzi all’interno dell’Unione e quindi distorcere gli obiettivi di inflazione della BCE. Quanto sta accadendo in questi giorni nella penisola araba, dove si è assistito all’isolamento totale del Qatar da parte di paesi come Arabia Saudita, Emirati Arabi, Bahrain, Egitto, rischia di avere conseguenze importanti sui livelli di produzione e esportazione di petrolio, oltre ad aprire scenari geopolitici complicati e possono infiammare ancora di più il Medio Oriente. Al di là di questo, abbiamo visto come il petrolio nei mesi scorsi abbia fatto fatica a rompere i massimi del 2015, a confermare che gli accordi presi all’ultima riunione OPEC sui livelli di produzioni sono una soluzione momentanea buona solo ad arginare la caduta dei prezzi. La crisi nel Golfo rischia di far saltare quegli accordi, facendo pertanto aumentare le pressioni ribassiste sulla commodity: rotta la trendline ribassista i prezzi (WTI) si potrebbero spingere fino a 42-40 dollari al barile. Qualora invece la situazione dovesse portare il petrolio a salire nuovamente, in caso di rottura dei massimi 2016 i prezzi si porterebbero intorno ai 70 dollari al barile.