Cosa attendersi dal cessate il fuoco in Siria

Kerry e Lavrov
Il segretario di Stato americano John Kerry e il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov si stringono la mano durante la conferenza stampa a Ginevra nella quale è stato annunciato l'accordo sul cessate il fuoco in Siria. Ginevra, Svizzera, 9 settembre 2016. REUTERS/Kevin Lamarque

L'accordo tra Stati Uniti e Russia sulla Siria potrebbe aprire a scenari inediti in Medio Oriente, non solo per cercare di mettere la parola fine alla guerra civile, che lì si combatte ininterrottamente da più di cinque anni, ma anche per i futuri assetti nell'area politicamente più instabile del pianeta.

La prima cosa che va detta e scritta chiaramente è che l'accordo annunciato sabato 10 settembre non è un vero e proprio “cessate il fuoco”: le parti in conflitto infatti dovranno ridimensionare e possibilmente cessare i combattimenti e le campagne militari “in gran parte del territorio siriano” ma questo non esclude che si possa continuare a sparare anche ad Aleppo, città simbolo della lunga guerra civile. L'accordo entrerà in vigore dal tramonto di lunedì 12 settembre, quando le ostilità dovrebbero ridursi abbastanza da permettere ai convogli di aiuti umanitari di entrare nelle zone più critiche della Siria, in particolare proprio nella città di Aleppo, ma anche a Idlib, Hama, Al Safirah, Al Bab, etc. Se l'accordo resterà in vigore per almeno una settimana Washington e Mosca si sono ripromessi di rincontrarsi per stabilire un centro di controllo comune che avrà il compito di coordinare le successive azioni di guerra contro Daesh, il sedicente Stato Islamico, e contro Jabhat Fateh al Sham, gruppo islamista un tempo meglio noto come Fronte al-Nusra nonché filiale locale di Al Qaida, già protagonista delle violazioni del tentativo di cessate il fuoco in febbraio e fondamentalmente detentore della paternità del fallimento di quell'accordo.

Nel pomeriggio di domenica la BBC inglese ha battuto la notizia che molti analisti, come moderne Cassandra, temevano di dover leggere: a poche ore dall'accordo i bombardamenti aerei dell'aviazione della Repubblica Araba di Siria - sostenuta dai russi - su alcune zone di Aleppo e Idlib ancora controllate dai ribelli anti-Assad - sostenuti dagli americani - hanno provocato oltre 100 morti. I testimoni, riferiscono fonti vicine all'opposizione, parlano di “pioggia di bombe” sulle due città: in particolare a Idlib l'obiettivo dei bombardamenti sarebbe stato un mercato.

“Raramente ho visto una tale e reale determinazione russo-americana ad affrontare i problemi che li uniscono: la lotta a Daesh, la fine del massacro siriano anche se restano i disaccordi sul futuro assetto politico della Siria” ha detto al Corriere della Sera l'inviato speciale dell'ONU per la Siria Staffan De Mistura. Ma quali sono gli scenari che adesso si aprono, con questo accordo?

Molto dipenderà dall'influenza che Mosca avrà sul governo di Damasco, che dovrà interrompere i bombardamenti e conservare i barili bomba e il gas mostarda negli hangar alla periferia della capitale siriana, ma anche dalla capacità di Washington di tenere a bada l'opposizione anti-Assad: in realtà di scappatoie, per gli attori siriani, l'accordo sembra essere pieno. I documenti sono stati secretati ma è possibile aggiungere qualche elemento grazie alle dichiarazioni di Sergei Lavrov, ministro degli Esteri russo, e di John Kerry, segretario di Stato americano, in conferenza stampa: sul territorio siriano sarebbero state infatti stabilite delle aree comuni di intervento e collaborazione Russia-USA all'interno delle quali l'aviazione siriana non potrà intervenire, cosa che sarà invece possibile in altre zone. Sarà quindi fondamentale controllare attentamente il rispetto di queste “no-war-zone” anche e sopratutto per il mantenimento della sicurezza dei convogli umanitari che dovranno entrare nelle zone più disastrate.

La scelta di non coinvolgere Jabhat Fateh al Sham nell'accordo sul cessate il fuoco potrebbe questa volta rivelarsi vincente: a febbraio era stato proprio il gruppo islamista legato ad al-Qaeda, che all'epoca si chiamava al-Nusra, a violare l'accordo, salvo decidere successivamente di darsi una nuova verginità con un nuovo nome. La decisione del tavolo ginevrino di escludere questi islamisti potrebbe provocare nuove e intense campagne militari su Daesh e cambiare nuovamente gli assetti dei diversi gruppi ribelli di opposizione nel nord della Siria: Fateh al Sham è in aperto conflitto con Daesh e questo potrebbe fornire il pretesto giusto per l'ultima campagna militare contro gli islamisti e la liberazione di Raqqa, capitale del Califfato.

Molto dipenderà dalla reale volontà di Assad di rispettare l'accordo: le garanzie per il governo siriano sono assolute e la rinuncia degli Stati Uniti al capitolo sulla rimozione del presidente siriano certamente rafforzeranno il ruolo dello stesso Assad nel post-guerra civile. Il regime di Damasco, negli ultimi mesi, ha visto il riavvicinarsi di vecchi amici e di antichi nemici - come Erdogan - e questo va tutto a vantaggio del cessate il fuoco. Interessante sarà osservare il comportamento dell'esercito siriano, cosa che fornirà elementi per comprendere quanto il regime mantiene ancora il controllo delle forze armate, dopo anni di violenze e diserzioni all'interno di un conflitto sanguinosissimo e devastante.

È stato Staffan De Mistura a fornire ulteriori elementi su possibili scenari futuri per la Siria e il Medio Oriente. In una dichiarazione rilasciata a Sputnik l'inviato dell'ONU ha indicato il 21 settembre come data fatidica per l'avvio del processo politico: quel giorno si terrà a New York una riunione, a margine dell'Assemblea Generale dell'ONU, che potrebbe essere un vero successo se parteciperanno tutti gli attori sul campo in Siria. Gli Stati Uniti hanno tutto l'interesse affinché ciò accada, visto che proprio il 21 settembre sarà l'ultima volta per Barack Obama alle Nazioni Unite (e sarà quindi il giorno in cui si tireranno le somme della politica estera del prematuro Premio Nobel per la Pace), ma anche per la Russia sembra che ci sia tutto l'interesse, e la volontà, ad arrivare al bersaglio grosso entro quella data. Il comandante in capo Barack Obama dovrà però convincere gli scettici sull'opportunità di una collaborazione con Mosca in campo miltare e d'intellignce, scettici che sono sopratutto in seno all'aviazione e alle forze armate americane: un'impresa non certo facile per il Presidente americano.

Nel migliore degli scenari possibili dunque il cessate il fuoco potrebbe portare ad un'effettiva alleanza anti-islamista, sul piano militare, oltre che ad un effettivo sollievo per le centinaia di migliaia di persone che vivono da 5 anni nel cuore della guerra civile. Relativamente al processo politico per la Siria che verrà tutto è invece ancora da decidere e sarà certamente un nodo che impiegherà molto tempo prima di essere sciolto. Inoltre il nuovo corso di relazioni tra Russia e USA potrebbe mitigare non poco le crescenti tensioni tra i due colossi mondiali, per i quali gli esperti parlano da tempo di “nuova guerra fredda”.

Nel peggiore degli scenari possibili invece l'accordo sul cessate il fuoco potrebbe miseramente fallire per via dei capricci di Assad o di qualche gruppo ribelle meno allineato: le conseguenze di un nuovo fallimento potrebbero essere realmente catastrofiche, in Siria come altrove, e questo minerebbe la credibilità di tutti gli attori sulla scena dei negoziati e dei combattimenti. Uno scenario nel quale gli unici a rafforzarsi sarebbero gli islamisti, proprio perché tenuti fuori dal tavolo dei negoziati.