Costi della politica: decreto al palo, il Cav rema contro

  | 29.11.2012 10:31 CET
Il Senato italiano durante un dibatto
La Camera del Senato

C'è tempo poco più di una settimana. Fino al 9 dicembre per l'esattezza, dopodiché, avrà vinto di nuovo la casta. Il decreto taglia costi della politica dovrà essere approvato entro l'Immacolata, altrimenti è destinato a decadere.

Più volte il testo ha fatto la spola tra Camera e Senato, ma il tempo è denaro e Monti e i suoi lo sanno benissimo. Per questo la probabilità che sulla questione venga posta la fiducia è altissima. Nonostante ci siano 370 emendamenti al testo da rivedere, il Governo tenterà di non far mettere mano al decreto. Pena lo slittamento dei tempi e l'impossibilità di convertirlo in legge. Il Parlamento tergiversa? Esattamente.

Ma voci attendibili e provenienti dall'area Pdl hanno fatto sapere: "E' stato il Cav a dire di non votare nulla'. Il Parlamento sarebbe tenuto in ostaggio da Silvio Berlusconi. Sembrerebbe che l'ex premier, con un occhio rivolto ai sondaggi e soprattutto all'esito del ballottaggio del Pd, abbia congelato i suoi con il dictat di non votare niente. Anzi, di ostacolare il Governo in questa fase finale della legislatura.

Al palo non soltanto il decreto sui costi della politica ma anche delega fiscale e legge  elettorale. Berlusconi  sembra riuscire a fare il bello e il cattivo tempo. Anche una volta fuori dal Consiglio dei Ministri.  

 

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