Crisi, anche i falchi dell'austerity in difficoltà: Finlandia ufficialmente in recessione

di 06.06.2013 11:35 CEST

Anche i cosiddetti paesi "falchi" dell'austerity iniziano a sentire la pressione della crisi europea del debito. La Finlandia, che insieme a Germania e Olanda rappresenta il fronte più intransigente per quanto riguarda l'imposizione di politiche fiscali restrittive, è ufficialmente in recessione tecnica.

L'Istat finlandese, infatti, ha fatto sapere ieri che il pil del paese scandinavo è diminuito nel primo trimestre del 2013 dello 0,1% dopo che nell'ultimo trimestre del 2012 lo stesso era calato dello 0,7%. Su base annua il dato è ancora più inquietante. Rispetto al primo trimestre del 2012, infatti, il pil finlandese è calato di 2,1 punti percentuali.

Male sia le importazioni che le esportazioni. Le prime, infatti, si sono contratte di 3 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e addirittura di 7,9 punti percentuali su base annua. Leggermente meglio le esportazioni che crescono del 0,9% rispetto all'ultimo trimestre del 2012 ma crollano del 4% rispetto al primo trimestre dell'anno scorso.

Ad essere particolarmente in difficoltà è l'industria. Il volume di valore aggiunto totale prodotto da tutti i settori ha fatto segnare un -0,6% su base trimestrale e un -1,8% su base annua. Crolla la produzione di prodotti elettronici (-12,8% su base annua), metallici (-9,3%) e chimici (-4,2%). Male anche le costruzioni (-6,1%).

Aumenta anche la disoccupazione. Il tasso di disoccupazione finlandese, infatti, nel primo trimestre tocca quota 8,8% ben 0,8 punti percentuali in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Il numero di occupati, parallelamente, è diminuito dello 0,4% su base trimestrale e dello 0,9% su base annua.

Insomma, nonostante l'agenzia statistica finlandese dia la colpa alla crisi europea e al fatto che nel primo trimestre del 2013 ci sono stati due giorni lavorativi in meno rispetto l'anno scorso, i numeri dimostrano che nel vortice repressivo provocato dalle politiche suicide europee nessuno è al sicuro, nemmeno i paesi scandinavi.